Politica d’asilo: adesso bisogna agire

Ago 3 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 751 Visite • Commenti disabilitati su Politica d’asilo: adesso bisogna agire

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Editoriale di Adrian Amstutz, consigliere nazionale, Sigriswil (BE)

L’articolo apparso nel giornale domenicale “Sonntagszeitung” annunciante un’eventuale iniziativa UDC sull’asilo ha provocato non poco rumore – ed è un bene che sia così. Come sempre in questi casi, la reazione degli altri partiti politici e di parte dei media, consiste nello sparare a zero sull’UDC. Quando il fumo dell’artiglieria si sarà dissolto, sarà il momento di tornare ai fatti.

Qual è l’obiettivo dell’UDC?

Gli ambienti che cercano di banalizzare il costante aumento del numero di domande d’asilo, sono completamente fuori dalla realtà. Fra aprile e giugno di quest’anno, queste domande hanno fatto un balzo del 50%. È tempo di riprendere il controllo del settore dell’asilo che sfugge evidentemente di mano alla consigliera federale Simonetta Sommaruga. Un confronto con le statistiche dei nostri vicini indica chiaramente che la Svizzera subisce un afflusso sproporzionato di richiedenti l’asilo. Ecco le cifre del 2013, estratte dalla statistica sull’asilo dell’Ufficio federale della migrazione:

  • Svizzera: 8 milioni d’abitanti, 21’465 domande d’asilo.
  • Germania: 81 milioni d’abitanti, 109’580 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti proporzionalmente alla sua popolazione, oggi ne avrebbe soltanto circa 10’800.
  • Francia: 66 milioni d’abitanti, 65’894 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti proporzionalmente alla sua popolazione, oggi ne avrebbe soltanto circa 8’000.
  • Austria: 8,5 milioni d’abitanti, 17’503 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti proporzionalmente alla sua popolazione, oggi ne avrebbe soltanto circa 16’500.
  • Italia: 61 milioni d’abitanti, 27’932 domande d’asilo. Se la Svizzera accogliesse lo stesso numero di richiedenti proporzionalmente alla sua popolazione, oggi ne avrebbe soltanto circa 3’700.

Le conclusioni da trarre da queste cifre sono chiare:

  • nel confronto europeo, la Svizzera fa parte dei paesi che accoglie il maggior numero di domande d’asilo in proporzione alla propria popolazione (secondo l’HCR-ONU, la Svizzera occupa il 4° rango dietro a Malta, Svezia e Lussemburgo). I paesi vicini alla Svizzera subiscono un afflusso di richiedenti l’asilo nettamente inferiore. L’idea di una Svizzera non solidale spacciata in questi ultimi giorni da qualche politico e media è completamente falsa. È vero il contrario;
  • il trattato di Dublino è grossolanamente violato, in particolare dall’Italia. Contrariamente ai termini di questo accordo, la nostra vicina del sud non registra la maggior parte dei richiedenti l’asilo che arrivano sul suo territorio e li invia semplicemente verso il nord del paese;
  • l’UE e la Svizzera tollerano senza reagire questa violazione del trattato e la Svizzera ne sopporta, proporzionalmente alla sua popolazione, le principali conseguenze;
  • la promessa fatta da Consiglio federale e maggioranza del Parlamento, i quali annunciavano che la Svizzera, grazie all’accordo di Dublino, non sarebbe entrata in materia sulle domande d’asilo di richiedenti provenienti da paesi sicuri, non è stata mantenuta.


 A seguito di quanto precede, l’UDC formula le richieste seguenti:

  • la consigliera federale Simonetta Sommaruga deve finalmente adempiere i suoi doveri ed esigere dall’UE che vegli affinché venga rispettato il trattato di Dublino. Questo accordo soddisfa l’esigenza dell’UDC, ossia che una persona che arriva in Svizzera da uno Stato considerato sicuro non ha diritto all’asilo;
  • il potere d’attrazione che la Svizzera esercita sui richiedenti l’asilo deve essere ridotto e i richiedenti la cui domanda è stata rifiutata, devono sistematicamente essere espulsi;
  • i rifugiati di guerra devono restare nei centri d’accoglienza che l’ONU – quindi anche con l’aiuto della Svizzera – ha installato nei paesi vicini sicuri. Ricordiamo che la Confederazione assegna ogni anno tre miliardi di franchi all’aiuto all’estero. Ci si può chiedere se questo denaro sia speso con discernimento;
  • tenuto conto del costante aumento del numero di richiedenti l’asilo e dei problemi posti da queste persone, è fuori questione che la Svizzera accolga in più un contingente supplementare di 5’000 rifugiati come è stato annunciato nei media. Un passaggio al sistema di contingentamento sarebbe immaginabile e sensato ab partire dal momento in cui la Svizzera avrà ripreso il controllo della situazione nel settore dell’asilo;
  • piuttosto che gonfiare ancora di più l’industria dell’asilo che provoca oneri finanziari esorbitanti, bisogna ridurre le spese a questo titolo, sostenendo invece  i campi di rifugiati dell’ONU dove, ricordiamolo, anche le famiglie senza alcun mezzo finanziario hanno una possibilità di trovare un rifugio sicuro – contrariamente al sistema attuale che spinge la gente a versare somme enormi a organizzazioni criminali di passatori, rischiando poi la loro vita nella traversata del Mediterraneo, prima di raggiungere eventualmente le frontiere svizzere. E queste stesse persone apprendono poi, dopo un’onerosa e lunga procedura d’asilo, che la loro domanda è stata respinta.

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