Pericolose conseguenze dell’immigrazione incontrollata e illimitata – Fine della «cultura del benvenuto»

Lug 27 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 681 Visite • Commenti disabilitati su Pericolose conseguenze dell’immigrazione incontrollata e illimitata – Fine della «cultura del benvenuto»

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Editoriale del CN Adrian Amstutz

Parigi, Bruxelles, Nizza, Würzburg, Monaco, Reutlingen, Ansbach, la chiesa di un villaggio della Normandia – attentati terroristici e furie omicide si susseguono a periodi sempre più brevi. Benché nessuno voglia parlarne, tutti gli autori di questi delitti hanno praticamente qualcosa in comune. Sono per la maggior parte giovani maschi musulmani con retroscena migratorio, che apparentemente non vogliono integrarsi e che sono venuti in Europa assolutamente convinti di aspettative che ben presto state disilluse. Ciò contro cui l’UDC ha sempre messo in guardia sta purtroppo diventando una triste realtà.

Le forze di sicurezza nei paesi con noi confinanti fanno sempre più fatica a mantenere il controllo della situazione. Apprendiamo quasi quotidianamente e finora, fortunatamente, solo attraverso la televisione, dove può condurre l’immigrazione incontrollata e illimitata, associata a un’ingenua cultura del benvenuto e a concetti multiculturali avulsi dalla realtà. Sembra purtroppo essere solo una questione di tempo, prima che il dolore indicibile di un attentato terroristico o di una furia omicida colpisca la gente anche in Svizzera. Adesso sono urgentemente necessarie delle misure ben ponderate, decise e rapide 

Le belle parole devono finire

Le reazioni confuse o addirittura il greve silenzio dei politici e dei funzionari sopraffatti dalla loro ingenua politica d’immigrazione in certe nazioni europee, sono una dichiarazione di fallimento dello Stato incapace di coprire l’evidente grave perdita di controllo nel vitale settore della sicurezza. Al più tardi quando si parla di «improvvisa radicalizzazione avvenuta nel corso della notte», ci rendiamo conto che si tenta di abbellire eufemisticamente la propensione alla violenza di un uomo – di regola giovane musulmano – spesso anche dopo anni non integrato. Quando poi anche nel nostro paese si registra una crescente tendenza ad armarsi da parte di Svizzere e Svizzeri, ciò è problematico, ma è anche una reazione soggettiva a una minaccia che si sta facendo sempre più acuta.    

Un’ingenua politica d’immigrazione di centro sinistra mette in pericolo la sicurezza dell’Europa e della Svizzera

Purtroppo, questa evoluzione generale era prevedibile. La politica d’immigrazione smisurata e la politica d’asilo degli ultimi anni è stata semplicemente irresponsabile. Ciò che in Europa stiamo oggi vivendo in crescendo ne è la conseguenza. Se fra le migliaia di migranti – uomini e donne – ogni volta si cela anche solo una persona pronta alla violenza, anche noi in Svizzera avremo importato nel giro di pochi anni un grosso problema. La fede nella volontà d’integrazione di tutti e in una pacifica società multiculturale, sta ricevendo dei colpi sempre più duri con le immagini di vittime sulle strade europee che ci vengono proposte settimanalmente. L’UDC ha sollecitato più volte il Consiglio federale a reintrodurre degli efficaci controlli alle frontiere, come pure a meglio assicurare i confini contro le entrate illegali. Le crescenti cifre settimanali inerenti alle entrate illegali ai confini a sud parlano chiaro. Il centrosinistra aveva promesso una «applicazione rigorosa» dell’iniziativa popolare per l’espulsione accettata dal popolo. Finora non ci sono stati segnali in questo senso. Gli stessi ambienti tentano, come prima, di silurare, annacquare o addirittura di annullare la decisione popolare sull’immigrazione di massa. Lo indicano chiaramente proprio gli avvenimenti delle ultime settimane: l’Europa ha strafatto con l’immigrazione illegale e illimitata; le false e insostenibili aspettative risvegliate in molte persone alla ricerca di una vita migliore, non possono essere soddisfatte con costosi e spesso inefficaci «programmi d’integrazione» e conducono a frustrazione, proteste e, infine, violenza.

L’UDC ha proposto soluzioni per anni

Con la mozione 16.3234, il consigliere nazionale Lukas Reimann ha chiesto un’efficace e concreta lotta al terrorismo. La lapidaria risposta del Consiglio federale: «La legislazione svizzera offre mezzi d’azione efficaci contro le minacce terroristiche. Permette di prevenire i reati e di punire a monte gli atti preparatori a un atto terroristico concreto». Il Consiglio nazionale ha perlomeno sostenuto un’iniziativa parlamentare (14.450) del consigliere nazionale Toni Brunner, che chiedeva la revoca della cittadinanza svizzera ai turisti della jihad rientranti in patria. Il Consiglio degli Stati ha tuttavia respinto la proposta con la motivazione: «Secondo il Consiglio degli Stati, una nuova norma non è necessaria, perché una revoca della cittadinanza è già possibile oggi, quando un cittadino dalla doppia nazionalità reca danno agli interessi del paese». Già in estate 2015 ho attirato io stesso l’attenzione, quale portavoce dell’UDC nel dibattito in Consiglio nazionale sull’evoluzione dell’esercito a seguito della nuova situazione di pericolo in Europa, chiedendo al Parlamento, fra le altre cose, se dovesse proprio essere decapitato un cosiddetto infedele da parte di un terrorista IS perché ci si cominci finalmente a preoccupare della nostra sicurezza e del nostro esercito. La triste realtà ha nel frattempo, purtroppo, confermato le mie parole di allora, con lo sgozzamento in una chiesa francese di un prete e il grave ferimento di un’altra persona, da parte di due terroristi stranieri. Anche in autunno dello scorso anno, il consigliere nazionale Thomas Hurter (15.3841) e, parallelamente, il consigliere agli Stati Alex Kuprecht (15.3842), hanno invitato il Consiglio federale ad «assicurare le frontiere svizzere, mediante controlli sistematici, contro l’attraversamento illegale dei confini». Se necessario, anche con l’aiuto dell’esercito. Il Consiglio federale ha detto, fra l’altro, a questo proposito: «Né l’ordine pubblico, né la sicurezza interna sono al momento seriamente minacciati» e ha respinto temporaneamente la proposta.

Centinaia di estremisti sono già nel paese

Secondo il Rapporto sulla situazione 2016 del Servizio delle attività informative della Confederazione, questo ha circa 500 potenziali jihadisti «nel radar», scoperti a diffondere il pensiero jihadista o considerati turisti della jihad. È evidente che anche nel nostro paese esiste un enorme potenziale di furia omicida e terrorismo. Dopo le furie omicide e gli attentati terroristici degli ultimi giorni, da Nizza a Ansbach, hanno continuato a dire nei paesi con noi confinanti che gli autori sarebbero stati «nel radar» della difesa nazionale o perlomeno «noti alla polizia». E, ciò nonostante, tante persone innocenti sono state uccise da questi estremisti. Sull’interpellanza 14.3678 del consigliere nazionale Peter Keller, il Consiglio federale scrive: «La Svizzera e i suoi interessi non rientrano tra i principali obiettivi di attentati del gruppo “Stato islamico”, delle organizzazioni associate o del terrorismo di matrice jihadista». Da dove, considerati gli attacchi drammatici e sempre più vicini che hanno luogo in Europa e le attuali migliaia di passaggi illegali della frontiera in Ticino, il nostro governo nazionale e i suoi funzionari traggano questa certezza, non è chiaro per l’UDC. Di sicuro è urgentemente necessario un cambio di mentalità: sul territorio europeo non è più in primo piano solo la lotta sistematica contro le vere e proprie organizzazioni terroristiche quali IS o Al Quaida, bensì piuttosto la minaccia da parte di singole persone radicalizzate che si fanno solo ispirare da quelle ideologie. Questo stato di minaccia deve entrare al più presto nel nostro dispositivo.

L’ultima chance per soluzioni efficaci

Da un punto di vista generale, dobbiamo affrontare due problematiche: da una parte, dei giovani radicalizzati, pronti a commettere un atto terroristico e provenienti di solito dalla migrazione, che si trovano già nel paese e, dall’altra, degli estremisti che entrano in Svizzera grazie all’immigrazione incontrollata, con il pretesto dell’asilo. È ora di agire, prima che anche in Svizzera vengano assassinati uomini e donne.  

Responsabile del Corpo delle guardie di confine, almeno il consigliere federale Ueli Maurer fa un buon lavoro, avendo ottenuto – nell’ambito dei negoziati con l’Italia – che un numero maggiore di migranti clandestini possa essere rinviato nel paese vicino e che, come chiesto da molto tempo dall’UDC, i treni provenienti da Milano siano controllati effettivamente dalle guardie di confine. Ma ciò non è sufficiente, tutt’altro. Occorrono volontà e delle decisioni del Consiglio federale nel suo assieme, affinché siano prese delle misure veramente efficaci. Ma in questo senso, il silenzio è totale.

Per tutte queste ragioni, l’UDC insiste ancora una volta sulle misure seguenti, da adottare al più presto:

  1. L’immigrazione clandestina, in particolare di giovani maschi musulmani senza alcuna prospettiva economica, deve essere ridotta al minimo, al fine di mantenere il potenziale di frustrazione al livello più basso possibile e i richiedenti l’asilo respinti devono essere immediatamente espulsi dalla Svizzera.
  2. Dei controlli personali efficaci devono immediatamente essere imposti alle frontiere. Nei punti caldi, come al confine fra il Ticino e l’Italia, il Corpo delle guardie di confine deve essere coadiuvato dall’esercito per impedire ai migranti clandestini di entrare in Svizzera.
  3. Elemento importante del nostro dispositivo di sicurezza, il Servizio delle attività informative della Confederazione deve ricevere più competenze di prevenzione con un SÌ convinto alla legge equilibrata sul servizio d’informazione.
  4. Tutti i turisti jihadisti che rientrano in Svizzera o che vi sono già rientrati devono essere immediatamente arrestati.
  5. Tutti i richiedenti l’asilo sotto osservazione del servizio delle attività informative devono ricevere immediatamente un rifiuto della loro domanda ed essere espulsi nel più breve tempo possibile per ragioni di sicurezza.
  6. Bisogna far capire chiaramente a tutti gli stranieri, e più in particolare ai musulmani che vivono in Svizzera, le regole e i valori che reggono la nostra società e il nostro paese. Bisogna, in particolare, spiegare loro bene che non c’è assolutamente alcun posto   per il Corano e la Sharia nel regime legale svizzero. Infine, tutte le comunità musulmane del nostro paese devono essere invitate a segnalare alle autorità gli estremisti e altri giovani radicalizzati.
  7. Tutti gli altri stranieri e tutte le altre straniere che sono nel “radar” del servizio delle attività informative devono essere osservati attivamente. A questo scopo, bisogna in particolare rafforzare, formare e impiegare i servizi di polizia dei cantoni.

L’UDC segue con attenzione e con grande inquietudine gli sviluppi della situazione in Svizzera, e prepara nuovi interventi che saranno depositati durante la sessione autunnale del Parlamento. Non c’è più tempo da perdere!

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