Repubblica Ceca, i risultati delle elezioni politiche premiano il miliardario Babis: il trionfo della destra.

Nov 5 • L'opinione, Prima Pagina • 130 Visite • Commenti disabilitati su Repubblica Ceca, i risultati delle elezioni politiche premiano il miliardario Babis: il trionfo della destra.

Dr. Francesco Mendolia

I sentimenti anti-europei di ’Visegrad’, di uno di quei Paesi che hanno guadagnato tanto dall’ingresso nel club di Bruxelles, hanno sovvertito lo scenario politico ceco, con la sconfitta delle formazioni filo-UE del governo uscente, i social democratici e i cristiano democratici, e il trionfo delle formazioni che fanno a gara ad essere la più anti-UE.

Infatti “Alleanza dei Cittadini Scontenti”, compagine populista ed antieuropeista del miliardario Andrej Babis, 63 anni, con problemi con la giustizia e ribattezzato “il Trump ceco” è nettamente prima alle elezioni legislative presidenziali in Repubblica Ceca (Cechia) con il 29,7% (11 punti in più rispetto al 2013) dei voti, dopo lo scrutinio del 99,7% delle schede. Percentuali pari a 78 seggi sui 200 della Camera, obbligandolo a formare una coalizione inedita. Operazione complicata in un’Assemblea con almeno 7 partiti.

Babis, che con una fortuna di 4 miliardi di dollari, scrive la BBC, è il secondo uomo più ricco della Cechia. È coinvolto in numerosi scandali, incluse accuse di frode, e di essere un ex agente della polizia segreta cecoslovacca dell’era comunista quando il Paese, era unito alla Slovacchia. Non ama Bruxelles e ha parlato in campagna elettorale di “Czexit”, facendo il verso alla Brexit, l’uscita di Praga dall’UE. La Cechia è infatti parte dei cosiddetti Paesi di Visegrad contro gli immigrati insieme a Slovacchia, Polonia e Ungheria.

(libero Q 21 ottobre)

 

Chi è Andrej Babis?

Un politico e imprenditore ricco, molto ricco, a cui non piacciono gli immigrati. Babis è un populista di destra che spera di ricalcare le orme dei colleghi dell’Europa orientale, dall’Ungheria alla Polonia, dove i movimenti di destra insofferenti verso la UE godono da anni di un forte consenso elettorale.

(Nano press di Francesco Minardi, 10/2017)

 

Partiti di destra, centro destra ed estrema destra in Europa

Tra i partiti euroscettici in Italia c’è il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. La Lega Nord, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la Destra di Francesco Storace, Forza Nuova di Roberto Fiore, Fiamma Tricolore, Fronte Nazionale di Adriano Tilgher. Nigel Farage è il leader dell’Ukip, United Kingdom Independence.

Il partito di destra Front National di Marine Le Pen.

Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, abbreviato AfD).

Il partito (n.d.r. Olandese) populista di destra PVP.

Il Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà) di Geert Wilders, (n.d.r. Olandese).

Il leader di Ldd – Libertair, Direct, Democratisch è Jean-Marie Dedecker, (n.d.r. Belga); il Vlaams Belang, (n.d.r. Belga).

Veri Finlandesi (Perussuomalaiset, finladese, terza forza politica).

Dansk Folksparti (Partito Danese del Popolo).

Sverigedemokraterna (Democratici Svedesi) è un partito di estrema destra (n.d.r. La Svezia, membro della UE non ha adottato la moneta unica).

Fidesz – Unione civica ungherese è un partito euroscettico della destra conservatrice e populista guidato da Viktor Orbán, ora al governo, Jobbik – Movimento per un’Ungheria migliore populista e nazionalista.

Alba dorata è un partito di estrema destra che professa un’ideologia razzista. (n.d.r. Grecia).

L’ÖVP e l’FPÖ, di centrodestra ed estrema destra, hanno ottenuto la maggioranza dei voti.(Austria)

(n.d.r. ricerca eseguita da F. Mendolia).

 

Italia. L’ex dirigente di banca svela la grande truffa: così ci hanno sempre fregato sui risparmi

La domanda, diceva il poeta, sorge spontanea: ma Bankitalia, nella sua romanzesca propensione all’ omesso controllo ci è o ci fa?

Il massimo della negligenza di Palazzo Koch si ebbe, forse, nel 2007 con l’autorizzazione (del 17/3/2008 firmata direttamente dall’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi) all’acquisto da parte del Monte dei Paschi di Siena della Banca Antonveneta che, ufficialmente, doveva essere comprata per 9 miliardi ma che finì per costare 17 miliardi; e questo perché c’erano, in realtà, altri 7,9 miliardi che il “Monte” dovette saldare per il debito di Antonveneta con gli olandesi di Abn Amro. Fu l’inizio della fine del “Monte”. Una superficialità degli organi di sorveglianza mediaticamente formidabile. Ma, al di là dei casi mediatici, pare quasi vi sia un uso comune, una prassi, un senso di consuetudine che scorre sotto la pelle del sistema bancario incentrato sull’elusione accurata dei controlli verso i nostri istituti di credito. Questo scopro sfogliando Sacco Bancario (Chiare lettere, pp176, 14 euro) firmato da Vincenzo Imperatore, ex dirigentissimo di banca poi pentito, e da Ugo Biggeri, fondatore di Banca Etica.

«Per esempio ci sono documenti e rivelazioni del risk manager e responsabile audit della Banca Popolare delle Province Molisane – un gioiellino d’efficienza- che ci dimostrano come i controlli degli organi di vigilanza sono solo formali, basati su autocertificazioni» mi racconta Imperatore «le sto parlando del cosiddetto mitico “piano di risanamento” delle banche a fare previsioni strategiche su come riequilibrare la situazione patrimoniale e finanziaria in caso di scenari particolarmente avversi. Che non è altro che un modulo attraverso cui Palazzo Koch chiede, praticamente, alla banca: sei a posto? La banca risponde: sì. Vabbuò. Punto. E i controlli lì finiscono…». L’importanza ontologica dell’autocertificazione. Così in caso di crac si potrà sempre obbiettare che si erano chieste preventivamente le opportune verifiche. Omissis.

Nel libro si squadernano le stupefacenti inazioni di entrambi gli organi di vigilanza.

Per esempio si parla del sistema violento delle «operazioni baciate» (la pratica di condizionare l’erogazione di finanziamenti all’acquisto di azioni dell’istituto) denunciato ma mai «visto» veramente, sia da Bankitalia che da Consob. Omissis.

(Libero Q 21/ottobre 2017 di Francesco specchia)

 

Daphne Caruana Galizia l’ha uccisa il ‘Mondo di mezzo’, quello maltese.

Omissis. Ma la corruzione può uccidere per molte vie. Ad esempio quando – ed è storia italiana – a suon di bustarelle si propizia l’acquisto di valvole cardiache difettose, o di emoderivati infetti.

La corruzione si annida nell’ombra. Se è esposta alla luce del pubblico scrutinio, gli obiettivi non dichiarabili e i profitti attesi dai suoi protagonisti rischiano di andare in fumo. Quando i corrotti ascendono ai massimi livelli istituzionali e si ricompattano – al di là del colore politico – in un unico blocco di potere, allora la pratica della corruzione degenera in cleptocrazia, il governo dei ladri, e la razzia dei beni comuni non conosce più freni. Se non, occasionalmente, il contrappeso di una stampa libera, grazie alle denunce di giornalisti coraggiosi, e di una magistratura indipendente, ancora capace di perseguire i reati. Ma quando il potere pubblico corrotto smuove interessi cospicui e attiva ingenti flussi finanziari, fatalmente finisce per cercare contatti e fissare connessioni più stabili e strutturate con il “sottomondo” criminale. Omissis. Le sue inchieste hanno svelato l’esistenza di conti panamensi, nei quali una società della moglie del premier laburista maltese ha visto affluire un milione di dollari dalla figlia del dittatore azero, soldi transitati da una banca maltese al 60 per cento di proprietà di altri esponenti di quel regime autoritario. Una banca in territorio europeo era così diventata centrale di riciclaggio di tangenti e altri capitali sporchi.

Ma Daphne Caruana Galizia non aveva riguardi per i potenti interlocutori istituzionali, indipendentemente dal loro colore politico. In alcuni dei suoi ultimi articoli, ad esempio, racconta dell’incredibile amicizia “come sorelle” della moglie del leader dell’opposizione maltese con la consorte di un narcotrafficante appena arrestato, e dell’inspiegabile sfarzo dei suoi abiti da cerimonia.

Ma qualsiasi denuncia della stampa, per quanto coraggiosa, risulta impotente se non trova orecchie sensibili. Il premier maltese Muscat oggi proclama che nonostante le critiche ricevute dalla giornalista “nessuna rivalità giustifica una morte del genere” – come se fosse concepibile il contrario. Eppure, costretto alle dimissioni durante il suo mandato di guida europea, proprio a seguito dello scandalo, l’attuale premier aveva di nuovo vinto a man bassa le elezioni. Pecunia non olet, appunto, e se il ricavato delle tangenti che circolano lo consente, la corruzione può diventare merce di scambio anche nel mercato elettorale. Omissis. “Siamo in uno Stato mafioso… dove vieni fatto a pezzi per il solo fatto di esercitare i tuoi diritti fondamentali e le tue libertà”, denuncia il figlio della giornalista, e non sembra solo una metafora dettata dal dolore.

Sono giorni molto tristi non solo per il popolo maltese, ma per tutti i cittadini del mondo quelli in cui la corruzione uccide un’altra voce libera

(il Fatto Quotidiano di Alberto Vannucci 18/10/2017)

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