Quella di Paolo Bernasconi è una storia lunga (e noiosa)

Dic 4 • L'opinione, Prima Pagina • 1118 Visite • Commenti disabilitati su Quella di Paolo Bernasconi è una storia lunga (e noiosa)

L’ex-procuratore d’assalto ha perso di nuovo un’occasione per star zitto. Nella sua smania di protagonismo non ha trovato di meglio da fare che scagliarsi a testa bassa contro la candidatura di Norman Gobbi al Consiglio federale, tentando – speriamo che anche in Svizzera interna il nostro baldo campione di moralismo fuori luogo abbia lo stesso scarso seguito che ha in Ticino – di nuocere concretamente al ritorno di un Ticinese nel governo nazionale. Come l’ha fatto? Inviando ai parlamentari competenti per l’elezione del Consiglio federale quella che per lui è una doverosa messa al corrente di fatti che renderebbero inaccettabile la nomina.  

Francamente, non riteniamo questo individuo meritevole di uno sforzo di ricerca negli archivi per trovare fatti che dimostrano quanto LUI non sia sul pulpito adatto per denigrare chicchessia, ma abbiamo la fortuna di poter attingere a un articolo scritto per il nostro giornale il 18 marzo 2011 dal Dr. Gianfranco Soldati ma, alla luce dei fatti, rimasto di un’attualità a dir poco sconcertante. Abbiamo tolto solo il periodo finale – quello sì non più attuale – in quanto faceva specifico riferimento alle elezioni cantonali del 2011.   

 

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

 

“Paolino colpisce ancora

Di ritorno da lunghe vacanze in clima temperato ho saputo con sgomento che Paolino, a suo tempo “enfant terrible” della magistratura ticinese, ha nuovamente sfoderato, petto in fuori e pancia in dentro, il suo temutissimo “Morgenstern” legale, rivolgendolo, purtroppo per noi, contro la cartellonistica dell’UDC.

Per i membri e simpatizzanti  UDC più giovani, che a cagione della poca età non conoscono Paolino e le sue gloriose imprese, cercherò brevemente di evocarne alcune, scelte da me secondo criteri personali, ma sicuramente significative.

Premetto, per la chiarezza del discorso, che Paolino ebbe l’iperplasia del protagonismo fin dalla nascita e sempre coltivò con puntigliosa e quasi maniacale cura questa dote che ne avrebbe poi condizionato l’opera per tutta la vita.

Assurto giovanissimo ai fasti della magistratura, si guadagnò meritata fama con il processo alla Vallugano, primo fallimento di una banca nella nascente piazza finanziaria di Lugano del secondo dopoguerra. I membri del Consiglio di Amministrazione furono trattati con l’inusitato rigore che meritavano, il colpevole del fallimento, un furfante di cognome Pasquale, presidente della Federcalcio italiana, se la cavò come poteva cavarsela in Italia, dove aveva prudentemente fatto ritorno: rimase in pratica impunito. L’attenzione del nostro fu poi attratta dal fiorente fondo d`investimento creato da un certo Bagnasco, “Europrogramma” se ben ricordo, fondo che finì, oramai rottamato dai terribili colpi del “Morgenstern” paoliniano, nelle rapaci mani di tale Carlo De Benedetti, ingeniere per hobby e finanziere d’assalto a tempo pieno, come il dissanguamento per mano sua di una ditta del calibro dell’Olivetti e tutta la successiva carriera avrebbero poi dimostrato. Anni dopo, fatti e fatterelli permisero a tutti di capire che il Signor Bagnasco era stato e rimasto fino alla morte un galantuomo come più non si può. Il danno era fatto, i magistrati erano e restano i soli professionisti che non devono mai rispondere di quel che fanno.

Ma l’iperplasia del protagonismo è un’affezione, non comune ma neanche rara, che non dà tregua a chi ne è affetto: i suoi portatori devono stare sotto le luci della ribalta almeno 18 ore su 24 se non vogliono cader preda di tenesmi lancinanti. E, per il nostro, quale miglior occasione  per tener accese le luci di un atto d’accusa ad un medico conosciutissimo e alla clinica da lui diretta? Eccoci al processo al Dott. De Marchi e alla clinica Montebello. L’accusa: 21 omicidi volontari, sempre che la memoria non m’ inganni, sulla base della perizia di un esperto psicolabile che si suicidò poco tempo dopo la sentenza per motivi a me sconosciuti. La possibile e temuta accusa di premeditazione per fortuna dell’accusato fu lasciata cadere. Horribile dictu, il giudice Claudio Lepori assolse il Dott. De Marchi con formula piena. Lo smacco fu grande e memorabile, ma sopportato con bella disinvoltura dal nostro eroe.

Lasciata la magistratura Paolino si dedicò poi con innegabile successo alla Iibera professione, con particolare attenzione agli studi giuridici per i quali è giustamente famoso nel mondo intero. Da segnalare, perché grandemente meritevole, la sua lotta infaticabile alla delinquenza organizzata, da lui ridotta, grazie alle misure antiriciclaggio, a vivere di assistenza sociale.

Per chi non sapesse,  preciso ancora che l’iperplasia congenita del protagonismo è una malformazione caratteriale che non attacca il cuore e tantomeno la prostata, ma induce chi ne è affetto ad esporsi al ridicolo, che come si sa non uccide. Per quest’ultimo motivo è stata classificata dall’OMS (Organizzazione mondiale della salute) come affezione non letale. Si spiega così il fatto che Paolino sia ancora vivo, vegeto e iperattivo.”

 

Francamente, ci risulta incomprensibile lo spazio che i media concedono a questo signore che, fra l’altro, non si è mai messo alla prova politicamente, mettendosi in competizione per una qualsiasi carica nel Legislativo o nell’Esecutivo di qualsiasi livello. La sua attività si è limitata al potere giudiziario del quale – stando a quanto contestatogli sopra dal Dr. Soldati – non è che abbia poi brillato di luce positiva. Ma forse è proprio l’inconscia, ma più che fondata, sensazione di uscirne perdente alla grande che l’ha finora trattenuto dal sottoporsi al verdetto di un elettorato la cui stragrande maggioranza non gli ha certamente chiesto di rappresentarlo.

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