Persa un’occasione per inasprire le condizioni per l’ottenimento di prestazioni sociali da parte degli stranieri

Feb 24 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 535 Visite • Commenti disabilitati su Persa un’occasione per inasprire le condizioni per l’ottenimento di prestazioni sociali da parte degli stranieri

Logo UDC

Prima delle elezioni federale del 2015, una maggioranza della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale aveva ancora approvato le proposte dell’UDC per combattere il turismo sociale a scapito dell’AI, delle prestazioni complementari e dell’AVS. Passate le elezioni, la commissione del Nazionale, come quella del Consiglio degli Stati, non vuole più tale inasprimento, argomentando con degli accordi stipulati con l’UE. Ma la Gran Bretagna ha appena negoziato un accordo dello stesso genere con Bruxelles. È ora che anche la Svizzera combatta gli abusi sociali e argini il turismo sociale.
Immediatamente dopo l’accettazione dell’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”, l’UDC ha depositato tre interventi parlamentari volti a realizzare la volontà del popolo anche a livello di prestazioni sociali accordate agli stranieri e ad arrestare il cosiddetto turismo sociale. Queste tre iniziative parlamentari erano la conseguenza logica dell’articolo costituzionale 121 a cpv 2 approvato in votazione popolare. In virtù di questa norma, il diritto delle straniere e degli stranieri a un soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere ridotto. Per l’UDC, la Costituzione federale è la base per qualsiasi azione dello Stato.


Le banderuole

Queste proposte, che avevano ancora trovato una maggioranza nella Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale prima delle elezioni federali dello scorso ottobre, sono nel frattempo state respinte dalle commissioni delle due camere. Motivo: non si dispone di sufficienti dati statistici per poter decidere. Inoltre, gli impegni contrattuali presi dalla Svizzera nel quadro dell’accordo di libera circolazione delle persone esigono la parità di trattamento per i cittadini dell’UE e dell’AELS, cosicché le restrizioni chieste dall’UDC non sarebbero applicabili. Il margine di manovra di cui dispone la Svizzera è peraltro lungi dall’essere sfruttato e la Confederazione continua ad avere delle buone carte in mano. Il Consiglio federale rifiuta tuttavia di ammetterlo, un atteggiamento tanto più inaccettabile da quando la Gran Bretagna, Stato membro dell’UE, è manifestamente riuscita a ottenere il diritto di limitare le prestazioni sociali nei riguardi di cittadini dell’UE.


Numero sproporzionato di stranieri

Il fatto è che già nel 2012 il 46,2% della totalità di beneficiari di una rendita AI fosse costituito da stranieri, mentre che la quota di stranieri nella popolazione residente in Svizzera fosse del 24,5%. La proporzione dei cittadini di Stati UE/AELS, come pure di Stati terzi, che beneficiano di prestazioni complementari oltrepassa largamente quella dei beneficiari svizzeri e aumenta in continuazione nel corso degli anni. Essa raggiunge addirittura il 70% fra i rifugiati e gli apolidi! Ricordiamo, a questo proposito, che le prestazioni complementari non fanno parte dell’accordo di libera circolazione. La Svizzera potrebbe perciò intervenire rigorosamente almeno in questo settore. Inoltre, le restrizioni richieste nel settore dell’AVS sono espressamente formulate in modo da non discriminare i cittadini dell’UE.


La leggenda dei contribuenti netti

A proposito dei premi versati dagli stranieri all’AVS, si tenta regolarmente di farci credere che si tratterebbe di contribuenti netti perché (per il momento) il totale dei loro premi è superiore a quello delle rendite percepite. Ma anche gli stranieri invecchiano. Già a medio termine, questo pericoloso sistema a palla di neve costerà molto caro all’AVS, la cui situazione finanziaria è ben lungi dall’essere garantita. Si sa anche che la maggior parte dei paesi membri dell’UE applica delle condizioni più severe per la percezione di rendite e versa delle rendite meno elevate di quelle svizzere. Conseguenza evidente: gli stranieri che si stanno avvicinando all’età di pensionamento cercheranno di ottenere un impiego in Svizzera per poter beneficiare delle rendite nettamente più elevate versate dal nostro paese. Sarebbe peraltro semplice impedire tale modo d’agire, portando la durata minima di versamento dei premi per l’ottenimento di una rendita, dagli attuali 12 mesi a due anni.


La Gran Bretagna dà l’esempio

Nella nostra epoca di grandi migrazioni, è assolutamente indispensabile ridurre l’attrattività della Svizzera quale paese d’immigrazione. Questa azione deve in particolare toccare le assicurazioni sociali. Bisogna che anche le future generazioni possano beneficiare di un sistema sociale affidabile. Ciò che la Gran Bretagna ha ottenuto quale Stato membro dell’UE dovrebbe logicamente essere alla portata anche della Svizzera quale Stato non-membro. La soluzione accettata dall’UE permette alla Gran Bretagna d’indicizzare le indennità per i figli (adattare le indennità al livello di vita e all’ammontare delle indennità nel paese di domicilio) e di limitare a quattro anni i complementi di salario versati dallo Stato ai lavoratori appena immigrati. Si tratta di indennità finanziate dal budget dello Stato e non dai premi versati dai lavoratori e dai datori di lavoro. Corrispondono in Svizzera alle prestazioni complementari, all’aiuto sociale o alla riduzione dei premi di cassa-malati.
L’UDC intende depositare nuovi interventi in Parlamento, affinché la Svizzera limiti nello stesso modo le sue prestazioni sociali.

 

Verena Herzog, consigliera nazionale, Frauenfeld (TG)

 

 

Berna, 24 febbraio 2016

Comments are closed.

« »