Patetiche lagne mediatiche sul „2/9“!

Mar 7 • L'opinione • 1040 Views • Commenti disabilitati su Patetiche lagne mediatiche sul „2/9“!

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

 

Gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 negli USA sono entrati nella storia come „9/11“. I media elvetici tentano ora con ogni mezzo di presentare la decisione popolare del 9 febbraio sull’immigrazione di massa come una specie di „2/9“. Hanno ragione? 

 

Veramente mi ero ripromesso di non scrivere in merito alla decisione del popolo svizzero del 9 febbraio sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Perché al riguardo, nei media è già stato detto tutto e il contrario di tutto. All’inizio, le costanti e quotidiane lagne e proteste dei media elvetici su una “così catastrofica decisione” mi avevano quasi divertito. Ma poi questi scenari, tanto apocalittici quanto infondati, dipinti giorno dopo giorno dai media, mi hanno irritato. Adesso – e per i media è il peggio che possa capitare – le loro interminabili litanie sono ormai solo pateticamente noiose. Il motivo delle proteste mediali è semplice: i media si erano schierati per il 90% contro l’iniziativa e, da cattivi perdenti, non hanno semplicemente digerito la loro scottante sconfitta. E per questo adesso, con una costante ripetizione al limite del lavaggio del cervello, dipingono la decisione popolare come sbagliata, pericolosa, scandalosa, xenofoba, isolazionista, vergognosa oppure – quando non trovano di meglio –  come “populista”. Vox populi, vox Dei, no?   

 

Cosa sarebbe successo alla Svizzera, se Guglielmo Tell avesse rispettosamente salutato il cappello di Gessler, invece di tirare – colpendola – alla mela sulla testa di suo figlio? Se dopo il suo arresto non avesse ucciso il balivo Gessler? Ma niente paura, non voglio uccidere i signorotti dell’UE, anche perché gli odierni balivi dell’UE non sono assolutamente potenti come a suo tempo lo era Gessler. 

 

I funzionari UE di Bruxelles, con le loro minacce contro la Svizzera, hanno dimostrato una notevole e vivace, seppure non particolarmente credibile creatività (il clown Dimitri avrebbe qualcosa da imparare da loro!). Non glielo si può impedire, fa parte del loro lavoro, sono pagati per questo. I rappresentanti di governo degli Stati UE, per contro, sono stati molto più moderati nei loro commenti. Perché, presto o tardi, anche loro avranno a che fare con i loro popoli.

 

Minacciosi in maniera ben più credibile potremmo esserlo anche noi, specialmente in Ticino: potremmo, per esempio (nota bene, pur rispettando totalmente gli insensati obblighi impostici da Schengen) annunciare di aumentare in futuro sensibilmente l’intensità dei controlli doganali sui veicoli in entrata a Chiasso. Non sarebbe neppure necessario sottoporre tutti i veicoli in entrata a un controllo integrale. Sarebbe sufficiente sottoporre a controlli gli autocarri UE in transito al punto che ogni giorno si formi una coda da Milano a Chiasso. Oppure, presto al mattino, controllare i frontalieri uno dopo l’altro, facendo sì che il 50% di essi raggiunga il suo posto di lavoro solo verso mezzogiorno.  

 

Altrettanto bene potremmo reagire in modo estremamente efficace alle conseguenze annunciate dall’UE in merito ai programmi di scambio di studenti “Erasmus+” o inerenti alla ricerca (Horizon 2020):

 

Erasmus+: Per quanto mi è dato di sapere, poco più del 2% degli studenti svizzeri studia durante un semestre o più in università estere, oltretutto non necessariamente nell’UE, bensì spesso negli USA. Per contro, quasi tutte le università svizzere sono praticamente invase da studenti UE, il che causa gravi problemi (anche finanziari). Ebbene – anche qualora l’UE non ammettesse più lo scambio di studenti – perché non chiudere anche noi l’accesso alle nostre università agli studenti UE? 

Horizon2020:  la Svizzera ricercava già con grande successo prima ancora che l’UE esistesse, e anche oggi occupa una posizione preminente nella ricerca. Io ritengo buona di per sé la ricerca europea. Ma la minaccia da parte dell’UE  di esclusione da “Horizon2020” è del tutto controproducente per l’UE. Già di per sé, ma anche finanziariamente. Perché se si osserva più da vicino lo scambio di importi milionari per la ricerca, a mio avviso non è assolutamente vero che la Svizzera trae un profitto dall’UE. Ambedue avrebbero da perdere.  

 

Una cosa è sicura: la Svizzera si è permessa di dissacrare un po’ l’UE. Che con la sua decisione abbia lasciato nell’UE delle chiare tracce dell’efficacia della democrazia diretta, è indubbio e ciò spiega la reazione estremamente nervosa della seconda.

 

Le tracotanti reazioni dell’UE alla nostra decisione popolare si manifesteranno in un tiepido venticello, certamente non nello tsunami che ci hanno minacciato. Perciò, restiamo calmi e concordiamo con l’UE una soluzione che sia per noi migliore dell’attuale. Le odierne lagne mediatiche le possiamo tranquillamente ignorare.

 

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