Parigi val bene una messa

Nov 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 2006 Visite • Commenti disabilitati su Parigi val bene una messa

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Enrico III di Navarra, per poter salire al trono di Francia con il nome di Enrico IV – primo della dinastia Borbone – dovette abiurare la religione protestante (ugonotta) per abbracciare quella cattolica. Per la verità, aveva già fatto avanti e indietro fra le due religioni in passato ma, questa volta lo dovette fare ufficialmente. Apparentemente continuò comunque a simpatizzare per gli ugonotti, visto che poi concesse loro piena libertà di coscienza e di culto con l’editto di Nantes.

Perché questa premessa di sapore storico? Ben lungi dal credere Norman Gobbi una sorta di monarca e la Lega dei ticinesi e l’UDC delle religioni, ma se modifichiamo la frase attribuita al re francese in “Berna val bene un parziale cambio di casacca”, è indubbio che si stia ripetendo un esempio di “Realpolitik”. Un po’ di opportunismo nell’operazione aleggia senz’altro, inutile nasconderci dietro un dito, condiviso dallo stesso Gobbi, dalla Lega e dall’UDC ma, alla fin fine, nell’interesse – ne sono convinto – del popolo ticinese.

 

Un consigliere federale ticinese

È dal ritiro di Flavio Cotti, nel 1999, che il Ticino non ha più un consigliere federale. Intendiamoci, l’appartenenza linguistica non è certamente il primo criterio per la scelta di un consigliere federale. Personalmente mi sento più rappresentato da un rappresentante della Svizzera borghese di lingua tedesca o francese, che non da un o una socialista ticinese. Ma, dovendo eleggere un borghese (e come tale considero gli appartenenti all’UDC e alle ali destre di PPD e PLR), ben venga la preferenza a un Ticinese. Ora, è dal 1999 – o poco dopo – che sento a periodi regolari vere e proprie geremiadi per questa assenza del nostro cantone dal governo nazionale, cui a periodi regolari fa seguito la richiesta di aumentare il numero dei consiglieri federali.

Adesso, abbiamo un candidato ticinese, di indubbia cultura e pensiero borghese, cui il popolo ha comunque da poco rinnovato alla grande la fiducia per un ulteriore quadriennio in Consiglio di Stato, con esperienza politica ai tre livelli – comunale, cantonale e nazionale – proposto dal maggiore partito svizzero per forza elettorale. Che non lo voglia la sinistra è normale, esattamente come noi non vorremmo Marina Carobbio o Franco Cavalli, ma per il resto dell’elettorato – a meno che abbia il cervello obnubilato dall’idiosincrasia viscerale per Lega e UDC al punto di soprassedere alla precitata necessità di un ministro ticinese per privilegiare un ottuso atteggiamento ingiustificatamente ostile – non dovrebbe esserci alcun motivo per non rallegrarsi di questa opportunità.

 

Un’opportunità da cogliere al volo

Quello dell’elezione di un consigliere federale – sette su 26 fra cantoni e semicantoni – è un treno sul quale non bisogna esitare a salire, anche a costo di qualche concessione, a condizione di non trascendere nella prostituzione. E il sostegno a Gobbi, anche per chi non ne ha condiviso in questi anni TUTTE le scelte, non va tanto in là, rimane al massimo una concessione del tutto sopportabile. Per il resto, mi sembra di capire dalle prime reazioni che una gran parte dei Ticinesi la pensi così.

 

Un po’ di ambiguità? Sì, ma ne vale la pena

Un’opportunità da cogliere anche a costo di metterci in una posizione non del tutto scevra da ambiguità. È infatti perlomeno bizzarra – e alla conferenza stampa un giornalista, voglioso di mettere in imbarazzo il candidato e i due partiti coinvolti, ha insistito sulla domanda: “Ma se a Berna non funziona, Norman Gobbi sarà il consigliere di Stato della Lega o dell’UDC?” – questa ubiquità partitica. Il diretto interessato e anche il presidente di UDC Ticino, Gabriele Pinoja, hanno replicato che UDC a livello federale e Lega a livello cantonale non sono due cose incompatibili. Sarebbe anche stato assurdo pretendere che Gobbi abbandoni il partito che l’ha fatto eleggere consigliere di Stato per un altro che si limita a “candidarlo” per il governo federale. I temi federali dell’UDC sono poi condivisi al 100% dal ministro leghista, il quale ha inoltre fatto parte del gruppo parlamentare UDC nei tredici mesi passati in Consiglio nazionale. La stretta collaborazione fra Lega e UDC degli ultimi mesi, ma anche prima quando si è trattato di sostenere le iniziative dell’UDC nazionale, rende poi questa “anomalia” di misura quasi insignificante.

 

Candidato, ma la strada è ancora lunga

Il treno sta passando, ed era giusto prenderlo al volo. Ma non sappiamo se il convoglio arriverà a destinazione, deraglierà o si fermerà a metà strada bloccato dalle azioni di disturbo degli avversari. Sabato a Bellinzona è stato posato il primo tassello: la candidatura di UDC Ticino al partito nazionale. Il prossimo tassello sarà costituito dall’esame del candidato da parte dell’apposita commissione cerca interna al partito. Passato questo ostacolo, il treno potrebbe ancora fermarsi alla prossima tappa, l’esame delle candidature da parte del gruppo parlamentare. Superato con successo anche quello, Norman Gobbi dovrà poi convincere gli altri gruppi parlamentari a sostenerlo, in occasione delle “interviste” cui sarà sottoposto.

Se sarà convincente in quella sede, la sua candidatura di fronte al plenum dell’Assemblea federale dovrà comunque confrontarsi con le altre proposte concorrenti.  È quindi chiaro che, se da una parte ci sono delle possibilità concrete, la nomina definitiva è tutt’altro che scontata.

 

Teniamogli i pugni!

A mio avviso, l’elezione di Norman Gobbi in Consiglio federale sarebbe un bene per il Ticino tutto, ma anche per l’UDC Ticino che – secondo alcuni – farebbe ancora una volta da gregario della Lega. In parte è vero, quest’ultima ha il candidato, e noi abbiamo la forza del partito nazionale. Al di là dell’adesione formale all’UDC, cosa peraltro fatta, Norman Gobbi deve essere considerato – un po’ come Battista Ghiggia per il Consiglio degli Stati – un candidato d’area, di quell’area borghese-liberal-conservatrice che crede ancora nei valori tradizionali del nostro paese. Un’area che – come un ministro ticinese – manca da troppo tempo all’interno del Consiglio federale.

Per Norman Gobbi il treno è appena partito e la strada è ancora ardua. Teniamogli i pugni!

 

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