Parco Nazionale del Locarnese: un chiaro NO

Mag 18 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 242 Views • Commenti disabilitati su Parco Nazionale del Locarnese: un chiaro NO

Cleto Ferrari,
Deputato in Gran Consiglio

Ancora una volta è stato scelto lo strumento sbagliato per curare i mali di regioni montane in difficoltà. Il parco nazionale del Locarnese è incentrato sulla tutela della natura. Tutti quanti vogliono farci credere che al centro delle preoccupazioni di un parco nazionale vi sia la rivitalizzazione della regione dal lato di presenza umana e attività economiche sostenibili. Non è vero! Il parco nazionale limita all’estremo le attività umane e, se possibile, promuove esclusivamente la tutela della natura. Dal lato umano alla fine si raggiunge un impoverimento socio-economico della regione.

Nel progetto in votazione il 10 giugno si parla di creazione di posti di lavoro. Forse un qualche ranger, stile posti statali sicuri e poco motivanti, tutt’al più un po’ di viavai di ricercatori, ma gente che si insedia, motivata, con intenti legati al turismo o alla gestione del territorio possiamo dimenticarla. L’infrastruttura poi, perlopiù carente nelle regioni di montagna, è la nemica dichiarata di un parco nazionale.

Il progetto di parco nazionale del Locarnese (PNL) dura da poco meno di un ventennio e qualcuno di voi, in questo periodo, da parte degli uffici federali e cantonali coinvolti, ha visto intenti concreti di insediare gente, creare infrastruttura o attività umane all’interno del perimetro parco? Qualsiasi altra ipotetica iniziativa in questi 20 anni sarebbe stata bloccata. È successo in valle di Blenio dove si voleva promuovere un parco regionale che ha quale obiettivo l’incentivazione della gestione del territorio, il turismo, l’artigianato di qualità e la cultura. Insomma si voleva un progetto con la centralità dell’uomo, della sua capacità di operare e non solo la tutela della natura, quella già c’è. Proposta, quella di parco regionale, fucilata dal Cantone.

L’iter del PNL, incredibilmente lungo, dovrebbe farci riflettere! Si parte con un premio di ProNatura nel 2000, che prevede di assegnare 1 mlione alla regione che avrebbe promosso un parco nazionale. Cinque o sei regioni svizzere si candidano. Le basi legali federali dei parchi nazionali arrivano solo nel 2005. Dopo la chiarezza dei contenuti di un parco nazionale, categoria nazionale definita nella nuova Legge, c’è un fuggi fuggi e restano solo i progetti del nostro cantone; Adula e Locarnese. Altre regioni svizzere abbandonano o preferiscono operare nella categoria di parco regionale. Il parco del Locarnese conosce poi una bocciatura. Si includono altre regioni e si prosegue. Sembra un “muss”! Un “muss” spinto di recente oltre la decenza, che arriva addirittura a includere parti dell’Italia nel nostro parco “nazionale”.

Ma perché spingere così tanto la tutela della natura? Di esubero della natura nelle regioni montane ne abbiamo sin troppa e di regolamentazioni per gestirla o per insediarvi attività umane ancora di più. Chi va tutelato nelle regioni montane è l’uomo che vi opera, l’infrastruttura necessaria, la sua manutenzione regolare e non di certo la natura e la biodiversità in espansione e che si stanno arrangiando benissimo da sole. Anche il conflitto tra grandi predatori e piccoli ruminanti con il PNL sfocerà nel piatto del grotto senza formaggini di capra della Valle Maggia e della Valle Verzasca.

Con i soldi dei contribuenti sosterremo l’ennesima struttura inefficiente, che servirà a pochi e rinnegherà la storia e la cultura della nostra gente e dei “nos vecc”. Troppi contribuenti in questo momento vorrebbero vedere ridursi il loro costo della vita. Fanno fatica! E lo Stato non trova di meglio che portare sostegno, burocrazia e soldi pubblici a principi come il PNL sulle nostre verdi montagne. Dal lato umano creerà alcuni privilegiati finanziati con soldi pubblici, in barba ad un minimo di promozione del principio dell’imprenditorialità. Il PNL celebra all’estremo la costosa cultura statale.

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