Parco nazionale, la fine per l’inizio

Giu 28 • Dal Cantone, Prima Pagina • 206 Views • Commenti disabilitati su Parco nazionale, la fine per l’inizio

A una decina di giorni dall’esito scaturito dalle urne, l’associazione NO al parco ha indetto un’assemblea alla quale hanno preso parte membri del comitato allargato. L’ottimo risultato e il lavoro di squadra hanno portato le dimensioni del gruppo in continuo crescendo. L’esito della votazione deve perciò essere visto non solo come la fine di un sogno impossibile ma anche come l’inizio di una nuova progettualità.

L’associazione desidera innanzitutto ringraziare per l’affetto alla nostra causa e per la solidarietà tutti coloro che hanno votato NO. Ci sentiamo parimenti di esprimere il massimo rispetto nei confronti di coloro che hanno votato SÌ, considerando che in maggior parte hanno agito in perfetta buona fede.

Se è pur vero che abbiamo sventato una minaccia incombente, è altrettanto vero che ora è necessario un impegno doppio per fornire un segnale alla politica e un concreto sostegno alle comunità delle valli.

Purtroppo, il progetto Parco è stato gestito come una puntata alla roulette senza preventivare alcun piano B in caso di rigetto alle urne. I promotori hanno agito come se tutto fosse già stato deciso (I confini del PNL erano già indicati addirittura nella mappa topografica svizzera!), seguendo una rotta ottusamente tracciata da spavaldi progettisti.

Consideriamo questa una leggerezza imperdonabile da parte di un ente pubblico come l’ERS che dovrebbe progettare e plasmare soluzioni in favore della popolazione.

L’ERS ha sbagliato, ha giocato d’azzardo e ha perso. Ora si trova in una posizione alquanto scomoda: dovrà cercare di salvare baracca e burattini partendo da un pugno di mosche. Su di lui incombe inoltre la consapevolezza di aver generato, con il testardo perseguimento del progetto PNL una profonda spaccatura sociale. Sanare questa ferita non sarà per nulla semplice.

Vi sono sempre vincitori e vinti. Il nostro entusiasmo e la gioia per questa grande vittoria devono ora

lasciare spazio a riflessioni e a considerazioni che dovranno venir metabolizzate per bene prima di poter ripartire. Ci sentiamo in ogni caso di poter affermare a malincuore che da questa battaglia usciamo tutti con qualche contusione. La priorità sarà nel ricostruire da queste ceneri buoni rapporti e sincere collaborazioni che serviranno da motore e carburante per le nostre regioni.

Ingombrante assenza di un esercizio di autocritica

Quasi nulla trapela da coloro che furono i portabandiera del progetto. Nonostante la pesante sconfitta, vi sono persone che ancora credono di non aver errato, anzi, addossano la colpa ai contrari per l’enorme disfatta, dimostrandosi pessimi perdenti. Veniamo colpevolizzati di aver impostato toni drammaticamente scorretti e di aver cavalcato un bieco populismo con cui avremmo insinuato dubbi e paure alla gente. Eppure non abbiamo fatto nient’altro che mettere in evidenza le incongruenze di un progetto che faceva acqua da tutte le parti.

Qualcuno ha affermato che sostanzialmente il progetto è stato respinto per soli 109 voti complessivi. Constatiamo con costernazione che a costoro, oltre alla lucidità di pensiero, viene a mancare pure la decenza.

Di fatto, l’accettazione del progetto ad Ascona (che ha pesato demograficamente nel bilancio globale dei voti) era scontata, vista la nostra rinuncia a svolgere propaganda attiva in una zona così altamente urbanizzata. Siamo piacevolmente sorpresi del 40 percento di voti contrari nel borgo, fatto che rivela un’inattesa sensibilità rurale da parte degli Asconesi.

Alle balbuzie e alle falle del progetto abbiamo risposto con documentazione e argomenti. Questo non è populismo, bensì la realtà dei fatti. Alla opulenta campagna pubblicitaria pro-Parco, finanziata con centinaia di migliaia di franchi pubblici, abbiamo risposto con molto cuore, volontariato e pochissimi fondi (circa 20 mila fr.) provenienti dalle nostre tasche e da generosi sostenitori.

Nell’azione dei fautori non sono mancati i colpi bassi. Conferme ci sono giunte circa il richiamo in Onsernone di numerosi cittadini svizzeri residenti all’estero per farli votare al seggio a favore del progetto. Pur essendo comunque perfettamente legale per i cittadini iscritti a catalogo, quest’azione odora di galoppinaggio a grande distanza. In ogni caso, se da ambo i lati si azzerassero eventuali scorrettezze, a fare la differenza sarebbe comunque l’imponente e artificioso schieramento dalla parte dei fautori, che ha visto qualsiasi tipo di associazione, partito o figura autorevole, coinvolta per il sostegno al parco. La disfatta quindi non può che considerarsi enorme.

Le conferme

Le affermazioni fatte all’indomani della bocciatura da Stefan Mueller (Rete Parchi svizzeri) e Silva Semadeni (Pro Natura) ai microfoni RSI, oltre confermare le nostre numerose spiegazioni sulle implicazioni internazionali per il PNL, dipingono uno scenario ancor peggiore di quello da noi descritto. Mueller ha auspicato in particolare che in futuro per l’attuazione di parchi nazionali si lavori in maniera diversa, con una strategia incentrata su una procedura top-down. Preoccupante l’accenno al sistema democratico elvetico che sarebbe, secondo lui, il responsabile della bocciatura dei progetti di parco in tutta la Svizzera. Insomma, visto che la gente un parco non lo vuole, ora si propone di farglielo digerire manu militari. Sono propositi che riteniamo incompatibili con la carica di consigliere nazionale di un paese democratico e federale.

Immaginiamoci cosa significhino tali intenzioni per la strategia a lungo termine, e tenendo conto dei profondi interessi in gioco. Nei prossimi anni sarà perciò davvero importante vigilare su potenziali pericoli derivanti da analoghi colonialismi ideologici. Questi potrebbero effettivamente venirci imposti gradualmente attraverso una gestione tendenziosa dei media e delle istituzioni (cosa per altro avvenuta almeno in parte già nella fase finale della campagna sul voto sul PNL).

Silva Semadeni ha dichiarato che se non si è disposti a concedere nulla, non si riceve nulla. Con questa affermazione viene confermata la nostra tesi secondo cui in caso di istituzione del Parco, i comuni e i patriziati sarebbero stati ostaggio non solo dell’UFAM, ma anche di Pro Natura e di altre associazioni di stampo fondamentalista. Ricordiamo come la medesima Pro Natura abbia atteso con un imbarazzante e sospetto silenzio la votazione prima di pronunciare le proprie rivendicazioni. Sempre Semadeni, in analogia a Mueller, ha continuato accennando alla problematica della democrazia svizzera, ricordando che in tutta Europa sono stati creati parchi secondo le raccomandazioni della IUCN senza alcun tipo di problema. Il motivo é scontato: in tali paesi la popolazione non ha voce in capitolo nell’istituzione di parchi. Semadeni e Mueller attaccano ora il sistema democratico elvetico che ci viene invidiato in tutto il mondo. Questi personaggi hanno perso una preziosa occasione per tacere, visto che fino a ieri esaltavano le caratteristiche democratiche dei progetti di Parchi di nuova generazione, per poi sconfessarne le virtù dopo la sonora bocciatura dalle urne. Per questi eminenti consiglieri nazionali la democrazia va bene solo quando conferma le proprie visioni?

Il modello di parco naturale regionale, secondo la ormai ex presidente di Pro Natura, sarebbe di seconda classe, una sorta di ripiego. Vi è da chiedersi allora il motivo per cui i parchi nazionali sono rifiutati da tutti mentre quelli regionali riscuotano un discreto successo. Non sarebbe meglio creare un nostro proprio sistema di valorizzazione e smetterla di scimmiottare la comunità europea alla quale non apparteniamo? Non sarebbe ora di tagliare i viveri a certi finanziamenti esteri per fare ordine in casa nostra e iniziare davvero con un modello innovativo, in grado di valorizzare e salvaguardare senza restrizioni? A oggi è stato comprovato: i processi di rewilding in casa nostra non funzionano e non ci sembra il caso di insistere a percorrere questo vicolo cieco. Dovremmo radicalmente cambiare la nostra cultura e mentalità, oppure è più giudizioso semplicemente accompagnare in chiave moderna e ravveduta le nostre abitudini?

Sempre ai microfoni RSI si sono citati poi gli obiettivi della convenzione di AICHI che non sono più raggiungibili senza il Parco nazionale del Locarnese. Che il parco servisse a raggiungere degli obblighi di natura internazionale lo ricordammo dall’inizio, ma fummo derisi e tacciati di complottismo. Ora ci chiediamo se i responsabili di questa scellerata politica pseudo ambientalista abbiano intenzione di documentarsi realmente e di ammettere i retroscena che sottostanno all’artificio della creazione di parchi nazionali, non fosse altro che per onorare la carica da loro ricoperta. Se non faranno questo esercizio, saremo condannati a tirare avanti a tarallucci e vino e a forza di slogan importati, come se nulla fosse mai avvenuto.

In conclusione

In oltre 10 anni sono state bruciate vagonate di milioni in questo progetto. Stiamo ancora attendendo di poter disporre della lista dettagliata delle commesse del progetto per capire come e dove certi fondi siano finiti.

Siamo sicuri che il problema possa essere risolto dapprima sul piano politico. In tal senso si dovrebbe prendere reale coscienza delle esigenze degli attori territoriali per poi lavorare su modelli che non precludano la fruizione della natura e che vadano a sostegno di comuni e patriziati. Questi ultimi dovranno però dal canto loro dimostrare un minimo di progettualità, condizione senza la quale rimarremmo comunque fermi al palo. Non è pagando un progettista dalla mentalità urbanizzata che riusciremo a far rifiorire le nostre valli e nemmeno sostenendo progetti che non hanno alcun tipo di futuro se non quello di creare una dipendenza cronica dalla sussidiarietà. Un primo passo auspicato

sarebbe il cambiamento delle personalità al vertice della progettualità locarnese. Occorre che qualcuno faccia un passo indietro. Come ben diceva Samantha Bourgoin: “squadra vincente non si cambia”. In questo caso, visto che la squadra è stata perdente, le cose stanno molto diversamente.

La nostra associazione sta attualmente riflettendo su come riposizionarsi come eventuale interprete e intermediario di questa nuova grande solidarietà rurale emersa dalla votazione. Speriamo vivamente di trovare nella nostra futura attività interlocutori franchi e sinceri con i quali intavolare un discorso di rilancio genuino del potenziale economico inespresso delle nostre regioni discoste.

 

gc

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