Prima i nostri! – Siamo alla frutta

Set 11 • L'editoriale, Prima Pagina • 1772 Visite • Commenti disabilitati su Prima i nostri! – Siamo alla frutta

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il prossimo 25 settembre voteremo, fra le altre cose, l’iniziativa popolare “Prima i nostri!”, lanciata dall’UDC Ticino e riuscita grazie all’apporto di quasi 11’000 firme. I primi tentativi di silurarla da parte degli avversari in Parlamento seguirono immediatamente l’inevitabile dichiarazione di riuscita dell’iniziativa, non appena iniziato l’esame commissionale volto a definire la ricevibilità o no della proposta. Fu interpellato il giurista ad interim (l’avvocato Michele Albertini aveva purtroppo prematuramente lasciato questa vita) il quale, alle prese con la sua prima perizia in quella veste, decise che l’iniziativa era del tutto irricevibile. Quale membro dell’allora Commissione Costituzione e Diritti politici del Gran Consiglio, ebbi l’impressione – e glielo dissi, attirandomi gli strali di qualche collega che considerava il mio intervento troppo duro – che, invertendo causa ed effetto, il giurista avesse dapprima deciso l’irricevibilità dell’iniziativa, cercando poi delle motivazioni a sostegno della sua tesi. Il Consiglio di Stato richiese allora, sua sponte, un parere giuridico al prof. Giovanni Biaggini, ordinario di diritto amministrativo ed europeo all’Università di Zurigo. Tuttavia, se le aspettative del governo erano quelle di una conferma dell’opinione del giurista ad interim del Gran Consiglio, queste andarono deluse. Il prof. Biaggini, infatti, emise un verdetto di tenore opposto: l’iniziativa era ricevibile.

Risolta la questione della ricevibilità, agli avversari dell’UDC (PPD e PLR) non rimaneva che tentare di limitare i danni d’immagine, troppo pericoloso era opporsi “tout court” a una proposta ovviamente gradita al gran pubblico ticinese. Come non condividere un’azione concreta a favore della priorità indigena sul mercato del lavoro e della lotta al dumping salariale che automaticamente ne consegue? Sarebbe politicamente suicidario. E allora, ecco nascere un controprogetto che, a parole, condivide le tesi dell’iniziativa ma che, al lato pratico, non impone alcuna azione concreta per risolvere problemi da essa sollevati.

 

Un’iniziativa del tutto conforme alla Costituzione federale

 

Che il Consiglio federale e il Parlamento svizzero non siano ancora stati capaci di – o meglio, che per il noto servilismo nei confronti dell’UE, non abbiano ancora voluto – elaborare una legge d’applicazione, è irrilevante: l’articolo 121a è inserito nelle Costituzione dal momento della sua accettazione popolare il 9 febbraio 2014. Quindi, il completamento della Costituzione cantonale in questo senso, potrà urtare la suscettibilità dei sostenitori del diritto internazionale e/o dell’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE, ma non è anticostituzionale.

 

Un’iniziativa concreta, un controprogetto puramente declamatorio

 

Mentre che l’iniziativa dà un mandato chiaro alle autorità, aggiungendo alcuni paragrafi nella Costituzione cantonale cui, se l’iniziativa sarà accettata dal popolo il prossimo 25 settembre, sarà compito di Consiglio di Stato e Gran Consiglio far seguire una legge d’applicazione, il controprogetto è solo una serie di articoli puramente declamatori che lasceranno a chi ci governa la facoltà di applicarli o no, a seconda degli umori del momento. Mentre l’iniziativa è il riflesso del chiaro NO popolare alla libera circolazione delle persone sancito dal voto del 9 febbraio 2014 (NO che in Ticino ha ricevuto il 68,2% dei voti), il controprogetto subordina l’applicazione dell’iniziativa al salvataggio della libera circolazione delle persone.

Tutto il resto è blablabla. Che lo stesso professor Biaggini abbia aggiunto alla sua perizia delle osservazioni circa una presunta difficile applicabilità è irrilevante. Quest’ultima sarà decisa dalla politica a seconda dei mezzi a disposizione e delle situazioni del momento, ma il mandato chiaro e perentorio di agire rimarrà con tutto il suo peso ancorato nella Costituzione cantonale. Con il controprogetto invece no. Paradossalmente, hanno ragione i suoi sostenitori a dire che sarà applicabile senza problemi: proprio perché non applica nulla, declama semplicemente che il problema sollevato dall’iniziativa – conseguenze della libera circolazione delle persone in termini di sostituzione della manodopera indigena e di dumping salariale – esiste, nonostante che, fintanto che speravano in un fallimento della raccolta delle firme, questi stessi ambienti lo negassero spudoratamente. Il testo dell’iniziativa è perfettamente in accordo con la Costituzione federale, il controprogetto subordina la volontà popolare a una legge (applicazione del 9 febbraio) – quindi a un gradino inferiore – ancora al di là da venire. L’accettazione dell’iniziativa rafforzerà anche a livello federale il fronte di chi vuole l’abolizione della libera circolazione delle persone e un ritorno al regime d’immigrazione in atto fino al 2002, ossia la reintroduzione di una gestione autonoma e indipendente dall’UE e già solo per questo merita di essere sostenuta.

 

Il comitato cantonale dell’UDC ha quindi espresso all’unanimità la raccomandazione di voto: SÌ all’iniziativa, NO al controprogetto (una questione di logica: dal momento che non risolve nulla, non può essere considerato comunque come un miglioramento dello status quo) e, soprattutto, crocetta sull’iniziativa alla domanda complementare (in caso di accettazione di ambedue gli oggetti, preferenza all’iniziativa). Si ricorda infatti che, qualora siano accettati sia l’iniziativa che il controprogetto (oltre il 50% dei voti), non ha importanza quale dei due abbia ricevuto più consensi, a decidere sarà la domanda sussidiaria.

 

Diffidate delle imitazioni! SÌ all’iniziativa, NO al controprogetto!

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