Prendere sul serio l’opinione dei cittadini

Set 7 • L'opinione, Prima Pagina • 327 Views • Commenti disabilitati su Prendere sul serio l’opinione dei cittadini

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

È ormai un mezzo conosciuto quello, in mancanza di argomenti, di accusare gli avversari di rigurgiti fascisti o tacciandoli tout court di neofascisti. Questo discutibile modo d’agire viene anche definito con il termine “brandire la clava del fascismo”. Perlopiù, si dimostra soltanto che il paragone delle attuali azioni politiche con gli abomini del fascismo è inappropriato anzi, molto peggio, con questo paragone fuori luogo si scherniscono le vittime dell’ideologia fascista e non le si prende sul serio. È quanto successo con un articolo di Renato Martinoni ne «Il Caffè» poco dopo la pausa estiva. Martinoni tenta di inquadrare le decisioni politiche del nuovo ministro degli interni italiano Salvini – naturalmente con riferimento al rifiuto di accogliere altri immigranti in Italia. Il Ticinese, che per molti anni ha insegnato a San Gallo, si pone la domanda se in questo caso possa essere utilizzata o no l’espressione “fascista”. E giunge alla conclusione che sia meglio utilizzare il termine “fascista”, piuttosto che sottacere degli sviluppi preoccupanti. Ecco quindi di nuovo l’élite moralistica che sa meglio di tutti che cosa i politici devono fare e che cosa deve essere considerato preoccupante. Ma Salvini è semplicemente stato eletto da una quantità sufficientemente grande di cittadini, proprio affinché rappresenti in politica i loro desideri. Per esempio, quello di arrestare l’immigrazione illegale al confine sud dell’Europa. Chi ha mai detto che l’Italia non vuole accogliere alcun rifugiato che ne ha il diritto? Non è però un segreto, che solo pochi immigranti appartengono a questa categoria.

Chi in questa circostanza brandisce la clava del fascismo, non è disposto a prendere sul serio i cittadini e i loro desideri. Un po’ più di rispetto per i cittadini starebbe bene anche in un docente universitario. L’esempio della Germania dimostra che cosa può succedere: la cancelliera Angela Merkel ha a lungo affermato che all’accoglienza incontrollata degli asilanti non c’è alternativa. Fino al giorno in cui un movimento popolare ha elencato tutta una serie di alternative, dandosi giustamente il nome di «Alternative für Deutschland» (Alternativa per la Germania). Chi a lungo non prende sul serio i desideri dei cittadini, presto o tardi riceve la fattura. Non è stato esattamente così nell’ex-DDR? Gli allora comunisti, un gruppo numericamente ristretto che si considerava un’élite ideologica, ha imposto al popolo ciò che presumeva essere nel suo interesse. Finché, finalmente, i Tedeschi dell’est sono insorti mettendo in chiaro che «Noi siamo il popolo!»

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