Riforma fiscale e finanziamento AVS (RFFA): la libertà di voto come minore dei mali

Apr 5 • L'editoriale, Prima Pagina • 1252 Views • Commenti disabilitati su Riforma fiscale e finanziamento AVS (RFFA): la libertà di voto come minore dei mali

Eros N. Mellini

Il 30 marzo 2019, l’assemblea dei delegati nazionali UDC, riunitasi ad Amriswil (TG) ha dato seguito alla raccomandazione della Direttiva e del Comitato del partito, rinunciando a esprimere una raccomandazione di voto sull’argomento in questione. Nell’UDC succede raramente che il partito non dia una chiara indicazione di voto ai suoi elettori, ma ci sono peraltro dei casi in cui questa sofferta decisione rappresenta il minore dei mali.

Due proposte con pro e contro

La riforma fiscale è una necessità in gran parte impostaci dalle regole internazionali che non permettono più delle agevolazioni fiscali applicate alle cosiddette “società con statuto speciale”. L’abolizione di questa particolare imposizione potrebbe causare una sensibile delocalizzazione di importanti aziende all’estero, riducendo di parecchio l’attrattività economica della Svizzera. Ecco dunque che il governo ritiene opportuno intervenire con agevolazioni fiscali applicabili anche a tutte le imprese svizzere, il che manterrebbe l’attrattività della piazza economica svizzera ma che, generalizzando la fascia delle imprese che ne beneficiano, costerebbe qualche miliardo di franchi. A medio e lungo termine, il mancato introito può tuttavia essere considerato un buon investimento in termini di crescita economica. L’UDC crede nella validità di questa proposta e, se fosse presentata da sola, la sosterrebbe senz’altro con ampia maggioranza.

L’altra proposta, tocca l’annoso problema del finanziamento dell’AVS che, in un modo o nell’altro, nessuno nega che debba essere risolto con una certa urgenza. Il progetto in votazione prevede un’iniezione di due miliardi di franchi nel fondo AVS – 800 milioni dalle casse della Confederazione (quindi denaro dei contribuenti) e 1,2 miliardi a carico 50/50 dei datori di lavoro e dei lavoratori (in pratica, aumento dei prelievi salariali dello 0,15% per gli uni e altrettanto per gli altri). Il punto critico di questa proposta è tuttavia che si tratta comunque di una soluzione provvisoria a un problema destinato invece a perdurare e ad aggravarsi. Tutti, infatti, ammettono la necessità di una riforma strutturale in profondità, per la quale l’UDC ha d’altronde già individuato un tassello con la proposta di finanziare il fondo AVS trasferendovi una parte (almeno un miliardo l’anno) del denaro che oggi destiniamo all’estero, in particolare all’aiuto allo sviluppo. L’UDC, in particolare alla luce della propria visione del tipo di finanziamento da applicare all’AVS, è quantomeno scettica su questa proposta. Difficile dire se la maggioranza della sua base sosterrebbe o sarebbe contraria a quanto proposto, se presentato separatamente, in quanto l’elettorato più anziano (ma non solo dell’UDC) è a giusta ragione preoccupato per la sicurezza delle sue rendite a breve termine (data l’età più avanzata, il medio e il lungo termine è ovviamente meno sentito).

Un abbinamento pernicioso

L’abbinamento di due temi totalmente diversi in una votazione popolare è un escamotage non del tutto sconosciuto – ma non per questo meno odioso – nella Berna federale. L’abbiamo vissuto a suo tempo con l’obbligo delle cinture di sicurezza abbinato a quello del casco per i ragazzi in motorino o, più recentemente, della conferma dell’accordo di libera circolazione delle persone agli allora 15 Stati membri dell’UE con la loro estensione a Bulgaria e Romania. Ma se a quel tempo, la cosa si limitò a provocare i legittimi brontolii di chi riteneva di non poter votare liberamente perché obbligato a dire sì o no all’intero pacchetto e, non essendoci stato un ricorso al Tribunale federale, si finì per digerire l’evidente abuso di chi aveva utilizzato un tema per influenzare l’altro, oggi che abbiamo di fronte a noi sempre più decisioni controverse da prendere, accettare come UDC questo pernicioso abbinamento significherebbe avviare una prassi con conseguenze irreversibili. Immaginatevi l’abbinamento dell’accordo-quadro istituzionale con qualche tema allettante in materia di pensionamento e relative rendite.

Raccomandare un SÌ o un NO, equivarrebbe ad accettare l’abbinamento

L’UDC s’è trovata, in questo caso, di fronte a un dilemma: raccomandando un SÌ al pacchetto, avrebbe implicitamente accettato il principio dell’illegale abbinamento di due temi senza unità di materia, ritrovandosi poi un domani disarmata di fronte ad analoghe manovre. E altrettanto dicasi se avesse raccomandato un NO. Oltre a farci accusare in campagna elettorale di aver rifiutato di assicurare il futuro dei nostri anziani, ci si sarebbe rivolta contro anche l’economia per non aver difeso l’attrattività della piazza elvetica per ottimi contribuenti come le imprese internazionali. Altrettanto non percorribile era la via dell’invito all’astensione, proposto da qualche membro in sede di comitato: un partito come l’UDC, difensore dei valori tradizionali svizzeri e strenuo sostenitore della democrazia diretta, semplicemente NON PUÒ raccomandare ai suoi elettori di NON votare, solo per dare un segnale…

 

Il minore dei mali

Per questo, il comitato nazionale prima (34 voti a favore contro 11 e 3 astensioni), e l’assemblea dei delegati il giorno dopo (289 sì, 60 no e un’astensione), hanno optato per il minore dei mali: nessuna raccomandazione di voto, libere le sezioni cantonali e i singoli membri di votare per la soluzione che loro pare più opportuna. L’UDC nazionale sottolinea così il suo dissenso per una procedura illegale, della quale non si assume alcuna responsabilità. Sono infatti gli altri partiti ad averla voluta. E quindi, nemmeno s’impegnerà in una campagna di voto su questo tema, concentrando le sue forze su temi tutto sommato più vitali per la Svizzera, in primis la campagna contro l’accordo-quadro istituzionale con l’UE.

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