Prima i nostri – Abbiamo appena cominciato!

Ott 9 • L'editoriale, Prima Pagina • 456 Visite • Commenti disabilitati su Prima i nostri – Abbiamo appena cominciato!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

La prima fase dell’operazione è stata brillantemente compiuta. Con l’inserimento nella Costituzione cantonale di un chiaro mandato all’autorità di far sì che la priorità indigena venga introdotta nel nostro mercato del lavoro – con tutti i limiti che il federalismo ci impone, ma nonostante i quali, secondo noi, possiamo ritagliarci un certo margine di manovra.

 

L’ostruzionismo dei cattivi perdenti

 

Lungi da me l’idea di mettere i piedi in avanti avanzando scuse preventive nel caso l’applicazione dell’iniziativa non avvenisse nella misura auspicata dai sostenitori dell’iniziativa, ma non illudiamoci che sarà una cosa facile. Con la votazione del 25 settembre il popolo ha detto chiaramente a Consiglio di Stato e Gran Consiglio che cosa vuole e, soprattutto, ha dato loro una base costituzionale in mancanza della quale sarebbe stata facilmente evitabile qualsiasi azione coperti dal comodo pretesto del diritto superiore (“a sa poo mia”). Questo imprescindibile passo è stato fatto, grazie a quasi il 60% dei cittadini votanti, ma gli avversari hanno già dimostrato di essere dei cattivi perdenti. In democrazia, la logica vorrebbe che, a votazione avvenuta, vincitori e sconfitti si diano daffare affinché la volontà popolare sia attuata nel modo più fedele possibile, ma le dichiarazioni stizzite dei vari esponenti politici fanno pensare che UDC e Lega non solo saranno sole a portare avanti un discorso costruttivo, ma che addirittura dovranno lottare contro il becero ostruzionismo di chi antepone le logiche di partito alla volontà del sovrano. Così il PPD si smarca – pur dicendosi ufficialmente “disponibile a collaborare per l’attuazione di “Prima i nostri!” – e propone la costituzione di una commissione parlamentare ad hoc di sei membri con maggioranza e presidenza UDC/Lega e voto decisivo del presidente in caso di parità. Troppo laborioso, per il capogruppo PPD Dadò, un gruppo di lavoro che, ovviamente, dovrebbe comprendere anche dei tecnici non politici che potrebbero risultare scomodi se dichiaratamente a favore di un’applicazione il più possibile fedele dell’iniziativa. Leggendo fra le righe, il disegno non è nemmeno tanto occulto: una maggioranza commissionale UDC/Lega che fa delle proposte destinate a essere bocciate da una facile alleanza formata dai partiti di sinistra del Gran Consiglio (sinistra moderata PPD e PLR + sinistra estrema PS e MPS). La partecipazione del PLR a questo disegno è dimostrata dalle parole del presidente Rocco Cattaneo: “Sto con Dadò e sposo la linea del PPD. Per ‘Prima i nostri’ commissione parlamentare con maggioranza assoluta ai promotori. Hanno voluto la bicicletta? Pedalino!” (LiberaTV 27.09.2016).

Di transenna, non si può poi non rilevare la contraddizione di Dadò quando sullo stesso portale, il 22 settembre affermava, riferendosi alla decisione commissionale sull’applicazione dell’art. 121a della Costituzione federale, che “è una soluzione nefasta che non mi trova per nulla consenziente. Qui si sta giocando pericolosamente con la democrazia. Il popolo svizzero si è espresso in maniera chiarissima il 9 febbraio.” Perché, il popolo ticinese non è stato altrettanto chiaro il 25 settembre 2016?

 

Alcune proposte concrete le abbiamo già fatte

 

In data 28 settembre, il comitato di sostegno all’iniziativa “Prima i nostri!” ha inviato una lettera al Consiglio di Stato invitandolo a prendere direttamente delle misure di sua competenza che, senza bisogno della legge d’applicazione, vadano nel senso auspicato: estensione del modello di Ginevra (priorità indigena) anche a tutto il settore parapubblico, agli enti locali, a tutte le società partecipate, agli enti autonomi, consorzi ed enti sussidiati; intervenire con tutti i mezzi possibili per influenzare il dibattito alle Camere federali sull’implementazione dell’art. 121a della Costituzione federale.

Un forte accento deve essere posto, a nostro avviso, sulla reciprocità dell’applicazione dell’accordo di libera circolazione delle persone. Fintanto che questo rimarrà in vigore (speriamo ancora per poco, ma i tempi della politica sono purtroppo molto lunghi), infatti, il Ticino non potrà esimersi            dal rispettarlo. Ciò nonostante, non l’ha prescritto il medico che noi si debba mettere in atto tutte le facilitazioni possibili e immaginabili (sindrome del primo della classe) affinché l’azienda italiana possa venire a lavorare per tre mesi in Ticino senza la benché minima difficoltà, mentre al nostro artigiano che intenda lavorare in Italia si oppone una sequela di ostacoli burocratici. Non dico che si debba istituire un unico ufficio per il rilascio dei permessi, ubicato a Bosco Gurin e aperto solo dalle 2.00 alle 4.00 del mattino del giorno di Natale, da raggiungere rigorosamente a piedi. Però, togliere l’ottenimento di tali permessi via Internet (da risolvere con Berna, perché a quanto sembra il sito è di gestione federale) e porre qualche ostacolo burocratico oggi del tutto inesistente non sarebbe altro che applicare il principio della reciprocità.

 

Il Ticino sta facendo scuola

 

Come già accaduto con il divieto del burqa, l’esempio ticinese sta facendo scuola. I cantoni San Gallo, Neuchâtel, Vallese, Obvaldo, Argovia e Ginevra potrebbero seguire in tempi brevi il nostro cantone e lanciare un’iniziativa analoga. Al di là dell’effetto reale sull’applicazione a livello cantonale del principio di priorità indigena, è indubbio che il segnale alla Berna federale, in particolare a chi alle Camere ha messo mano a quell’aborto anticostituzionale che è la legge di non-attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, sarebbe forte e chiaro: fregatevene della libera circolazione delle persone. E se l’UE vuole fare saltare gli altri accordi – scenario a mio avviso da escludere, visti gli alti interessi in gioco per l’UE più che per noi, e la necessità di ottenere l’unanimità degli Stati membri – comunque sarà una sua scelta, non nostra.

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