Perizie faziose e disoneste

Dic 9 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 569 Visite • Commenti disabilitati su Perizie faziose e disoneste

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L’UDC è sorpresa dalla sfacciataggine del Consiglio federale che osa pubblicare due studi astrusi e fortemente ideologici che, senza alcun argomento fondato, danno delle dimensioni apocalittiche alla presunta perdita dei bilaterali I. Innanzitutto, né la Svizzera né l’UE hanno interesse in uno scenario che escluda qualsiasi rapporto. Secondariamente, le ipotesi di questi studi non resistono alla più semplice delle analisi realistiche. Sappiamo fin dalla campagna concernente lo SEE nel 1992 che non si può dare alcun credito alle minacce proferite dal governo in caso d’abbandono di certi accordi bilaterali, ma la pubblicazione da parte di questo stesso governo di studi così inadeguati nuoce alla Svizzera, perché intacca la posizione del Consiglio federale nei negoziati con Bruxelles.  

 

Gli interessi economici reciproci della Svizzera e dell’UE continueranno in ogni caso a garantire anche in futuro dei rapporti costanti far Berna e Bruxelles. Tanto gli Stati membri dell’UE quanto parecchie imprese domiciliate nell’Unione vi hanno un estremo interesse. A questo proposito, bisogna ricordare ancora una volta che la Svizzera importa molto più dall’UE di quanto non vi esporti: l’anno scorso, la Svizzera ha importato dall’UE merci per un valore di 130,6 miliardi di franchi, mentre vi ha esportato prodotti per 114,04 miliardi. Dalla sola Germania, la Svizzera ha importato merci per 51,27 miliardi, ma vi ha esportato prodotti solo per un valore totale di 38,6 miliardi di franchi.

 

Basandosi su questa constatazione, tanto dei rappresentanti dell’economia quanto dei diplomatici fanno chiaramente capire come non ci sarebbe da temere una rescissione degli accordi bilaterali I se la Svizzera limitasse l’immigrazione nel suo territorio. Bisogna inoltre ricordare che questi accordi, in particolare quello sui trasporti terrestri, sono estremamente vantaggiosi per i paesi vicini alla Svizzera, per cui questi Stati non accetterebbero mai una rescissione di questi trattati.

 

False ipotesi

Gli studi presentati dal Consiglio federale si basano su ipotesi totalmente errate: partono dall’idea che gli accordi bilaterali I sarebbero soppressi e non rimpiazzati né da trattati con l’UE, né da intese con Stati membri dell’UE. Tale rottura dei rapporti bilaterali è assolutamente irrealistica. In realtà, il Consiglio federale si serve di studi pseudo-scientifici per seminare il panico. Ci sarà sempre una forma di relazioni bilaterali fra la Svizzera e l’UE, rispettivamente fra la Svizzera e gli Stati membri dell’Unione. Questi rapporti sono in ogni caso in gran parte garantiti da numerosi trattati, per esempio nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) o dall’accordo di libero scambio del 1972.

 

Calcoli astrusi

I calcoli presentati dal Consiglio federale sono astrusi e non resistono a un’analisi realistica. Essi si basano essenzialmente non su cifre attuali e realistiche, bensì su vaghe ipotesi (per esempio nel settore dei mercati pubblici). Essi occultano dei fatti importanti che gettano una luce molto più critica sulla reale utilità degli accordi bilaterali:

  • Non si vede perché una riduzione dell’immigrazione netta del 25% avrebbe un effetto negativo sull’economia nazionale mentre che, attualmente, più del 50% dell’immigrazione netta non ha a che fare con il mercato del lavoro. L’offerta di lavoro e la produttività non sarebbero quindi toccate da un calo dell’immigrazione.
  • Fra il 1945 e il 2001, quindi prima dell’introduzione degli accordi bilaterali I, la crescita economica annuale per abitante era di circa il 2% in Svizzera – senza la libera circolazione delle persone. Oggi la crescita ha una tendenza negativa.
  • La quota percentuale delle esportazioni svizzere nello spazio UE è diminuita dopo l’entrata in vigore dei bilaterali I, e ancora di più dall’introduzione completa della libera circolazione delle persone (dal 65 al 54%). Altri mercati hanno guadagnato importanza.
  • Dall’introduzione completa della libera circolazione delle persone nel 2007, la prosperità – misurata sul PIL per abitante – non ha registrato uno sviluppo positivo anzi, la sua tendenza è negativa.
  • I costi dell’attuale immigrazione di massa e i suoi effetti sul futuro delle istituzioni sociali, sulle infrastrutture, sulla pianificazione del territorio, sulla flessibilità del mercato del lavoro, eccetera, sono totalmente occultati.
  • Altri studi non hanno evidenziato degli effetti negativi significativi delle soppressione di certi accordi.
  • Anche senza la libera circolazione delle persone, la Svizzera potrà sempre far venire tutta la manodopera straniera di cui ha bisogno.

 

Degli studi così inadeguati non portano assolutamente nulla al dibattito attuale. Peggio, in questo modo, il Consiglio federale intacca la sua posizione nei negoziati con l’UE.

 

Berna, 04 dicembre 2015

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