Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Giu 15 • L'opinione, Prima Pagina • 264 Views • Commenti disabilitati su Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Eros N. Mellini

E la nota locuzione ciceroniana proseguiva: Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? Non è che siamo particolarmente eruditi in latino – siamo aiutati da Internet – ma riteniamo che ci siano parecchie affinità fra la congiura di Catilina e l’attuale atteggiamento di Consiglio federale e parlamento nei confronti del sovrano che, allora era la repubblica romana, oggi è il popolo svizzero. Con una differenza sostanziale: la congiura di Catilina fu solo presunta e mai dimostrata, mentre quella della Berna federale è palese e sotto gli occhi di tutti. Ci permettiamo perciò di fare nostra la locuzione di Cicerone, adattandola ai tempi attuali e rivolgendola tradotta in italiano (lingua nazionale) a chi nella capitale sta seguendo i passi del traditore Catilina: “Fino a quando, Consiglio federale e parlamento, abuserete della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta vostra follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la vostra sfrenata audacia?” Sull’adeguatezza di quest’ultimo termine abbiamo peraltro qualche riserva, dato che la cosiddetta “audacia” della Berna federale è originata da un invero estremamente pusillanime terrore e da un indegno servilismo nei confronti di Bruxelles.

Un vergognoso atteggiamento di sottomissione – i nostri antenati che nel corso dei secoli si sono battuti e sono morti per creare e difendere uno Stato indipendente e libero, si staranno rigirando nelle loro tombe – che, quale più recente tappa, ha portato il Consiglio nazionale a bocciare, con la sola opposizione di UDC, dei due rappresentanti della Lega e di un PBD (67 voti) l’iniziativa per l’autodeterminazione (Diritto svizzero anziché giudici stranieri). Quella che, per intenderci, vuole tornare alla supremazia della nostra Costituzione sul diritto internazionale. Tornare, sì, perché così era prima che un irresponsabile atteggiamento del Tribunale federale calpestasse arbitrariamente questo principio con sentenze facenti giurisprudenza, eufemismo per definire l’illegale ingerenza del potere giudiziario che, di fatto, con questo sistema si sostituisce a quello legislativo.

Una proposta del tutto legittima per un paese indipendente e sovrano, ennesima riprova che il popolo (sono state raccolte in breve tempo 116 428 firme) esige da Berna un atteggiamento ben diverso da quello che le nostre autorità si ostinano a tenere nei confronti dell’Unione europea. Ma niente da fare: una maggioranza compatta costituita da PS, PLR, PPD (127 voti) ha bocciato l’iniziativa che intende ridare alla Svizzera la dignità di paese libero e indipendente, una dignità che la Berna federale non esita a ogni piè sospinto a svendere per il classico piatto di lenticchie (Esaù docet).

La parola spetta ora al popolo che, se la facilità riscontrata nelle raccolta delle firme si dimostrerà – come pensiamo noi – nient’altro che il riflesso di un’opinione ben più diffusa, non esiterà a smentire la posizione “catilinaca” del parlamento.

La Costituzione è la base fondamentale di uno Stato libero e indipendente. Se la subordiniamo a organizzazioni, giudici e diritto internazionale, la nostra libertà e la nostra indipendenza vanno a farsi benedire. Dobbiamo rendere ben consapevole di ciò il popolo che – e speriamo lo sia ancora a lungo – è l’unico e inappellabile giudice in merito.

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