Riconoscere l’Islam e insegnarlo: due errori elvetici in vista

Mag 2 • All'ombra del minareto, Dalla Svizzera, L'opinione • 1040 Visite • Commenti disabilitati su Riconoscere l’Islam e insegnarlo: due errori elvetici in vista

 

Kacem El Ghazzali (nato nel 1990) è uno scrittore e attivista laicista, ed è uno dei pochi marocchini che annuncia pubblicamente di essere ateo. Noto soprattutto per il suo ateismo non apologetico, i suoi scritti sottolineano l’importanza della libertà di pensiero che manca nei paesi islamici. È pure un attore teatrale e un dissidente politico (da Wikipedia).

Kacem El Ghazzali (nato nel 1990) è uno scrittore e attivista laicista, ed è uno dei pochi marocchini che annuncia pubblicamente di essere ateo. Noto soprattutto per il suo ateismo non apologetico, i suoi scritti sottolineano l’importanza della libertà di pensiero che manca nei paesi islamici. È pure un attore teatrale e un dissidente politico (da Wikipedia).

Dal blog di Mireille Valette (Les blogs) traduciamo un articolo a firma Kacem El-Ghazzali.

 

Dal riconoscimento ufficiale dell’Islam a un insegnamento universitario a condizioni islamiche, l’abituale cecità delle sfere politiche si rafforza.

 

Le comunità musulmane auspicano un riconoscimento ufficiale da parte dei cantoni (è la prerogativa di quest’ultimi). La rivendicazione è sul punto d’essere accettata a Basilea-Città e presto nel canton Vaud. Nessun problema a riconoscere una religione che ci ha portato delle novità super-simpatiche: la segregazione dei sessi (nei suoi gruppi e nelle nostre società), i matrimoni forzati, i niqab, il foulard delle donne e delle giovanette, le esigenze di preghiera nelle università e nelle imprese, il rifiuto di stringere la mano alle donne o che una donna sia curata da un medico uomo, l’apparizione di centinaia di candidati alla djihad… Senza contare gli oscuri legami di molti di questi movimenti con i Fratelli musulmani o con dei fratelli turchi altrettanto fanatici.

 

Queste rivendicazioni sono d’altronde spesso dei tentativi d’imposizione. Questi “agitatori della querela” adorano la democrazia quando permette loro di rivendicare nuove libertà di fronte ai tribunali. E ciò accade per mano di richiedenti a volte appena arrivati, come dimostra l’esempio delle due scolare somale di San Gallo che tengono al loro foulard quanto tengono al loro profeta. Quantomeno i loro genitori.

 

Come dimostra l’Unione vodese delle associazioni musulmane, che pure rivendica questo riconoscimento (già accettato sul principio: una legge è in preparazione), i centri e le associazioni hanno capito ciò che colpisce. E avanzano quindi coperti. È Christophe Monnot, ricercatore e grande islamofilo di fronte all’Eterno che, suo malgrado, svela il segreto. L’UVAM, ci dice, avanza delle rivendicazioni “in termini socialmente e mediaticamente accettabili”, formula “dei bisogni che appaiono politicamente legittimi”. Essa si riveste di un pragmatismo che “sembra derivare da una migliore convivenza”.

 

Tariq dal Qatar rafforza i legami

 

Nel 2012, il fondamentalista e insegnante in Qatar, Tariq Ramadan, è stato invitato per rafforzare i legami fra i membri dell’associazione. Successo! A proposito: si è appena appreso da IslamWeb, sito ufficiale dell’Islam del Qatar, che sull’esempio del profeta, i rapporti sessuali sono autorizzati non appena una bambina ha 9 anni. Ma lo scopo delle associazioni musulmane partite alla conquista delle nostre istituzioni è più vasto, ci dice lo stesso Monnot: ci stiamo incamminando “verso un pacifico sconvolgimento dei valori”. L’azione di un’associazione di donne ginevrine incoraggia la crescita di atti “rituali” e “cerimoniali”, trasforma “palesemente l’ordine sociale e politico” e “confonde (…) il privato e il pubblico”. Un esempio da seguire, e già ben seguito, secondo il nostro ricercatore in islamofobia.

 

Cosa chiederà tale cantone a questa religione per riconoscerla? Il rispetto delle nostre leggi, quindi l’uguaglianza fra uomo e donna. Ma a nessuno verrà in mente di chiedere delle prove o di nominare in dettaglio tutti i comportamenti oggi contrari a questa “esigenza”.

 

E tutto continuerà ipocritamente come oggi, ma con il nostro riconoscimento…

 

 Friborgo vuole l’Islam all’università

 

La seconda attualità ci viene da Friborgo. Da una decina d’anni, i paesi europei sognano un Islam di Francia, di Germania, di Svizzera, eccetera. Friborgo, piena di audacia si lancia, nonostante una prima mancata: una formazione proposta due anni f non aveva interessato nessuno. Ma il cantone è tenace. Questa volta conta di creare un “Centro svizzero per l’Islam e la società” all’università.

 

Il rettore dell’università, Guido Vergauwen, difende questa nobile causa. Egli afferma in un’intervista:” L’integrazione accademica di una religione e la razionalizzazione delle conoscenze costituiscono la migliore difesa contro il fondamentalismo.” E continua: “Un discorso totalmente distanziato sulla religione è qualcosa di assolutamente estraneo per un musulmano”. Se ne terrà conto, promesso. Si immagina, per esempio, che sarà fuori questione che gli storici contraddicano il testo religioso, in particolare per quanto riguarda il Corano (solo oggetto di studio citato).

 

È sicuro in ogni caso, che questo insegnamento, nonostante i suoi limiti annunciati, potrebbe essere già molto utile sul posto. L’Associazione dei musulmani di Friborgo (MF) indica sul suo sito Internet che il suo referente religioso è il Consiglio europeo della Fatwa e della Ricerca, fratellino dei Fratelli musulmani, rimasto celebre per avere preparato una “Raccolta di fatwa) non privo di concetti quali, fra gli altri, il rifiuto della libertà religiosa e la misoginia isterica. La prefazione era di Tariq Ramadan e il presidente Youssef Al-Qaradawi. L’AMF rinvia d’altronde al sito di quest’ultimo. Lo sceicco è partigiano dell’esecuzione degli apostati, degli omosessuali, dello sterminio degli Ebrei, delle mutilazioni per furto e di molteplici altri benefici del Corano e della sharia.

 

E se si crede che l’AMF sia un’eccezione, il mio primo libro fra altri, testimonia che purtroppo questo genere d’insegnamento è molto diffuso.

 

Ma chi se ne preoccupa?

 

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