Qualche domanda al Consigliere federale Ueli Maurer

Mar 24 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 534 Views • Commenti disabilitati su Qualche domanda al Consigliere federale Ueli Maurer

Alla recente assemblea dei delegati UDC di Martigny, abbiamo incrociato il consigliere federale Ueli Maurer e ne abbiamo approfittato per porgli qualche domanda, cui il ministro ha risposto con la sua consueta disponibilità di cui lo ringraziamo vivamente.

I.P. Come sta finanziariamente la Svizzera? È sempre necessario un regime di prudente “austerity”?

U.M. Non credo che si possa parlare di una vera e propria politica di austerità. Abbiamo una costante crescita delle spese. Se parliamo di risparmi, significa semplicemente che le spese non devono aumentare così in fretta. Anche durante questa sessione, il Parlamento ha deciso nuove spese …

Solo per ricordare: dal 1990, le spese della Confederazione sono passate da 31,6 miliardi a 67,1 miliardi di franchi, lo scorso anno sono più che raddoppiate. Il bilancio della Confederazione ha chiuso positivamente il 2016 solo grazie agli interessi negativi, altrimenti avremmo avuto un deficit. Dal 2018 al 2020 dovremo contare che avremo dei deficit. La situazione è quindi tutt’altro che rosea. Occorrono misure urgenti affinché il freno all’indebitamento possa essere mantenuto. E soprattutto, sento il dovere verso i contribuenti di far sì che il loro denaro non venga sperperato.

 

I.P. La sorveglianza delle frontiere è un compito che in futuro sicuramente diventerà ancora molto più importante. Occorre un aumento dell’effettivo del Corpo delle guardie di confine?

U.M. Un aumento dell’effettivo ha appena avuto luogo. L’anno scorso abbiamo assunto 48 ulteriori guardie di confine. Al momento, il CGC ha tutto sotto controllo e svolge un lavoro eccellente. Ma naturalmente osserviamo attentamente la situazione alle frontiere e ci stiamo preparando alla possibilità che la situazione peggiori. Di principio. Vale la regola: più guardie di confine – più sicurezza!

 

I.P. Parlando di Donald Trump, è presto per dire se sarà un buon presidente USA, ma una cosa l’ha già dimostrata: il “politicamente corretto” non è più un tabù, e può essere infranto. Il muro con il Messico, la chiusura dell’accesso al paese a migranti di diversi Stati islamici … si potrebbe citare Albert Einstein quando diceva: “ Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza.“ Può trarre la Svizzera una lezione da questo atteggiamento? Non abbiamo la potenza degli USA, ma siamo pur sempre un interlocutore finanziariamente ed economicamente importante sul mercato internazionale. Non dovremmo giocare meglio i nostri indubbi atout, in particolare uscire da quell’ingiustificato timore reverenziale nei confronti dell’UE?

U.M. I grandi Stati e anche le organizzazioni internazionali hanno sempre difeso accanitamente i propri interessi. È stato così anche negli ultimi anni. La Svizzera ha percepito, per esempio, questa pressione internazionale sulla piazza finanziaria. Non è altro che politica di potere e di interessi dei grandi. È stata semplicemente nascosta dietro a presunti scopi morali. Questa pressione continuerà. Non abbiamo altra scelta che imparare di nuovo a combattere con più fiducia in noi stessi per i nostri interessi.

 

I.P. Quali sono le sfide più importanti che attendono il nostro paese nel futuro immediato e a medio termine?

U.M. Molto importante è la sicurezza. Il mondo diventa sempre più instabile e imprevedibile. Perciò dobbiamo poter proteggere il nostro paese e controllare le nostre frontiere. Un altro compito essenziale è il finanziamento degli importanti compiti dello Stato, senza caricare sempre più pesantemente i cittadini. Dobbiamo concentrarci sull’essenziale, perché le idee su come spendere i soldi non mancano mai. Nel rapporto con altri paesi è pagante un’amichevole distanza. Siamo un partner affidabile, ma seguiamo la nostra strada. Ciò vale soprattutto nei confronti dell’UE. Un vincolo ancora più forte non può entrare in questione per noi. E infine, la politica deve tornare a prendere più sul serio il popolo .In particolare quando si tratta di indipendenza, di immigrazione e dell’identità della Svizzera.  

 

I.P. Infine, una domanda personale: i ruoli sono diversi e quindi anche l’atteggiamento politico lo deve essere, ma quanto è rimasto in Lei del battagliero presidente di UDC Svizzera, e quanto ha dovuto sacrificare ai fini del buon governo?

U.M. Quella di presidente del partito e quella di consigliere federale sono due funzioni totalmente differenti con compiti del tutto diversi. Ma anche se il lavoro è diverso, mi impegno, come ho sempre fatto in tutti gli anni che ho passato nella politica, sempre con lo stesso obiettivo: per una Svizzera libera; per uno Stato che funzioni efficientemente e che interferisca il meno possibile nella vita dei cittadini; per un’economia prospera che crei il nostro benessere e per la sicurezza, affinché possiamo godere senza paura questo benessere e questo bel paese.

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