“Primadonna” il tema del Lucerne Festival estate

Giu 24 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 642 Views • Commenti disabilitati su “Primadonna” il tema del Lucerne Festival estate

Spazio musicale

 

“Primadonna” il tema del Lucerne Festival estate

 

Quest’anno la donna sarà la protagonista all’edizione estiva del Lucerne Festival. Le musiciste appariranno in primo piano su diversi fronti ma forse l’avvenimento di maggior risonanza consisterà nella presenza di undici direttrici d’orchestra: un convegno così numeroso rappresenterà sicuramente un primato.

 

Per quali ragioni si presterà tanta attenzione al mondo femminile? Il sovrintendente del Festival Michael Haefliger espone il suo pensiero al riguardo sul programma della manifestazione prendendo una rincorsa assai lunga: “In Occidente ogni costituzione ha come fondamento il principio dell’uguaglianza, dal quale deriva l’uguaglianza in diritto tra uomo e donna. Nella vita di ogni giorno tuttavia le cose vanno spesso in modo diverso. Per esempio le donne hanno dovuto battersi per ottenere il diritto di voto o, in Germania, per avere il diritto di esercitare un lavoro senza l’autorizzazione esplicita del marito – una disputa continuata fino negli anni 1970. Oggi ancora quote sono necessarie per permettere una miglior rappresentanza delle donne nelle direzioni e nei consigli di amministrazione delle grandi aziende. Anche nel campo musicale, affidare la direzione, precisamente la direzione musicale, a una donna non va da sé. Quando avete sentito dirigere una donna l’ultima volta? Quanti nomi di direttrici d’orchestra sareste in grado di citare? Non è una vergogna non saper rispondere a queste domande ma ciò mostra semplicemente il cammino che resta da fare. Dunque non perdiamo tempo e rimbocchiamoci le maniche.”

 

Si può forse obiettare che in certi campi dell’attività musicale le donne hanno saputo farsi valere anche in passato, quando addirittura non hanno spadroneggiato. Non si può fare a meno di menzionare al riguardo le dive del teatro d’opera. “Il Topo Letterario” (citato in Remo Giazotto, “Maria Malibran”, ERI 1986) riferì l’opinione di un giornalista francese secondo il quale il modo di stare in scena della Malibran era quello dell’improvvisazione, dell’abbandonarsi – dinanzi al pubblico – a tutte le eventualità dell’ispirazione “a rischio di essere a vicenda buono, cattivo, eccellente, detestabile, ammirato, esagerato, sublime; come Dio la manda.” Tra le licenze che l’illustre cantante si concedeva c’era anche la sostituzione della scena finale dei “Capuleti e i Montecchi” di Bellini con la scena finale di “Giulietta e Romeo” di Vaccai (il soggetto era il medesimo), che giudicava più adatta ai suoi mezzi. La verità era che il modo nuovo di concludere un’opera adottato da Bellini, benchè più profondo e logico, si scontrava con la tradizione e non venne compreso dal pubblico né dall’interprete; allora primeggiava l’interesse per l’esibizione vocale. A parziale discolpa della Malibran va detto che manipolazioni del genere non erano infrequenti nell’Ottocento.

 

Abilissima venditrice delle proprie prestazioni, per citare un altro esempio, fu Adelina Patti (si veda Arturo Lancellotti, Le voci d’oro, Fratelli Palombi Editori Roma). Probabilmente non tutti gli aneddoti che si raccontano sui compensi ottenuti dalla celebre soprano sono veri, resta il fatto che la sua avarizia e la sua capacità di accumulare ricchezze erano proverbiali. Si parla ad esempio di un “Barbiere di Siviglia” a Lisbona che costò ventiseimila franchi francesi, così ripartiti: diecimila per la Patti, cinquemila per il tenore, tremila per il baritono e il resto diviso tra tutti gli altri, incluse le masse.

 

Altri episodi della storia della musica danno però ragione allo Haefliger. Fanny Mendelssohn, sorella di Felix, amava comporre ma purtroppo i suoi lavori, almeno in gran parte, finivano nel cassetto per restarvi. Sulle sue possibilità il padre formulò subito riserve e il 16 luglio 1820 le scrisse: “Per lui [Felix] la musica sarà forse la professione mentre per te sarà sempre solo ornamento e non potrà né dovrà mai essere il fondamento del tuo vivere e del tuo operare”. Otto anni più tardi tornò sull’argomento con queste parole: “Devi concentrarti di più, raccogliere di più. Devi formarti più seriamente e più intensamente per la tua vera professione, per l’unica professione di una ragazza, quella della donna di casa.” (Testi citati in Danielle Roster, Die grossen Komponistinnen, Insel Verlag 1998)

 

Naturalmente il Lucerne Festival non si limiterà a una specie di celebrazione delle capacità musicali femminili. Come sempre il programma che verrà svolto dal 12 agosto all’11 settembre è densissimo. Per quanto riguarda i momenti salienti faccio seguire alcuni passaggi dal comunicato stampa.

 

“L’inizio di una nuova era: il nuovo direttore musicale della Lucerne Festival Orchestra Riccardo Chailly aprirà il Festival con la Sinfonia dei Mille di Gustav Mahler. Con questo ultimo tassello si completa così l’importante ciclo su Mahler che Claudio Abbado non è riuscito a portare a termine con l’Orchestra prima della sua scomparsa. Bernard Haitink dirigerà l’Orchestra nell’ottava sinfonia di Anton Bruckner. Entrambi i programmi potranno essere seguiti in due serate; inoltre i solisti e l’Ensemble di fiati della Lucerne Festival Orchestra si esibiranno in due concerti da “40min” e due esibizioni Late Night. Anche quest’anno il Lucerne Festival ospiterà alcune tra le più prestigiose orchestre sinfoniche a livello internazionale che, per un totale di 28 concerti, si alterneranno al KKL Luzern con quasi un concerto al giorno.. Sir Simon Rattle dirigerà i Berliner Philharmoniker, Emmanuelle Haïm e l’esordiente Tugan Sokhiev dirigeranno i Wiener Philharmoniker, Marin Alsop sarà alla direzione dell’Orchestra sinfonica dello Stato di San Paolo e la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam si presenterà al pubblico per la prima volta con il suo nuovo direttore Daniele Gatti. Kirill Petrenko esordirà al Lucerne Festival nella direzione della Bayerisches Staatsorchester.”

 

Informazioni concernenti la vendita dei biglietti sono ottenibili su www.lucernefestival.ch

 

Conclusione all’Auditorio

 

Nel primo tempo della sinfonia detta “Incompiuta” di Schubert momenti di intimità e momenti di forte drammaticità si alternano, spesso passando dagli uni agli altri improvvisamente e con tagli netti. Ci sono diversi modi di interpretare queste contrapposizioni ma due mi sembrano fondamentali. Il primo consiste nel creare una rottura totale tra i due poli espressivi, come se si trattasse di mondi inconciliabili. Il secondo cerca invece di stabilire una linea di continuità e di logico sviluppo. In tale concezione i passaggi apparentemente tranquilli contengono non solo tristezza ma anche un’ansia faticosamente repressa che di quando in quando, sfuggendo a ogni controllo, erompe con forza. Il primo tema, affidato all’oboe e al clarinetto, nonostante un tono vagamente pastorale, presenta una punta di dolore sul fa naturale, messo in risalto dal ritmo puntato e da forchette di crescendo e poi di diminuendo. Viene accompagnato dai violini con un disegno assai mosso a coppie di crome che tradisce inquietudine. A una considerazione analoga si presta il secondo tema: la melodia si sposta, non senza un certo affanno, ora verso il basso ora verso l’alto, il ritmo è relativamente irregolare e l’accompagnamento dei clarinetti e delle viole viene reso trepidante dalle sincopi. Insomma anche dove sembra regnare la tranquillità esistono sotto sotto i germi psicologici dei forti scotimenti dell’animo che fanno seguito. Le due vie interpretative sono ugualmente plausibili. Personalmente dò la preferenza alla seconda; mi è parso peraltro che Markus Poschner, nel concerto dell’Auditorio svoltosi il 3 giugno, a coronamento della stagione, si sia orientato nel senso della prima. Così il secondo tema è stato dolce e morbido come una carezza in musica (grazie anche alla più che lodevole prestazione dei violoncelli) mentre gli accordi che, dopo una pausa generale, portano il “fortissimo” si sono scatenati con grande intensità: il contrasto non sarebbe potuto essere più evidente. Quanto al secondo tempo si può dire che il suo contenuto è meno complesso e la musica si mantiene costantemente su valori di alta spiritualità, attingendo il sublime. Degna di lode è stata l’esecuzione del Poschner e dell’orchestra.

 

Nella seconda parte della serata la solista vocale Misia ha suscitato larghi consensi nel pubblico con una serie di brani comprendente due Lieder di Schubert, un fado composto da lei medesima e cinque pezzi di Amalia Rodriguez adattati da E. Ugarte. In assenza dell’infortunato chitarrista Sandro Costa, che avrebbe dovuto improvvisare sui Lieder di Schubert e sul fado, si è rimediato con un accompagnamento pianistico eseguito da Markus Poschner, il quale si è rivelato buon musicista anche alla tastiera.

 

Carlo Rezzonico

 

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