Quanti migranti sono arrivati nel 2016?

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Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

5022 persone sono morte in mare cercando di raggiungere l’Europa nel 2016.

Mai nella storia ne erano morte così tante. È questo il triste record che più dovrebbe interrogare le coscienze e le politiche degli Europei. Eppure, siamo più reattivi di fronte ad altri record, come quello degli arrivi in Italia, che hanno già da ottobre superato i numeri, già record a loro volta, del 2015 (n.d.r. 181.000 nel 2016; + 20% rispetto al 2015)

Di fronte a questo scenario tragico e caotico, l’Unione europea, ostaggio dei diversi interessi degli Stati che la compongono, continua a mostrare la sua pochezza politica, su un tema che divide Stati e persone, ma che viene più che altro utilizzato a fini demagogici ed elettorali. Omissis…. Da quando a marzo è entrato in vigore l’accordo tra UE e Turchia, gli arrivi in Grecia sono stati bloccati, e gli arrivi di persone via mare si sono concentrati in Italia dove il 2016 è diventato l’anno con il maggiore numero di persone mai arrivate via mare. Nel 2015 circa un milione di persone ha attraversato il Mediterraneo. Si tratta del dato più alto di sempre, pensate che erano 216mila nel 2014, 60mila nel 2013 e 22mila nel 2012. Di questo milione di persone, 856mila sono sbarcate in Grecia e 153mila in Italia.

Secondo i dati Unhcr, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Omissis… I paesi di provenienza più rappresentati su scala europea sono stati Siria (23%), Afghanistan (12%) e Nigeria (10%). Ad arrivare in Italia sono soprattutto uomini (71%) con una considerevole fetta di minori non accompagnati, in crescita continua (il 16% degli arrivi).

Dall’accordo di marzo le politiche europee in tema di migrazioni sono praticamente ferme. La ripartizione dei migranti fra i paesi europei, procede a ritmi ridicoli. (5290 il totale delle ricollocazioni)

(da Lenius 3 gennaio 2017 ).meta-date di Fabio Colombo)

 

Quanti sono i detenuti nelle carceri europee

Da 96 detenuti per ogni 100 posti nel 2013 a 94 nel 2014. Per un totale di 1.600.324 reclusi nelle carceri d’Europa. Sono questi i dati che emergono dal rapporto annuale SPACE compilato dal Consiglio d’Europa. Dal quale si evince che, nonostante la questione del sovraffollamento carcerario resti molto critica, qualche progresso è stato fatto. Il primo premio va all’Italia. Che con una diminuzione di ben 17,8% della popolazione carceraria registrata solo per l’ultimo anno, grazie a due decreti svuota carceri, si è dimostrata la nazione che più di tutte, sulle 47 monitorate, è stata in grado di ottenere risultati concreti e rapidi – ha fatto sapere il comitato dei Ministri del COE.

(da West di Annalisa Lista)

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Tutti i numeri sugli stranieri in carcere in Europa (e in Italia)

I dati più aggiornati intorno alla situazione carceraria e alle misure alternative alla detenzione nell’Europa larga dall’Atlantico agli Urali sono raccolti dall’Università di Losanna nei rapporti Space I e Space II.

Sono circa 800 milioni gli abitanti complessivi dell’Europa. I detenuti nelle carceri europee sono invece poco più di un milione e 700 mila, per la precisione 1 milione e 737 mila. I detenuti erano circa 100 mila in più l’anno precedente. Il tasso medio d’incarcerazione è di circa 150 detenuti ogni 100 mila abitanti.

La presenza media d’immigrati nello spazio penitenziario europeo è del 21%. Poco più di un detenuto su cinque non ha il passaporto del Paese che lo imprigiona.

I detenuti non comunitari nell’intero spazio giuridico europeo sono circa 250 mila.

Complessivamente rappresentano il 14% della popolazione detenuta in tutte le galere d’Europa.

(da Open Migration Patrizio Gonella, 2016)

 Così i soldi per i bimbi siriani finiscono in tasca ai jihadisti

In Gran Bretagna i casi segnalati di abusi a fini terroristici, che riguardano le associazioni no profit «molte delle quali operanti in Siria o altre zone a rischio» sono 630, triplicati negli ultimi tre anni.

Uno degli ultimi casi riguarda l’organizzazione benefica Didi Nwe, con base a Birmingham, che in realtà raccoglieva soldi per i terroristi islamici. Il testimonial era niente meno che mullah Krekar, un noto predicatore jihadista, che ha avuto recenti guai giudiziari anche in Italia. In luglio è finito sotto i riflettori Adeel Ul-Haq, un finto buono che raccoglieva via Twitter fondi «per aiutare a popolazione nelle città in guerra in Siria, ma in realtà li inviava ai combattenti dell’Isis» secondo la Commissione inglese sul no profit.

Un’associazione caritatevole internazionale ha utilizzato gran parte dei fondi raccolti nel sociale per acquistare «missili terra aria, fucili d’assalto, droni, visori notturni, sistemi Gps e di comunicazione satellitare» per i terroristi. Un’altra ONG riceveva donazioni «per progetti umanitari in un’area di conflitto», ma gli inquirenti hanno scoperto che sono servite a finanziare campi di addestramento del terrore.

(Da il giornale.it 08-01-2017: Fausto Biloslavo)

 

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