Ricatto turco alla Grecia e alla UE, con l’arma dei profughi

Mar 10 • L'opinione, Prima Pagina • 211 Visite • Commenti disabilitati su Ricatto turco alla Grecia e alla UE, con l’arma dei profughi

Dr. Francesco Mendolia

“Se non estradate i militari golpisti dovremo prendere dei provvedimenti, incluso l’annullamento dell’accordo sull’immigrazione”: è il senso dell’ultimatum che, senza usare mezzi termini, Ankara ha inviato ad Atene. In sostanza, i profughi, che l’Europa vuole respingere, vengono usati come arma di ricatto, sulla base del trattato che, entrato in vigore nel marzo del 2016 tra l’Unione Europea e la Turchia, prevede che, in cambio di 6 miliardi di euro, i migranti in fuga verso le isole greche dell’Egeo vengano bloccati dalla polizia di frontiera sulle coste dell’Anatolia o siano riconsegnati alle autorità turche quando riescono comunque a passare.

E adesso, forse prima ancora di quanto si pensasse, arriva appunto il conto che il presidente Erdogan chiede di pagare, di fatto, non solo ad Atene, ma al Consiglio UE di Bruxelles e a tutte le cancellerie europee.

Al centro della questione c’è la sorte di otto militari riparati in Grecia dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016 a Istanbul: due maggiori, quattro capitani e due sergenti che prestavano servizio nella stessa base e che sono fuggiti  insieme, con un elicottero dell’esercito.

Eppure il caso investe non solo Atene, ma anche Bruxelles e tutte le cancellerie dei singoli Stati membri della UE.

(Da Associazione Diritti e Frontiere, 30/01/2017 di Emilio Drudi)

 

“Francia fuori da UE e NATO”. Marine Le Pen lancia la sfida a Bruxelles

“La Francia è un atto d’amore e questo amore ha un nome: patriottismo. Voi avete il diritto di amare il vostro paese, è tempo di far rivivere il sentimento nazionale”. Parte da Lione la sfida della leader del Front National per conquistare l’Eliseo. Una sfida che, inevitabilmente, dovrà passare attraverso l’uscita dall’euro e dalla NATO. Nei primi sei mesi del suo mandato come presidente, intende infatti convocare un referendum sull’uscita della Francia dall’Unione europea affinché “la parentesi europea” non diventi altro che “un brutto ricordo”.

Le elezioni presidenziali francesi del 2017 si terranno il 23 aprile (primo turno) e il 7 maggio (secondo turno). La Le Pen è in testa ai sondaggi e, con ottime probabilità, arriverà ai ballottaggi. La conquista dell’Eliseo, però, risulta più ardua, almeno secondo quanto attestano i sondaggisti francesi. La leader del Fronte National ha comunque preparato un programma ambizioso per riuscire, in caso di vittoria, a “rimettere in sesto la Francia entro cinque anni”. Al centro dell’agenda c’è l’uscita dall’Unione europea e la rottura del giogo della moneta unica. “La recente attualità – ha spiegato durante l’appuntamento di Lione – ha dato una dimostrazione eclatante contro la destra del denaro, la sinistra del denaro. Io sono la candidata della Francia del popolo”. E, davanti a oltre tremila persone, ha detto chiaramente che la Francia è “a un bivio” e che il suo obiettivo principale è difendere “le mura portanti della nostra società” di fronte ai “nostri dirigenti, che hanno scelto la mondializzazione sregolata” e “l’immigrazione massiccia”.

(Da il giornale.it 05/02/2017)

Solo la Germania può salvare l’Europa da Putin e Trump.

Oggi, oltre a Vladimir Putin, è apparso un nuovo nemico dell’Europa unita che vuole distruggere l’Unione europea: è Donald Trump, scrive Der Tagesspiegel. Secondo il giornale, la UE potrà essere salvata solo dalla Germania, che per tutti è un’ancora di stabilità, tuttavia per questo ruolo Berlino dovrà pagare un prezzo alto. La storia dell’Unione europea è la storia della diffusione di una grande idea sulla libertà del continente, che per secoli è stato dilaniato dalle guerre che tuttavia possono essere finite. Secondo Der Tagesspiegel, Vladimir Putin vuole riconquistare influenza e potere in Europa orientale e, per destabilizzare l’UE, è pronto a utilizzare qualsiasi mezzo. Ma l’Unione europea, anziché di un solo nemico, si è ritrovata nella morsa di due potenti avversari: vuole far litigare i membri dell’Europa unita e poi distruggerla anche Donald Trump. Tuttavia, tra tutte le forze europee, c’è un paese che può salvare la UE: è la Germania. Secondo l’autore dell’articolo, la posizione della Germania nel cuore dell’Europa è un’ancora di stabilità, pertanto la politica tedesca deve rispondere alle nuove sfide, ma non tramite una resistenza tenace, bensì attraverso la diplomazia intelligente e il cambiamento di direzione. “Trump e i suoi consiglieri hanno incolpato la Germania che a causa del suo egoismo sfrutta l’Europa e indebolisce l’euro per ingannare i loro partner commerciali. La Germania, anche se non ha colpe per l’indebolimento dell’euro, beneficia di questa situazione più di ogni altro paese dell’Unione europea grazie alla crescita delle esportazioni,” — scrive Der Tagesspiegel. Ma la Germania deve inoltre fare i conti con l’idea che, senza una sorta di allineamento orizzontale della finanza, l’UE non può sopravvivere nel lungo termine, tuttavia lo slogan di “socializzazione del debito”, su cui verte il dibattito, non porterà nulla a nessuno. “Siamo anche abituati al fatto che nessuno guadagna così tanto dall’Europa come la Germania. In realtà entrambi sono due facce della stessa medaglia. Sì dovremo pagare. Perché andrà a beneficio di tutti. Tutto il resto sarebbe costoso e potrebbe causare danni all’Europa “, — conclude il giornale tedesco.

(da Tagesspiegel 6 febbraio 2017)

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