Road map: non si conclude un tubo… ma suona tanto bene!

Gen 27 • Dalla Svizzera, L'editoriale, Prima Pagina • 2094 Visite • Commenti disabilitati su Road map: non si conclude un tubo… ma suona tanto bene!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il termine inglese significa letteralmente “carta stradale” ma, in senso figurativo, gli è stato dato quello di “tabella di marcia”.

L’esotico termine fu adottato dal “Quartetto per il Medio Oriente”, un’arbitraria accozzaglia di rompiballe – USA, Russia, UE e ONU – cui, salvo forse l’ultima che verosimilmente è chiamata a farne parte unicamente per fungere da alibi, hanno a cuore solo l’estensione della loro sfera di potere su territori interessanti per la loro posizione geografica in mezzo alle grandi produzioni di petrolio.

Se si pensa che il “Quartetto” fu creato nel 2002 e che la road map avrebbe dovuto portare la pace nel Medio Oriente entro il 2005, alla luce dell’attuale situazione, è piuttosto evidente che il termine assume un significato di “fallimento”.

Anche in Libia, nel 2011, fu adottata una road map per l’uscita di scena pacifica del colonnello Gheddafi e la risoluzione del conflitto civile in Libia. La fine del rais libico che abbiamo riportato nell’ultimo numero de Il Paese e l’attuale situazione in loco, dimostrano ancora una volta il fallimento di questo strumento.

In Ticino, la smania di anglicismi e termini esotici, ha fatto dare questo nome al programma di risanamento finanziario (Road map 2013-2014), sottoscritto a fine 2012 da tutti i partiti di governo, il quale si prefiggeva il conseguimento del pareggio di bilancio con l’esercizio 2015. Il deficit di oltre 120 milioni di franchi preventivato dal Cantone è un’ulteriore prova che il termine in questione non è altro che l’alibi volto a dissimulare la totale mancanza di volontà politica o semplicemente di capacità di risolvere un problema.

E adesso ci ricaschiamo a livello federale.

Berna è pronta a firmare con l’Italia un accordo fiscale con il quale concediamo da subito lo scambio automatico d’informazioni bancarie – ultimo addio al segreto bancario che per decenni ha fatto la fortuna della nostra piazza finanziaria – i cui benefìci vanno chiaramente nella direzione di chi, a causa di un esagerato dissanguamento fiscale, fa sì che i propri capitali vadano in cerca di lidi meno esosi. Perché i paesi a noi vicini, i cui cittadini mettono (o meglio, mettevano) il loro denaro in salvo nelle nostre banche, non si chiedono mai il perché di questa fuga di capitali. Quest’ultima infatti, come l’omicidio, è un reato da cui bisognerebbe essere assolti in caso di legittima difesa. Anche in Svizzera c’è qualcuno che, sebbene non paragonabile a quello in vigore nell’UE, ritiene il regime fiscale troppo esoso e porta via i suoi capitali: ma non certo verso l’Italia!

Ma torniamo a noi. La nostra ministra delle finanze, e siamo convinti che anche il Parlamento la seguirà, ha di nuovo calato le brache (le nostre) quindi, da buoni primi della classe, non appena firmato l’accordo avremo un nuovo tipo di libera circolazione: la libera circolazione dei dati bancari. E cosa ci viene dato in cambio? Una road map!

Questa prevede, fra l’altro, la cancellazione della Svizzera dalla black list (altro termine esotico tanto caro agli internazionalisti) fiscale, e il nuovo accordo fiscale sui frontalieri. Nel secondo caso, la Svizzera non dovrà più versare all’Italia il 38,8% del gettito fiscale generato dai frontalieri, bensì il 30%. Peccato che, con l’analogo accordo con l’Austria, il canton Grigioni versa a quest’ultima un’aliquota del 12,5%. Per cui, per il disastrato Ticino, solo un insufficiente contentino.

Per il resto, le parti ribadiscono la loro volontà di cercare soluzioni per migliorare la cooperazione transfrontaliera e l’accesso ai mercati finanziari. Blablabla! Dappertutto, si faranno discussioni volte alla ricerca di soluzioni… ma l’unico punto fisso e stabilito, è la disponibilità della Svizzera allo scambio di informazioni bancarie, scambio che, nella fattispecie, sarà piuttosto una fornitura unilaterale dalla Svizzera all’Italia.

Oh, dimenticavo … qualora in Svizzera fosse attuato il nuovo articolo costituzionale 121a che revoca in pratica la libera circolazione delle persone, cadrebbe tutto.

E la nostra deputazione alle Camere federali, seguita a ruota dal nostro Consiglio di Stato, si lasciò convincere l’anno scorso da Eveline Widmer-Schlumpf a schierarsi contro il blocco dei ristorni e/o contro la messa in atto di qualsiasi misura con un minimo sapore di ritorsione nei confronti dell’Italia. Aveva promesso una soluzione fra Berna e Roma per l’inizio 2015. Peccato che la road map, oltre a essere ormai sinonimo di fallimento, è di per sé stessa niente di più di una dichiarazione d’intenti che lascia il tempo che trova. Anzi, più si va avanti e più si ha l’impressione che porti anche sfiga.

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