Politica d’asilo: dei campi di rifugiati sul posto, invece delle illusioni di Dublino

Ott 17 • Dall'UDC • 614 Visite • Commenti disabilitati su Politica d’asilo: dei campi di rifugiati sul posto, invece delle illusioni di Dublino

Adrian Amstutz Consigliere nazionale, Sigriswil (BE)

Adrian Amstutz
Consigliere nazionale, Sigriswil (BE)

L’agitazione provocata dall’eventualità di un’iniziativa UDC sull’asilo è stata grande – e va molto bene così. La consigliera federale incaricata del dossier, gli altri partiti politici, come pure parte dei media, hanno nel frattempo esaurito le loro munizioni anti-UDC. Il fumo della polvere si è dissipato e la realtà dei fatti ha costretto gli specialisti ad ammettere con bruciante indignazione – benché ancora in maniera esitante – che l’accordo di Dublino è ormai soltanto una farsa.


Fin dall’inizio, l’UDC ha evidenziato l’accordo di Dublino come una costruzione teorica realizzata in qualche torre d’avorio politica. E l’ha pure combattuto in occasione del voto referendario. Dall’entrata in vigore del trattato, il Consiglio federale tenta di farci credere che questo accordo funziona perfettamente e che la Svizzera è dalla parte dei vincitori. Ma la lingua delle cifre è ben altra ormai già da lungo tempo. 
Le cifre comparative dei paesi vicini indicano chiaramente che la Svizzera subisce un afflusso di richiedenti l’asilo di molto superiore alla media.


La statistica dell’asilo 2013 dell’Ufficio federale della migrazione dà la tabella seguente:

  • Svizzera: 8 milioni d’abitanti, 21’465 domande d’asilo.
  • Germania: 82 milioni d’abitanti, 109’580 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti l’asilo proporzionalmente alla sua popolazione, ne conterebbe solo circa 10’700.
  • Francia: 65,5 milioni d’abitanti, 65’894 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti l’asilo proporzionalmente alla sua popolazione, ne conterebbe solo circa 8’050.
  • Austria: 8,5 milioni d’abitanti, 17’503 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti l’asilo proporzionalmente alla sua popolazione, ne conterebbe solo circa 16’500.
  • Italia: 61 milioni d’abitanti, 27’932 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti l’asilo proporzionalmente alla sua popolazione, ne conterebbe solo circa 3’650.

Le conclusioni da trarre sono chiare:

  • nel confronto europeo, la Svizzera fa parte dei paesi che ricevono il maggior numero di domande d’asilo proporzionalmente alla loro popolazione (secondo l’HCR-ONU, la Svizzera occupa in questa classifica il 4° rango dietro Malta, Svezia e Lussemburgo). I paesi confinanti con la Svizzera subiscono un afflusso di richiedenti l’asilo nettamente più debole. L’idea di una Svizzera non solidale riferita in questi ultimi mesi da qualche politico e da alcuni media è totalmente falsa. È vero il contrario.
  • il trattato di Dublino è grossolanamente violato, in particolare dall’Italia. Contrariamente ai termini dell’accordo, il nostro vicino meridionale non registra volontariamente la maggior parte dei richiedenti l’asilo che arrivano sul suo territorio, inviandoli semplicemente verso il nord del paese. Nel frattempo, perfino la ministra svizzera della giustizia ha smesso di abbellire la situazione pretendendo che il trattato funziona perfettamente. Ma la sua proposta di aiutare l’Italia nella registrazione dei richiedenti l’asilo è decisamente assurda, considerando l’importante tasso di disoccupazione in Italia e i grandi effettivi di polizia che questo paese assegna ai controlli finanziari (per esempio, per verificare l’esattezza della fattura  dei clienti che escono dal barbiere).
  • l’UE e la Svizzera tollerano da anni senza reagire questa violazione del trattato e la Svizzera ne sopporta, proporzionalmente alla sua popolazione, le principali conseguenze.
  • in breve, la promessa fatta durante la campagna di voto dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento, secondo cui la Svizzera, grazie all’accordo di Dublino, non sarebbe entrata in materia sulle domande di richiedenti provenienti da paesi sicuri, non è a tutt’oggi mantenuta.

Da molto tempo l’UDC ha presentato le richieste seguenti:

  • la consigliera federale Simonetta Sommaruga deve finalmente far fronte ai suoi doveri ed esigere dall’UE che vegli sul rispetto del trattato di Dublino e su una ripartizione equa dei richiedenti l’asilo;
  • il potere d’attrazione che la Svizzera esercita sui richiedenti l’asilo deve essere ridotto e i richiedenti la cui domanda è stata respinta devono essere sistematicamente espulsi. Le leggi esistenti devono essere rigorosamente rispettate.
  • i rifugiati di guerra devono restare nei centri d’accoglienza che l’ONU ha installato nei paesi vicini sicuri. La Svizzera sostiene d’altronde finanziariamente questo sforzo. Oltre a un importo ben superiore al miliardo di franchi che le costa il settore dell’asilo, la Confederazione assegna ogni anno circa tre miliardi di franchi all’aiuto all’estero. Questi fondi devono essere consacrati in maggiore misura all’aiuto umanitario nei campi di rifugiati.
  • tenuto conto dell’aumento costante del numero di richiedenti l’asilo e dei problemi che queste persone pongono, è fuori questione che la Svizzera accolga anche un contingente supplementare di 5’000 rifugiati, come è stato annunciato nei media. Un passaggio al sistema di contingentamento sarebbe immaginabile e assennato a partire dal momento in cui la Svizzera avrà ripreso il controllo della situazione nel settore dell’asilo e che i richiedenti saranno stati ripartiti equamente in funzione della popolazione e della superficie dei paesi.

La Svizzera ufficiale sostiene oggi un sistema funesto, addirittura mortale, che fa sperare ai rifugiati che s’imbarcano nel Mediterraneo su battelli che a stento riescono a prendere il mare, appartenenti a bande di passatori, che saranno salvati dalla marina italiana. Questa speranza provoca un costante aumento del flusso di rifugiati e del numero di annegati. Già l’estate scorsa, l’UDC ha criticato questo sistema d’incitamento mortale. Delle vite umane potrebbero essere salvate se la consigliera federale responsabile accettasse finalmente di guardare in faccia la realtà. Bisogna che FRONTEX smetta di dirigere i battelli dei passatori verso le coste italiane, riportandoli invece sistematicamente in un posto sicuro della costa nordafricana, da dove possono poi essere condotti in un campo di rifugiati sicuro dell’ONU. Ecco cosa corrisponderebbe effettivamente al mandato di FRONTEX. L’incitamento a tentare una traversata mortale del mare sparirebbe immediatamente e delle migliaia di vite umane potrebbero essere salvate.
Ecco ciò che sarebbe dovuto essere il tema della conferenza dei ministri di ieri (13.10.2014) ed ecco la politica che avrebbe dovuto essere imposta mediante un accordo internazionale.

 

Comments are closed.

« »