Quo usque tandem…?

Giu 10 • L'editoriale, Prima Pagina • 881 Visite • Commenti disabilitati su Quo usque tandem…?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Con la sua convivenza pacifica fra addirittura quattro regioni linguistiche e due distinti ceppi religiosi, la sua democrazia diretta, la sua tradizione umanitaria, la sua Costituzione estremamente liberale e con la sua neutralità, la Confederazione svizzera era considerata – fino a pochi anni fa con ragione – un regno di pace e di tolleranza citato ad esempio in tutto il mondo.

Laddove “citato ad esempio in tutto il mondo”, significa che gli Stati più avanzati politicamente (pochi) tentavano di imitarci, gli altri (molti) perlomeno ci invidiavano. Già, fino a pochi anni fa, ma poi che cosa è successo? Purtroppo, nel nostro paese ha preso il sopravvento una classe politica disfattista, pronta a cedere vigliaccamente, non c’è un termine più appropriato, a qualsiasi pressione o minaccia di chi – di fronte a questo costante cedimento – non fa che aumentare le pretese.

Questo atteggiamento pusillanime delle autorità lo si avverte a tutti i livelli politici – comunale, cantonale e federale – spesso con la colpevole complicità del Tribunale federale ormai assurto arbitrariamente a organo legiferatore con le sue sentenze “facenti giurisprudenza”.

A livello federale è palese il crescendo dell’atteggiamento succube nei confronti dell’UE che Consiglio federale e Parlamento hanno adottato, subordinando ogni decisione – anche di politica prettamente interna, quale la gestione e il controllo dell’immigrazione – al previo accordo di Bruxelles. E quest’ultima, di fronte al servilismo costantemente dimostrato dalla Berna federale, non fa ovviamente che aumentare le sue pretese e la sua arroganza.

Invece di continuare su quella strada di fierezza e rigore indicataci dai nostri avi, cercando – senza peraltro scaldarci troppo – di essere un modello per il resto del mondo, siamo andati vieppiù prendendo esempio da quest’ultimo, rinnegando i nostri valori o ridimensionandoli, quasi che essere meglio degli altri fosse motivo di vergogna. Ritenendo troppo faticoso eccellere, si ripiega sullo standard inferiore allo sciagurato motto “siamo anche noi come gli altri”. Un po’ come le università che abbassano il livello degli esami per vantarsi di avere più laureati.

Di questa funesta mentalità non mi sovviene in questo momento alcun esempio cantonale – sebbene anche il sistematico rinunciare a decisioni autonome magari un po’ ardite in nome di un “diritto superiore” non sempre ben definito, possa essere considerato un frutto avvelenato di questa stessa scuola. Ma a livello comunale, la tolleranza delle autorità nei confronti di chi spavaldamente agisce nella più evidente illegalità si palesa regolarmente un giorno sì e uno no.

Nella nostra Lugano, i “Molinari” agiscono nella più totale illegalità da anni, sotto l’occhio colpevolmente benevolo del Municipio e di un Consiglio comunale nel quale si levano addirittura voci che elogiano quale “arricchimento culturale” un’autogestione che occupa – abusivamente, senza pagare un soldo e svolgendovi attività quali la ristorazione per svolgere le quali i normali cittadini devono pagare imposte, tasse e investire denaro in misure di sicurezza – degli spazi pregiati appartenenti alla città (addirittura, all’inizio, l’occupazione abusiva fu di un fondo privato, gli ex-Mulini Bernasconi). E per buona misura, dal centro autogestito partono anche iniziative volte a disturbare e contrastare delle manifestazioni del tutto lecite e autorizzate, che hanno il solo torto di essere opera dell’odiata destra. Chi non ricorda il “servizio” a base di escrementi riservato qualche anno fa all’albergo Pestalozzi, reo di aver invitato per una conferenza un ex-ministro del governo cileno di Augusto Pinochet? Personalmente, sono dell’opinione che se si fossero prese le drastiche misure che s’imponevano già al momento della prima occupazione (sgombero forzato dai Mulini Bernasconi e procedimento penale immediato nei confronti degli squatters) il problema lo si sarebbe risolto in pochi giorni. A quei tempi si mormorava della presenza fra i “Molinari” di alcuni pargoli di famiglie illustri, e da qui la mancanza di volontà di reagire in modo adeguato. Ma adesso – e lo ammise in Consiglio comunale qualche anno fa l’allora vicesindaco Erasmo Pelli – la motivazione principale che induce a questa resa senza condizioni dell’autorità è che un’azione di ripristino della legalità avrebbe conseguenze più negative che non tollerare le intemperanze degli autogestiti, in quanto questi sono in grado di “mobilitare centinaia o migliaia di vandali” provenienti dalla vicina Italia.

Due altri esempi, riguardano l’UDC che, seppure utilizza spesso toni politicamente scorretti, è pur sempre un partito parlamentare perfettamente legale in Svizzera. In ottobre 2007, per la campagna elettorale, l’UDC aveva organizzato una festa sulla Piazza federale, che aveva riunito a Berna circa 10’000 persone, in gran parte famiglie con bambini, per una giornata che avrebbe dovuto alternare dei discorsi politici a momenti di piacevole intrattenimento. Ebbene, nonostante l’autorizzazione rilasciata dall’autorità comunale, i 10’000 convenuti si videro bloccare l’accesso alla piazza, nella quale i servizi d’ordine non avevano saputo (o voluto?) disperdere delle bande di vandali che fracassarono le strutture mobili che il partito aveva preparato, impedendo di fatto lo svolgimento della manifestazione.

In dicembre 2010, l’UDC aveva previsto la sua assemblea dei delegati a Losanna ma – nonostante avesse già ottenuto l’autorizzazione del comune (e del canton Vaud), questa fu ritirata pochi giorni prima della manifestazione, cedendo alle minacce di rappresaglie da parte di teppisti sinistroidi. I vertici dell’UDC trovarono poi un’alternativa nel comune di Gland dove un simpatizzante mise a disposizione un suo terreno. Il mese di dicembre non è proprio indicato per una manifestazione all’aperto, ciononostante l’assemblea fu benedetta da una bellissima giornata di sole e si svolse regolarmente.

E adesso, il fatto più recente: una manifestazione per protestare contro l’edificazione di un centro islamico è a La Chaux-de-Fonds ha dovuto essere annullata per le minacce di infiltrazione da parte di gruppi di estrema sinistra nella manifestazione stessa, con evidenti intenzioni bellicose. In questo caso, gli organizzatori non hanno atteso il NIET delle autorità – che peraltro voci davano per scontato, motivato da fantomatici pericoli costituiti da gruppi di malintenzionati di “estrema destra” – e hanno spontaneamente rinunciato, responsabilmente, per non mettere in pericolo l’incolumità dei presenti. Da notare che i gruppi di “estrema destra” la cui presenza era stata ventilata dall’autorità, e che si stavano organizzando via Facebook, si presentano ufficialmente come: Jeunes Solidarité et Écologie – La Gauche, La Gauche Vaud, La Gauche Arc-Jurassien, Page satirique Best Of UDC, Genève multiculturelle – Genève antifa, Collectif Action antifasciste Vaud, Collectif Action antifasciste Suisse, Collectif antifasciste Nyon, Coordination antifasciste Suisse, Réseau de surveillance antifasciste Suisse romande, Groupes autonomes bernois (Reitschule), Groupes autonomes zurichois, Groupes autonomes jurassiens, Mouvemant autonome alternatif Lausannois.

Ora, la domanda da porsi è il “Quo usque tandem” di Ciceroniana memoria. Fino a quando sopporteremo questa vera e propria abdicazione dell’autorità dai suoi più elementari doveri? Fino a quando permetteremo che il nostro Stato di diritto, con cui ci si riempie la bocca quando si tratta di contestare delle decisioni scomode del sovrano, venga di fatto calpestato impunemente anzi, con la complicità delle autorità, purtroppo sempre cieche e sorde quando le infrazioni della legalità hanno una matrice sinistroide?

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