Politica d’asilo: il Consiglio federale segue la strada sbagliata dell’UE

Set 18 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 635 Visite • Commenti disabilitati su Politica d’asilo: il Consiglio federale segue la strada sbagliata dell’UE

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L’UDC giudica completamente sbagliata la decisione del Consiglio federale di partecipare ai programmi UE di ridistribuzione dei migranti e di far assumere così in seguito alla Svizzera degli oneri supplementari oggi sconosciuti. In questi ultimi anni, la Svizzera ha subìto un numero di domande d’asilo nettamente superiore alla media UE; essa ha pure accolto molti più rifugiati e continua a farlo. Queste persone sono per la maggior parte sempre in Svizzera e cominciano già oggi a superare le capacità d’accoglienza dei cantoni. I programmi di ridistribuzione UE non tengono che in minima parte conto di questi oneri. L’UDC è inoltre sorpresa di constatare che, con un budget annuale di circa 3 miliardi di franchi per l’aiuto all’estero, solo 40 milioni sono andati alle regioni in crisi attorno alla Siria. Sembra perciò chiaro che il Consiglio federale preferisca alimentare una costosa industria dell’aiuto allo sviluppo, invece di aiutare sul posto le persone che ne hanno realmente bisogno.  
Tenuto conto della sua popolazione, la Svizzera ha trattato quest’anno due volte più domande d’asilo della media UE, questo senza contare gli oneri massicciamente più elevati sopportati a questo titolo negli anni precedenti. Il Consiglio federale elude questo aspetto che da tempo pone enormi problemi di capacità ai cantoni. Il credito addizionale di 207 milioni di franchi chiesto oggi dal Consiglio federale per gli oneri d’asilo nel 2015 (in più dell’importo di un miliardo di franchi già approvato a livello federale) dimostra ancora una volta l’assurdità della politica d’asilo svizzera. Durante gli scorsi cinque anni, la Confederazione ha speso meno di 200 milioni di franchi per l’aiuto sul posto nelle regioni di Siria/Iraq dove peraltro, ogni franco speso ha infinitamente più effetto che in Svizzera.
Falso segnale
Il segnale emesso dalla Svizzera con questa decisione avrà degli effetti disastrosi. Da una parte, il Consiglio federale rifiuta di controllare sistematicamente le frontiere, ciò che peraltro fanno diversi paesi UE. Le porte rimangono così spalancate alle brutali bande di passatori. Annunciando di essere pronta ad allacciarsi quasi senza condizioni ai programmi di ridistribuzione UE, mentre che questi non sono nemmeno ancora approvati, il Consiglio federale invita così altri immigranti a venire in Europa e li incoraggia a intraprendere un viaggio pericoloso da paesi dove non sono neppure minacciati, come il Libano. Il Consiglio federale riprende su di sé la sconsiderata politica dell’UE e si priva di qualsiasi margine di manovra nel caso i flussi di migranti si indirizzassero verso la Svizzera. Neppure si comprende perché dei migranti che sono in viaggio verso un certo paese di destinazione resterebbero nel paese dove sono stati “ridistribuiti”, mentre che le frontiere sono aperte in tutto lo spazio di Schengen.  
“Vogliamo dimostrare all’Europa che siamo solidali”, ha concluso la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga durante la conferenza stampa di oggi. E proprio di questo si tratta: l’obiettivo primario del Consiglio federale è di piacere all’UE. L’UDC non può ammettere tale politica.

 

UDC Svizzera

 

Berna, 18 settembre 2015

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