Ricchissima stagione musicale 2015/2016 a Lugano

Giu 26 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 873 Views • Commenti disabilitati su Ricchissima stagione musicale 2015/2016 a Lugano

Spazio musicale

 

La pubblicazione del programma di una stagione musicale costituisce sempre un momento di notevole emozione per chi ama l’arte dei suoni. Si consulta in fretta l’elenco dei concerti, ci si compiace nell’immaginare grandi soddisfazioni, talvolta sorge malcontento per l’assenza di qualche compositore o interprete e alla fine si scelgono le manifestazioni alle quali si vorrebbe essere presenti, un lavoro non facile in quanto, non potendo partecipare a tutto (talvolta non basterebbe neppure l’ubiquità), la scelta di certi avvenimenti costringe ad escluderne, con rincrescimento, certi altri. Questi sentimenti si moltiplicano quando l’attività musicale prende possesso di sale nuove, la struttura della stagione o delle stagioni viene modificata e si presenta un programma ricchissimo, da cui traspare il fervore e l’entusiasmo degli organizzatori. È il caso dell’offerta chiamata LuganoMusica (scritta così, senza spazio in mezzo, ma avrei preferito due parole, per non forzare le regole della lingua) per la stagione 2015/2016, in coincidenza con l’apertura del nuovo complesso immobiliare dedicato all’arte, denominato LAC (Lugano Arte e Cultura).

 

Forse c’è un po’ di esagerazione quando si afferma che i ticinesi non dovranno più andare a Milano o a Lucerna per ascoltare i migliori artisti. Non dimentichiamo che il Festival lucernese allinea nel giro di un mese numerose orchestre sinfoniche di primissimo piano a livello mondiale né che, d’altra parte, anche in passato a Lugano e nel locarnese, qui grazie alle Settimane musicali di Ascona, si sono potuti ammirare interpreti eccellenti. In ogni caso è fuori di dubbio che il programma presentato in questi giorni da LuganoMusica costituisce un complesso di manifestazioni molto rilevante, sia per il numero sia per la qualità.

 

Mentre fino all’anno scorso si avevano diverse stagioni ognuna delle quali concentrata in un lasso di tempo limitato ora si effettua un programma unico esteso da settembre a giugno. È sicuramente un cambiamento opportuno, non da ultimo per la maggior flessibilità che consente nello stipulare contratti con gli artisti. D’altro lato a chi ha seguito per un lungo periodo il percorso dell’attività concertistica a Lugano – dai gloriosissimi Giovedì musicali ai Concerti di Lugano, alla Primavera concertistica e infine a Lugano Festival – e serba nella mente ricordi straordinari la scomparsa di ogni manifestazione avente carattere di Festival può produrre anche un pizzico di rimpianto.

 

L’inaugurazione del LAC, per quanto concerne la parte musicale, avverrà il 26 settembre (più una replica il giorno dopo) con l’esecuzione della nona sinfonia di Beethoven, un lavoro che per la grandiosità e l’importanza dei valori artistici si presta come pochi altri a solennizzare un avvenimento eccezionale. Anche l’auditorio del Centro di cultura e congressi di Lucerna fu aperto con questa sinfonia. Faranno seguito altre trentacinque manifestazioni. Arriveranno, tra i tanti annunciati, direttori come Gergiev, Haitink e Dutoit nonché solisti come Perahia, Lupu, Andras Schiff e Pires: una costellazione di nomi davvero splendida.

 

Oltre al cartellone di LuganoMusica ci saranno i concerti RSI dell’Orchestra della Svizzera italiana. Al LAC si terranno due cicli, uno dedicato a Brahms, con la direzione di Markus Poschner, l’altro dedicato a Beethoven, con la direzione di Vladimir Ashkenazy. Non verrà però dimenticato l’Auditorio di Besso, il che farà piacere a quelle persone che, come l’autore di questa nota, gli sono affezionate: è una sala con certi limiti, soprattutto quello della dimensione piccola e della capienza scarsa, tuttavia numerose sono state le grandi soddisfazioni conseguite in essa, che sono ben salde nella memoria. Malvolentieri le si sarebbe detto addio. Anche qui i cicli saranno due, uno avente per oggetto le tradizioni musicali dell’area mediterranea, l’altro dedicato all’Inghilterra.

 

Non è il caso di elencare in questa sede i singoli concerti. Mi limito a osservare che emerge una tendenza, sia nell’ambito di LuganoMusica sia nell’ambito della stagione RSI, a presentare serie di concerti dedicati all’uno o all’altro compositore, ad esempio Schumann, Brahms o Beethoven. Probabilmente ciò è dovuto al desiderio di fare di Lugano un centro musicale di importanza europea: una ambizione sicuramente lodevole e alla quale non si può che augurare la miglior riuscita. A tale scopo può essere effettivamente utile approfondire la produzione di un singolo compositore oppure un genere musicale, un certo periodo storico o un altro tema specifico. Converrebbe però tener presenti anche le possibilità e i desideri di un pubblico vasto, comprendente persone dotate di intelligenza e sensibilità all’arte dei suoni ma senza conoscenze estese nei campi della musicologia e della storia della musica. Per questo tipo di pubblico è essenziale offrire varietà. Finora nel Ticino l’equilibrio tra serie di concerti tematici e stagioni con programmi liberi era mantenuto con i Concerti dell’Auditorio su un versante ed i Concerti d’autunno e poi Lugano Festival sull’altro versante. A mio parere anche nella nuova struttura della vita musicale luganese converrebbe tener conto di questa esigenza.

 

In LuganoMusica come pure nella stagione RSI manca completamente, per quanto a mia conoscenza fino al momento in cui scrivo, il teatro musicale. Non me ne rammarico, anche se considero il melodramma una delle forme artistiche più belle e geniali create dalla fantasia dell’uomo. Purtroppo le ambizioni, l’invadenza, la spregiudicatezza e soprattutto la scarsa considerazione della musica mostrate dalla maggior parte dei registi contemporanei stravolgono le opere, cambiando luogo e tempo dell’azione, introducendovi stramberie di ogni specie e spesso anche compiacendosi nella violenza, nell’oscenità e nella perversione sessuale. Recentemente certi registi, non paghi dei danni arrecati sul piano visivo, hanno modificato a loro piacimento le partiture. A Basilea Calixto Bieito ha ridotto “Così fan tutte” a una ottantina di minuti. Iniziative simili fanno subire al genere “melodramma” una degradazione impressionante. È possibile che le follie registiche attraggano una parte delle nuove generazioni ed esauriscano i posti dei teatri così come certe manifestazioni esaltanti riempiono capannoni e stadi. Con ciò però il melodramma tende a diventare una forma di intrattenimento, di livello più o meno basso, ed esce dal campo dell’arte. Per una parte considerevole delle rappresentazioni operistiche mandate in scena oggi difficilmente si possono giustificare sovvenzioni dell’ente pubblico, ossia del contribuente. Di conseguenza sul “Paese” recensisco ormai poche opere, tralasciando di parlare della parte visiva quando questa è particolarmente scostante.

 

Nessun dispiacere, dunque, se l’opera non entra nella stagione al LAC. Un po’ di delusione provo invece per l’assenza del balletto. È vero che LuganoMusica ospiterà il 31 marzo Charles Dutoit con la Royal Philharmonic Orchestra nel primo di tre appuntamenti, a cadenza annuale, dedicati ai grandi balletti di Igor Stravinskij. Saranno concerti interessantissimi, tanto per l’alta qualità degli interpreti quanto per il valore delle partiture. Ma la musica composta per la danza manifesta pienamente i suoi pregi solo in unione con la danza stessa. Senza dubbio certe partiture, tra cui incontestabilmente quelle di Stravinskij, sono di così alto valore da poter figurare degnamente nei concerti sinfonici, ma resta il fatto che il risultato sarebbe migliore in una serata di balletto.

 

Carlo Rezzonico

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