Rachmaninov e Sostakovic al Lucerne Festival

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Spazio musicale

I St. Petersburger Philharmoniker, diretti da Yuri Temirkanov, sono stati ospiti il 3 settembre del Lucerne Festival. Si sono confermati un complesso di primo piano, solido, equilibrato e omogeneo. Dal canto suo il direttore ha mostrato l’abituale chiarezza di idee e autorità. Queste qualità si sono manifestate fin dalla prima composizione in programma, la fantasia orchestrale “Francesca da Rimini” di Cajkovskij, della quale sono stati messi in rilievo con particolare forza gli aspetti tetri e allucinanti.

Ha fatto seguito il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, un lavoro che occupa un posto speciale nella vita del compositore. L’insuccesso della prima sinfonia, nel marzo 1897, quando era ventenne, gli causò una depressione che per tre anni gli impedì di scrivere musica. Quando finalmente una cura efficace lo guarì e gli consentì di riprendere il lavoro cominciò un periodo particolarmente felice della sua attività creativa. Il primo frutto fu il secondo concerto per pianoforte e orchestra, al quale dedico qualche considerazione. Dopo i densi accordi del pianoforte solo, violini e viole espongono il tema principale, che procedendo in zona bassa a note lunghe e per grado congiunto manifesta una pesante tristezza e un senso di gravità. Gli arpeggi incalzanti del pianoforte vi aggiungono affanno. Improvvisamente questi sentimenti vengono abbandonati all’”un poco più mosso”, dove il solista si esibisce in un fuoco d’artificio di saliscendi conclusi da poderosi accordi ribattuti: sembra che il compositore abbia voluto disfarsi con un atto di forza della negatività di quanto precede. Dopo un inciso assai bello ed espressivo delle viole il secondo tema si espande nell’elegia finchè un altro “un poco più mosso” pone termine al tutto con una certa disinvoltura e introduce lo sviluppo. Qui il clima della composizione si mantiene instabile finchè il pianoforte erompe in un violento episodio ad accordi di sette o otto note, che per l’interprete è sicuramente una occasione di mostrare virtuosismo, ma non solo, perché dopo sentimenti di pesante tristezza e gravità, affanno ed elegia ora appaiono tormento e disperazione. Si può dunque ravvisare nel primo tempo una grande varietà di accenti dolorosi, tutti sentiti con forte intensità. Il motivo principale del secondo tempo, famosissimo e nella mente di tutti, suggerisce una serie di aggettivi: delicato, morbido, cullante, sospeso in una atmosfera rarefatta, malinconico, con in più un senso di smarrimento e un andamento interrogativo, come se un uomo si domandasse insistentemente il perché di una ingiustizia subita. Senza dubbio esso è percorso da un filo di affascinante elegia e presenta caratteristiche inconfondibili nella forma e nell’espressione. Il terzo tempo pecca di qualche eccesso e non è all’altezza dei due precedenti benchè i suoi due temi siano assai belli e nettamente contrastanti, l’uno per la ritmatura secca e sferzante, l’altro per la soave cantabilità. A Lucerna la parte solistica è stata sostenuta da Nikolai Lugansky. In ottima intesa con il Temirkanov ne ha dato una versione rivolta all’interiorità e aliena dall’esteriorità, questo anche nei passaggi più martellanti e virtuosistici, usciti dalla sua mano senza forzature e sempre per quanto possibile al servizio dell’espressione.

Nella seconda parte si è ascoltata la nona sinfonia di Sostakovic. Su questo lavoro, spesso presente nei programmi delle stagioni sinfoniche, si è detto tutto quanto si poteva dire: che venne scritto alla fine della seconda guerra mondiale, che il regime sovietico si aspettava una composizione trionfale, che invece si trovò di fronte ad un lavoro breve, brioso, capriccioso e ironico, rimanendone sorpreso e indignato. Fanno eccezione al clima generale il secondo tempo e il  quarto, che sono i meno validi, in quanto si perdono nelle lungaggini e arzigogolano. Eppure il Temirkanov e l’orchestra sono riusciti a renderli accettabili suscitando attorno ai ghirigori strumentali una densa atmosfera di segreta vita notturna. Splendide sono state le esecuzioni del primo tempo, diventato un leggerissimo e fantasmagorico pullulare di idee, del terzo tempo, un “presto” effervescente e indiavolato, e del quinto tempo, coronato da un finale incandescente.

Grandi applausi.

Avvicendamenti a Lucerna

Dopo la morte di Claudio Abbado, ideatore e primo direttore della Lucerne Festival Orchestra, non è stato sicuramente facile per la sovrintendenza della manifestazione trovare un successore adeguato. La scelta di Riccardo Chailly, preferito ad Andris Nelsons, che per un certo tempo sembrava favorito, può essere considerata promettente. Il direttore milanese appartiene a una famiglia dedita alla musica. Il padre, Luciano, fu autore, tra l’altro, di brevi opere teatrali; una di queste, “Una domanda di matrimonio”, venne eseguita molti anni fa al Teatro Sociale di Como ed è dunque conosciuta da parecchi ticinesi non più giovanissimi.  Nato nel 1953, Riccardo Chailly ha una età che dovrebbe permettergli di dirigere ancora per parecchi anni e quindi dovrebbe rappresentare per il Festival lucernese una soluzione non transitoria. D’altra parte però può contare su una esperienza già notevolmente lunga. E si tratta di una esperienza conseguita a livelli altissimi. Infatti, dopo i primi passi come assistente di Claudio Abbado e dopo numerosi impegni internazionali, è stato alla testa del Concertgebouw Orchestra Amsterdam, uno dei migliori complessi al mondo, per passare in seguito al Gewandhausorchester di Lipsia. Recentemente è diventato anche direttore musicale della Scala. Il sovrintendente del Lucerne Festival si aspetta da lui nuovi forti accenti. Vedremo. Per ora si può notare che la personalità di Chailly differisce sensibilmente da quella di Abbado. Tutte le volte che l’ho sentito dirigere ho notato una cura scrupolosissima di ogni particolare. Le sue interpretazioni si distinguono per essenzialità e asciuttezza (un pregio secondo alcuni, un difetto secondo altri). Accanto alle doti artistiche saranno importanti anche quelle organizzative poiché la Lucerne Festival Orchestra non è stabile e occorre dunque un direttore capace di utilizzare a fondo le sue relazioni personali con strumentisti per formare di volta in volta un tutto omogeneo e in grado di soddisfare gli ascoltatori più esigenti.

Un altro avvicendamento riguarda la Lucerne Festival Academy, una istituzione avente lo scopo di istruire giovani strumentisti, direttori e compositori nel campo della musica contemporanea. Il compositore tedesco Wolfgang Rihm sarà direttore artistico come successore di Pierre Boulez, il fondatore dell’Academy, che continuerà in ogni caso a dare la sua collaborazione. Verrà affiancato da Matthias Pintscher, pure lui tedesco, nella funzione di direttore principale.

 

Carlo Rezzonico

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