Robotizzazione quo vadis?

Apr 21 • L'opinione, Prima Pagina • 232 Visite • Commenti disabilitati su Robotizzazione quo vadis?

Rolando Burkhard

L’automatizzazione, digitalizzazione e robotizzazione avanzano a passi da gigante. Dei robot falciano già l’erba dei nostri giardini, puliscono le nostre case, ci operano negli ospedali, eccetera, eccetera. Presto non saremo più noi a guidare le nostre auto, i pacchi postali saranno recapitati da droni, alle casse dei nostri grandi magazzini non ci saranno più le cassiere, e i robot saranno perfino in cucina a cuocere i nostri pasti secondo ricette standard. Stiamo entrando in un mondo nel quale non ci sarà praticamente più alcun lavoro di routine.

Cosa ci rimane da fare, se non semplicemente gridare “urrà”? Per ciò che mi riguarda, è una gioia piuttosto offuscata. In un recente articolo nella NZZ su questo tema, ci si è posti la domanda: “Che cosa faranno tutte le persone cui la tecnologia avrà sottratto il lavoro?” La risposta dell’esperto è stata: “È troppo presto per affermare che la gente fra cinque o dieci anni non avrà più un lavoro”.

Questa risposta, evasiva e non impegnativa, dell’esperto poggia sulla speranza che tutti noi, con il tempo, troveremo altre occupazioni più creative e non ripetitive. Ma su questo nutro davvero dei forti dubbi.

Non tutti sono nati per diventare professori universitari. Nonostante che molti genitori lo credano per ciò che riguarda i propri figli e li spingano, a volte contro la loro volontà ma per motivi di prestigio, a intraprendere la via accademica. I crescenti insuccessi di studenti nelle nostre università parlano da soli. Un mio giovane (oggi non più tanto) conoscente, che dopo aver con grande fatica passato l’esame di maturità e poi affrontato ben tre diversi cicli di studi universitari, fallendo miseramente, e che oggi, senza un impiego regolare, si fa mantenere dai genitori, mi ha confessato: “Avrei fatto tanto volentieri il meccanico d’auto…!”.

Sì, che cosa faremo una volta che i cosiddetti lavori di routine saranno svolti da robot? Che fine faranno tutti i disoccupati che non hanno potuto riciclarsi nelle nuove sfere professionali “più elevate”? Dove finiremo con l’inquietante velocissima crescita del già mastodontico esercito di migranti che, anche dopo anni di faticosa e costosissima istruzione, non riescono nemmeno a padroneggiare una lingua nazionale, non parliamo poi di trovarsi un’occupazione che li renda autosufficienti (più facile gironzolare disoccupati nelle nostre città e diventare criminali)? Li “sbologneremo” come finora all’assicurazione-disoccupazione e/o all’assistenza sociale? Per quanto tempo potremo permettercelo?

La necessità della robotizzazione viene motivata generalmente dall’economia, con la maggiore economicità. È vero, i robot lavorano 24 ore su 24, non necessitano di vacanze, non sono mai malati (?) e non percepiranno in futuro l’AVS. Ma chi sostiene i costi per tutti quei non, rispettivamente non più occupati (persone), che sono stati sostituiti dai robot? Naturalmente i contribuenti. A vantaggio e a scapito di chi andrà l’operazione, lo lascio valutare agli affezionati lettori.

Bisogna poi aggiungere che, con la crescente meccanizzazione, i contatti umani diminuiscono, il che complica talvolta la vita. Si ha vieppiù a che fare non più con persone, ma con macchine. Invece di abbinare l’acquisto di un biglietto delle FFS di seconda classe andata e ritorno Locarno-Berna, a una scherzosa chiacchieratina di un paio di minuti con un simpatico impiegato allo sportello, spreco un quarto d’ora a inserire dati in un apparecchio automatico, ottenendo poi un biglietto sbagliato o addirittura niente perché il dispositivo non funziona; e nel frattempo, il mio treno se ne va. Oppure, provate con un problema telefonico presso Swisscom. Una volta bastava una breve chiamata alle PTT e il problema veniva risolto in un amen da un funzionario gentile e competente. E oggi…? Dopo che tramite il numero automatico 0800…, se avete fortuna, il quarto interlocutore capisce il problema che prima avete già spiegato 3 volte ad altri) – avrete fatto un bel passo verso la proposta di sottoscrivere un nuovo, e naturalmente più costoso, abbonamento Swisscom per prestazioni supplementari delle quali non avete alcun bisogno.

Eh sì, questa robotizzazione. Dovranno e potranno un giorno i robot anche stasare lo scarico del mio lavandino in cucina o riparare la mia lavatrice quasi nuova? Beh, effettivamente il secondo problema non si pone praticamente più. Perché riparare, a causa del prezzo, non conviene più. È molto meno costoso, anche per un minimo difetto, comperare un nuovo apparecchio – uno che, naturalmente, è stato prodotto da un’azienda totalmente robotizzata.

Un’ultima osservazione: i lettori più giovani, che si muovono senza problemi nel mondo digitale, sorrideranno di fronte a questo mio senile scetticismo tecnologico. Ma attenzione: proprio molti dei nostri giovani si troveranno in futuro, molto più di me, confrontati dolorosamente con la problematica suesposta.

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