Per un approvvigionamento elettrico vantaggioso, sicuro e sufficiente in Svizzera – NO alla nociva Strategia energetica 2050

Set 2 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 432 Visite • Commenti disabilitati su Per un approvvigionamento elettrico vantaggioso, sicuro e sufficiente in Svizzera – NO alla nociva Strategia energetica 2050

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di Albert Rösti, presidente UDC Svizzera, consigliere nazionale e membro della CAPTE, Uetendorf (BE)

 

La Strategia energetica 2050 distrugge l’approvvigionamento vantaggioso, sicuro e sufficiente di elettricità di cui beneficia attualmente la Svizzera. Mediante costose sovvenzioni, la Confederazione tenta di comprare certe parti dell’economia, dell’agricoltura e, infine, delle aziende elettriche. Questi sono i princìpi del socialismo. I beneficiari delle sovvenzioni dimenticano che la Strategia energetica 2050 è semplicemente una strategia d’importazione d’energia. La principale arteria vitale dell’economia svizzera sarà così abbandonata in mano straniera. E la fattura di questa cattiva politica dovrà alla fine essere pagata dalle famiglie, dai consumatori, come pure dalle piccole e medie imprese. Per motivi di politica generale, è perciò indispensabile lanciare un referendum contro questo progetto.  Su proposta dell’UDC del canton Zurigo, il Comitato del partito UDC Svizzera ha perciò deciso all’unanimità di lanciare un referendum a condizione che le associazioni economiche e le imprese partecipino attivamente alla campagna, apportandovi un sostegno finanziario determinante. L’Ufficio del Comitato del partito UDC Svizzera prenderà una decisione definitiva a inizio ottobre, quando la posizione delle associazioni economiche e delle imprese sarà nota.  

L’elettricità copre circa un quarto del nostro consumo totale di energia. Si tratta dunque di un’energia chiave per la Svizzera. Per ragioni di efficienza e anche di protezione dell’ambiente, il petrolio e il gas sono rimpiazzati dalla corrente elettrica in un crescente numero di applicazioni. Un approvvigionamento elettrico sicuro, vantaggioso e sufficiente è quindi d’importanza vitale per il nostro paese. A fianco di una situazione politica stabile, di una legislazione liberale, di imposte moderate e di infrastrutture performanti, in particolare per i trasporti, l’approvvigionamento elettrico fa parte dei principali elementi determinanti l’attrattività dell’economia svizzera.
Delle semplici ragioni politiche fondamentali motivano la lotta contro la Strategia energetica 2050. Interi settori dell’economia sarebbero “rieducati” secondo princìpi statali e a mezzo di regolamentazioni e sovvenzioni massicce. Tutti noi consumatori, arti e mestieri, agricoltura, saremmo messi sotto tutela e dovremmo passare alla cassa.
La Strategia energetica 2050 distrugge l’indipendenza energetica della Svizzera
A seguito dell’incidente nucleare prodottosi in Giappone, il Consiglio federale ha effettuato un voltafaccia in termini energetici. Ha deciso che le centrali nucleari esistenti saranno messe fuori servizio alla fine del loro periodo di funzionamento senza essere rimpiazzate. Pretendendo di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, il governo ha elaborato un dispositivo legale basato su prescrizioni estremamente severe per forzare il risparmio energetico e aumentare il rendimento energetico, su sovvenzioni massicce, su un ampliamento della produzione idrica e un forte incoraggiamento delle energie nuove e rinnovabili. In caso di bisogno, delle centrali combinate al gas e delle importazioni sostituiranno l’energia nucleare mancante. Somme importanti saranno inoltre assegnate alla ricerca sull’energia.
Chi paga la Strategia energetica 2050?
Secondo stime prudenti, la Strategia energetica 2050 costerà fra i 150 e i 200 miliardi di franchi da ora al 2050. Conseguenza: la popolazione e l’economia dovranno pagare fra 5 e 7 miliardi di franchi di più l’anno, il che è una somma enorme. I gruppi seguenti saranno quelli colpiti più pesantemente:
1. I consumatori – tutte le economie domestiche e i contribuenti
Per abitante e consumatore, questa politica costerà circa 750 franchi l’anno. Questo calcolo è lungi dall’essere completo, perché non comprende le conseguenze economiche della soppressione di posti di lavoro provocata dall’innalzamento dei costi di produzione e, di conseguenza, il calo della prosperità generale. E non si tratta che della prima tappa. Quando questa sarà accettata e in vigore, i costi dell’energia aumenteranno costantemente.
2. Le arti e mestieri
A fianco dei consumatori privati, le arti e mestieri sopportano il principale fardello di questa svolta energetica. Anche loro saranno costrette a fare dei risparmi d’energia mediante rincari del prezzo dell’elettricità, dei carburanti e degli oli combustibili. Nuove prescrizioni e divieti le forzeranno a procedere a onerosi investimenti, per esempio, per nuove installazioni di riscaldamento e nuovi impianti e attrezzature di produzione che consumino meno elettricità.
Il consumo interno di beni e servizi sarà forzatamente ridotto, perché un’economia domestica di quattro persone disporrà di circa 3’000 franchi in meno ogni anno. Infine e soprattutto, le imprese svizzere saranno massicciamente sfavorite rispetto ai loro concorrenti stranieri producenti a minor costo. Esse perderanno delle quote di mercato in una concorrenza internazionale globalizzata.
3. L’industria d’esportazione
A fianco di una situazione politica stabile, di una legislazione liberale, di imposte moderate e d’infrastrutture di trasporto performanti, l’approvvigionamento elettrico fa parte dei principali elementi che determinano l’attrattività economica della Svizzera. Ma l’economa sarà ancor più regolamentata e subirà un aumento massiccio dei costi di produzione. Le imprese che consumano molta energia, ma che non saranno esentate dalle nuove tasse, saranno particolarmente penalizzate nella concorrenza internazionale dal rincaro del prezzo dell’elettricità e dalle regolamentazioni pignole che rincareranno fortemente la produzione.
Che cosa vuole la Strategia energetica?
L’obiettivo della strategia energetica del Consiglio federale è l’abbandono a medio termine della produzione elettrica nucleare. Tre pacchetti di misure sono previste a questo scopo. Il primo prevede un rafforzato sostegno alle energie rinnovabili, una regolamentazione restrittiva per ridurre il consumo di energia degli edifici con un rincaro dei carburanti fossili (tassa sul CO2) come pure un aumento delle spese per la ricerca. Inoltre, la costruzione di nuove centrali nucleari sarà proibita. Con inizio verso il 2020, il secondo pacchetto comprende il cosiddetto “sistema d’incentivazione nel settore del clima e dell’energia” (chiamato un tempo riforma fiscale ecologica) che avrà per principale effetto quello di rincarare massicciamente l’energia. Un’eventuale terza fase, che comincerebbe nel 2030, comporterebbe restrizioni supplementari e, eventualmente, nuovi divieti di certi agenti energetici.
L’eolico e gli impianti fotovoltaici distruggono il paesaggio

 

La Strategia energetica 2050 mira a rimpiazzare il circa 35% che l’energia nucleare apporta al mix elettrico svizzero con corrente d’origine solare ed eolica, come pure con un rendimento energetico aumentato. La legge sull’energia contiene qualche cifra chiave a questo proposito. Così, la produzione elettrica indigena basata sul solare, l’eolico e la biomassa, raggiungerebbe almeno 4400 GWh nel 2020 e almeno 11’400 GWh nel 2035. Considerando la produzione annuale odierna del solare e dell’eolico, bisognerà dunque almeno triplicare questi impianti nel corso dei prossimi quattro anni. Concretamente, si dovranno costruire entro il 202 circa 750 impianti eolici supplementari con rotori di un diametro di 82 metri o dotare almeno 1,05 milioni di tetti di captatori aventi una superficie di 20 m2. Risultato: una massiccia distruzione dei nostri paesaggi e, di conseguenza, un altrettanto forte calo della qualità della vita.

Tenuto conto della crescente insicurezza che regna attualmente a livello internazionale, bisogna dare alle cittadine e ai cittadini la possibilità di pronunciarsi su questo fatale abbandono di una politica energetica che ha peraltro dato prova di efficacia. Un appello viene pure lanciato ai capi delle imprese che pensano all’avvenire del nostro paese, mentre che questa strategia farebbe perdere alla Svizzera un importante atout economico, ossia un approvvigionamento energetico sicuro, vantaggioso e sufficiente. Bisogna battersi fin dall’inizio contro questo pericoloso progetto.  

 

Berna, 30 agosto 2016

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