Riflessioni di Toni Brunner in occasione del 1° agosto

Ago 1 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 1979 Visite • Commenti disabilitati su Riflessioni di Toni Brunner in occasione del 1° agosto

 

Fra un mese avrà luogo la Festa federale di lotta svizzera e dei giochi alpestri a Burgdorf. Vi si coronerà il nuovo re.

 

 

 

Mentre che la nascita di George Alexander Louis, il futuro re britannico, è celebrata dappertutto nel mondo, il nostro re non susciterà una grande attenzione sul piano internazionale. Noi non siamo una monarchia, bensì la democrazia più diretta del mondo. Il nostro re non ha castelli, né fasti né altri sontuosi privilegi. Non è neppure nato in una famiglia nobile e non è automaticamente successore al trono.

 

 

 

La consacrazione del nostro re è il risultato di combattimenti da uomo a uomo, è il più forte sul ring di segatura alla fine di una festa. Il re dei lottatori beneficia sì di una grande considerazione, ma non dispone né di competenze particolari, né di un potere superiore a quello degli altri.

 

 

 

La lotta svizzera è una specificità del nostro paese. E in un certo modo, essa è tipica del nostro paese. Semplice. Il nostro re non è un re, ma ha qualcosa di speciale. Anche altre nazioni organizzano dei combattimenti; in palestre, sotto una luce artificiale. I Confederati praticano la lotta svizzera; all’aria aperta, in mezzo a un prato o a un pascolo.

 

 

 

Un popolo non è peraltro veramente libero solo quando preserva i suoi usi e costumi e le sue tradizioni, ma anche e soprattutto se accorda una grande importanza all’autodeterminazione e alla libertà.

 

 

 

Vivere l’autodeterminazione

 

 

 

La Svizzera ha sempre tracciato la propria strada, e questo senza recare pregiudizio alle altre nazioni. La via dell’autodeterminazione, della neutralità e della democrazia diretta ci ha portato prosperità e sicurezza. Mentre che altri Stati sono sull’orlo del  fallimento, la Svizzera ha finora attraversato tutte le crisi con successo. Nel confronto internazionale, la nostra disoccupazione è eccezionalmente bassa, i nostri salari sono elevati, le nostre imposte relativamente moderate e i nostri debiti ragionevoli.

 

 

 

La nostra prosperità non ci è servita su un vassoio. I nostri avi l’hanno conquistata con il loro duro lavoro e con il loro impegno. Le condizioni-quadro statali, favorevoli allo spirito imprenditoriale e ricompensanti l’iniziativa individuale, sono anche loro state un fattore chiave. Oggi tuttavia, i politici cercano con tutti i mezzi di regolamentare e controllare tutti i settori della nostra vita privata, ma anche dell’economia. Non è così che abbiamo conquistato la nostra prosperità. Dobbiamo stare in guardia anche in altri settori.

 

 

 

Preservare l’indipendenza

 

 

 

L’indipendenza della Svizzera è minacciata. L’avvicinamento all’UE e ai suoi tribunali, organizzata dal Consiglio federale, rimette fondamentalmente in questione i valori più antichi della nostra democrazia. Si sta operando a favore di un’adesione sorniona all’UE, alle spalle del popolo. Questa internazionalizzazione e questa europeizzazione indeboliscono le tradizioni della democrazia diretta e del federalismo. I valori politici dell’UE, quali il centralismo e l’uniformazione, non devono essere ripresi in modo dinamico e automatico. La crisi dell’indebitamento e il deficit democratico dimostrano chiaramente dove conduce questa politica. La lotta per la sovranità del nostro paese, condotta nel 1291, è tornata d’attualità.

 

 

 

Sempre di più, il diritto straniero rimette in questione il nostro diritto nazionale, contrastando la sovranità svizzera

 

 

 

In febbraio, il Tribunale federale ha decretato in una sentenza che anche le norme non imperative del diritto internazionale – quindi tutti gli accordi internazionali – hanno il primato sul diritto svizzero. Questa interpretazione e il metodo applicato dal Tribunale federale sono assolutamente inaccettabili. Il Tribunale federale rimette in questo modo in questione la democrazia diretta, la separazione dei poteri e la sovranità della Svizzera, facendo astrazione del legislatore e del popolo. Le conseguenze sarebbero un primato generale del diritto internazionale sul diritto svizzero e uno Stato governato dai giudici. I tribunali potrebbero dunque addirittura realizzare un’integrazione della Svizzera nell’UE senza una decisione popolare, unicamente mediante l’adeguamento costante del diritto.

 

 

 

Noi dobbiamo opporci vigorosamente a tali progetti. E per tornare all’inizio del discorso: ciò non ha nulla a che vedere con la lotta, quindi con le buone tradizioni svizzere. Ciò che il governo e i tribunali tentano di realizzare non è né trasparente né corretto, bensì realizzato furtivamente alle spalle del popolo, e quindi indegno di una democrazia.

 

 

 

Noi sdiamo dei Confederati! A questo titolo, dobbiamo lottare per i nostri diritti e per le nostre libertà. E lotteremo! Quando si lotta succede a volte di perdere. Allora ci si sbarazza della segatura attaccatasi alla schiena e si riprova. La nostra futura autodeterminazione, il diritto del popolo di avere l’ultima parola, non ce li lasceremo togliere. Altrimenti avremo veramente perso tutto.

 

 

 

Ogni anno, il 1° agosto, dobbiamo ricordarcene.

 

 

 

Auguro a tutte e a tutti una buona festa nazionale!
Toni Brunner, presidente UDC Svizzera

 

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