Referendum: NO al dimezzamento dell’esercito

Mag 27 • Dalla Svizzera, Prima Pagina • 519 Visite • Commenti disabilitati su Referendum: NO al dimezzamento dell’esercito

Il cosiddetto „ulteriore sviluppo dell’esercito“ implica la soppressione dell’unica brigata ticinese!

All’inizio di aprile 2016 un comitato civico indipendente dai partiti ha lanciato il referendum contro la revisione della legge militare approvata dal Parlamento il 18 marzo 2016. Il referendum intende consentire alle cittadine e ai cittadini svizzeri di esprimersi sul proprio esercito di milizia.

 Un comitato indipendente dai partiti ha lasciato il referendum contro la revisione della legge militare (nota anche come „ulteriore sviluppo dell’esercito“) approvata dal Parlamento il 18 marzo 2016. Willi Vollenweider, membro del comitato civico: „Siamo dell’opinione che le cittadine e i cittadini svizzeri non dovrebbero essere chiamati soltanto a votare sulla vignetta autostradale o sulla tassa della Billag, ma che essi devono potersi esprimere anche sulla politica di sicurezza del nostro Paese. Con il referendum consentiremo al Popolo svizzero di decidere se il suo esercito di milizia debba essere dimezzato.“

Chi si confronta in maniera approfondita con la revisione della legge militare deve purtroppo constatare che il progetto non mantiene ciò che promette. Martin Fricker, membro del comitato civico: „Invece di un ulteriore sviluppo avverrà un’ulteriore riduzione dell’esercito.

L’unica brigata di fanteria ticinese, ad esempio, viene sacrificata sull’altare della smania di riduzione che anima i politici. In futuro i militari ticinesi saranno ripartiti tra i pochi battaglioni che rimarranno.“ Inoltre, i miglioramenti previsti dal progetto – richiesti da lungo tempo e non contestati – per quanto riguarda l’istruzione (quadri), l’equipaggiamento (completezza) e la prontezza (mobilitazione) dell’esercito non impongono assolutamente alcuna modifica della legislazione.

Secondo il comitato civico la revisione della legge militare comporta un pericoloso indebolimento della sicurezza svizzera e deve pertanto essere combattuta mediante un referendum. Il termine di referendum scade alla fine di giugno 2016. Entro tale data il comitato civico intende raccogliere con la massima rapidità le 50‘000 firme necessarie affinché sia il Popolo stesso a potersi pronunciare sul cosiddetto “ulteriore sviluppo dell’esercito”(USEs).

I cinque motivi essenziali seguenti hanno spinto il comitato civico a lanciare il referendum:

 1. La necessità di ampio dibattito pubblico sulla sicurezza della Svizzera

Il Popolo ha potuto esprimersi per l’ultima volta in occasione della votazione del 18 maggio 2003 sul referendum contro la revisione della legge militare che introduceva Esercito XXI. Il comitato civico intende, con il referendum, stimolare nel pubblico un ampio dibattito, finora trascurato, sulla presente riforma dell’esercito.

2. Dimezzamento dell’effettivo regolamentare a 100‘000 militari

Con la quarta riforma in 25 anni, l’effettivo regolamentare sarebbe dimezzato per la terza volta – riducendolo a soli 100’000 militari, di cui circa 24‘000 destinati alle truppe da combattimento. Per un impiego permanente 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, ad esempio per proteggere opere vitali, rimarrebbero soltanto ancora 1‘200 militari per l’intero territorio svizzero. Il comitato civico giudica questo nuovo dimezzamento dell’esercito irresponsabile per la sicurezza della Svizzera e vuole che l’effettivo rimanga almeno quello previsto attualmente dalla legge, ossia 220‘000 militari (140‘000 attivi, 80‘000 riserva).

3. Non costituzionalità del progetto

Un esercito dimezzato non potrebbe più adempiere i suoi compiti costituzionali, in particolare difendere il Paese e la sua popolazione nonché appoggiare le autorità civili in caso di minacce (articolo 58 della Costituzione federale). L’esercito non potrebbe più salvaguardare in maniera credibile la neutralità armata. Il principio di milizia sancito dalla Costituzione nonché le società e associazioni di militari di milizia sarebbero irrimediabilmente danneggiati. Consiglio federale e Parlamento devono finalmente dare una risposta alle molte domande in sospeso sulla costituzionalità e sull’orientamento internazionale dell’USEs (UE, NATO).

4. Una revisione fondata su rapporti superati datati del 2010!

Il presunto ”ulteriore sviluppo dell’esercito” si fonda su documenti obsoleti quali il Rapporto sulla politica di sicurezza 2010 e il Rapporto sull’esercito 2010. Da allora la situazione di minaccia nell’ambito della sicurezza interna ed esterna si è drasticamente aggravata. L’USES; che prevede una pericolosa riduzione delle infrastrutture e degli effettivi, non tiene minimamente conto di tale aggravamento della minaccia.

5. Un’organizzazione di condotta dell’esercito politicamente e militarmente fallimentare

La modifica dell’ordinanza dell’Assemblea federale sull’organizzazione dell’esercito (OEs) prevede un’organizzazione delle truppe e un’organizzazione di condotta burocratiche, verticistiche e centralistiche. In particolare le Forze aeree sarebbero declassate, articolate in maniera errata e potrebbero combattere solo difficilmente pericoli repentini e sorprendenti provenienti dallo spazio aereo. Il nuovo Concetto relativo agli stazionamenti previsto con l’introduzione dell’USEs comporta inoltre la distruzione di infrastrutture militari importanti.

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