Politica climatica: si sta rasentando l’assurdo

Feb 28 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 737 Views • Commenti disabilitati su Politica climatica: si sta rasentando l’assurdo

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Il Consiglio federale ha annunciato oggi i nuovi obiettivi della politica climatica. Da qui al 2030, la Svizzera dovrebbe ridurre del 50% le sue emissioni di gas a effetto serra per rapporto al loro livello del 1990. Almeno il 30% di questa riduzione dovrebbe essere ottenuto mediante misure prese all’interno del paese. Totalmente irrealistico, questo progetto causerebbe dei danni enormi all’industria svizzera e colpirebbe gravemente la nostra prosperità.

Tenuto conto dell’alto costo del franco svizzero e della concorrenza internazionale in un’economia globalizzata, la decisione presa dal Consiglio federale è un colpo troppo forte portato alla nostra economia. Poiché la maggior parte della riduzione di emissioni deve essere ottenuta a livello nazionale, la competitività della Svizzera sarà ancora una volta compromessa, perché i costi di questi interventi sono molto più elevati che non se avessero luogo all’estero. Il modo di procedere del Consiglio federale è poi dubbio anche dal punto di vista della protezione dell’ambiente. Il clima e le emissioni sono globali e non si fermano alle frontiere nazionali. Se effettivamente si vogliono ridurre le emissioni, allora si intervenga là dove si ottiene la massima riduzione per ogni franco investito.

La Svizzera ha già fatto molto

Non è affatto necessario che la Svizzera prenda ancora una volta l’iniziativa in politica climatica. Nonostante i suoi svantaggi geografici, la Svizzera è già oggi il paese industriale che emette la minore quantità di CO2 per abitante e, contrariamente ad altri paesi, essa ha già raggiunto gli obiettivi di Kyoto. Oggi, la palla è innanzitutto nel campo dei grandi produttori di gas a effetto serra come gli Stati uniti, la Cina, l’Australia, l’India o il Canada. Questo è un fatto che la Svizzera dovrebbe far valere più spesso nei negoziati internazionali.

Il principale motivo di questa precipitazione del Consiglio federale è però da attribuire però ad altre intenzioni politiche. Con questo obiettivo climatico, il Consiglio federale vuole sostenere la sua Strategia energetica 2050 che, nella sua seconda fase, prevede una riforma fiscale ecologica. L’obiettivo climatico servirebbe così da giustificazione per l’introduzione di nuove imposte, tasse e prelievi. Nel merito però, non si può fare a meno di constatare che sia la strategia energetica che la riforma fiscale ecologica sono infarcite di contraddizioni dal punto di vista dell’obiettivo climatico. L’abbandono del nucleare è totalmente fuori posto se si mira aa una riduzione delle emissioni. L’energia nucleare e la forza idrica sono le fonti energetiche che generano la minore quantità di CO2 nella produzione elettrica.

L’UDC combatte questa strategia energetica insensata, esattamente come gli obiettivi climatici irrealistici e nocivi per l’economia.  

UDC Svizzera

Berna, 26 febbraio 2015

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