Parco Nazionale del Locarnese: a un anno di distanza i conti non sono ancora chiusi!

Giu 14 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 631 Views • Commenti disabilitati su Parco Nazionale del Locarnese: a un anno di distanza i conti non sono ancora chiusi!

Il 10 giugno ricorreva l’anniversario della sonora bocciatura del progetto Parco nazionale del Locarnese in sei degli otto comuni interessati. L’Associazione che riuniva i contrari rimane ancora infinitamente grata alla popolazione del Locarnese che ha evitato, con questo saggio voto, uno scandaloso spreco di denaro pubblico che si sarebbe perpetuato negli anni futuri. Eravamo desiderosi di verificare i conti 2018 per vedere fino a che punto i responsabili avessero dilapidato i fondi rimanenti nonostante lo stop del 10 giugno. L’analisi di questi documenti ci lascia effettivamente sconcertati.

Il 12 giugno l’assemblea dell’Ente regionale per lo sviluppo del locarnese e Vallemaggia (ERS-LVM) ha preso atto dei conti 2018 del progetto Parco nazionale del locarnese (PNL). Chi si aspettava una chiusura definitiva e degna di questo nome dopo la sonora bocciatura del 10 giugno 2018, è rimasto profondamente deluso.

Secondo i bilanci pubblicati, a fine 2017, i promotori avevano ancora circa tre milioni da liquidare, di cui almeno 1.6 a libero arbitrio. Ci si poteva legittimamente attendere che una fetta consistente di questa disponibilità potesse venire risparmiata grazie al voto negativo. Invece si constata che il PNL ha speso ancora circa 1.8 milioni nel 2018 (cifra perfettamente paragonabile quanto speso annualmente nei tre anni precedenti) e che a fine 2018 rimarrebbero ancora circa 1.3 milioni da liquidare, di cui circa 1 milione per saldare i creditori e 300mila per le “spese di chiusura” (in buona parte per archiviare e per liquidare). Ciò significa che l’allegra brigata continuerà a sperperare le rimanenze nel corso del 2019 utilizzando buona parte dei residui 300 mila CHF per poter deporre la pietra tombale su questo volo pindarico.

Alla fine, il fallimentare progetto PNL avrà speso praticamente interamente i circa 14.2 milioni di introiti ottenuti, e chi si immaginava di vedere restituita una bella fetta di soldini a Cantone e Confederazione si dovrà accontentare delle briciole. Facciamo notare, per buona misura, che il PNL ha incassato ancora nel 2018 circa 520 mila CHF dalla Confederazione e circa 180mila dal Cantone.

Ci siamo un po’ dilettati a scovare nei conti ulteriori le cifre maggiormente rivelatrici dell’atteggiamento dei gestori del progetto. Così, rileviamo che nel 2018 sono stati spesi per l’obiettivo 5 (costi di gestione, che per la maggior parte sono salari e indennità) quasi 660 mila CHF. A questi si deve aggiungere almeno la metà dei circa 290 mila CHF di “spese di chiusura” (che includono pure dei salari, come ben dichiarato nel consuntivo). In totale otteniamo perciò circa 800 mila CHF per la gestione 2018, il che è abbastanza in linea con i tre anni precedenti (681 nel 2015; 751 nel 2016 e 860 nel 2017). Risultato intrigante, se si volesse anche solo far finta di credere alle dichiarazioni dei responsabili che affermano di aver proceduto immediatamente alla riduzione degli effettivi dopo la scoppola del 10 giugno. Alla faccia!

Un’altra cifra sintomatica è la somma spesa per la voce “comunicazione-votazione-marketing” che appariva per la prima volta in questa formulazione nel consuntivo 2016. Costatiamo che in totale, dal 2016 al 2018, si sono spesi sotto questa voce circa 661mila CHF. Anche questo deve far riflettere su quanto denaro sia stato sprecato da persone incapaci, per una campagna che si è infranta clamorosamente davanti al piccolo manipolo di valorosi del NO che in tutto hanno avuto a disposizione circa 20mila CHF e nessun appoggio dai media, ad eccezione di questa fiera testata che ci ha sempre generosamente dato voce.

Quali conclusioni possiamo trarre da queste due brevi costatazioni? La prima è che possiamo tranquillamente confermare che il voto negativo ha definitivamente spazzato via la minaccia di un mega spreco che, grazie al chiaro senso di clientelismo e all’avidità dei responsabili, si sarebbe protratto per decenni a venire. Di questo dobbiamo ancora una volta ringraziare sentitamente i votanti degli otto comuni! La seconda, è che le persone alle quali fu affidato a suo tempo questo progetto si sono rivelate perfettamente incapaci a gestirlo, e si sono limitate a circondarsi di altrettanti incapaci, confidando che la prospettata pioggia di milioni avrebbe convinto le teste caparbie, fino all’ultimo dei quattro gatti composti per lo più da cacciatori e ubriaconi. Se i quattro gatti hanno avuto la meglio significa solo che il progetto soffriva di una fragilità immensa.

L’ultima considerazione deve essere dedicata all’infantile testardaggine di chi non ha saputo o voluto ascoltare la saggezza popolare che suggeriva di dirottare, se proprio necessario, piuttosto verso un progetto di parco regionale. Ma non sia mai! I nostri impavidi promotori volevano il Parco Nazionale e giudicavano irrisorio l’indotto di un Parco Regionale! Poi, dopo l’umiliante bocciatura si sono messi a inveire contro chi aveva rubato loro l’osso dalle fauci. Intanto, proprio in queste settimane, alla televisione possiamo tutti beatamente e sarcasticamente goderci la pubblicità sui 18 parchi regionali svizzeri e sulla loro dedizione allo sviluppo e all’economia locale. Potevano essere 19, ma qualcuno non ha voluto.

 

Sandro Rusconi

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