Parchi facciamo ordine, restituiamo il tempo perso e ripaghiamo i danni fatti

Giu 28 • Dal Cantone, Prima Pagina • 101 Views • Commenti disabilitati su Parchi facciamo ordine, restituiamo il tempo perso e ripaghiamo i danni fatti

Echi dal Gran Consiglio

Cleto Ferrari,
Deputato in Gran Consiglio

 

Mozione del nostro gruppo parlamentare

 

La regia nella creazione dei parchi è sempre stata la stessa e i risultati molto simili.

Parco Valle della Motta: Leggete il Rapporto (ero relatore) e leggete il Messaggio (5366) e poi capirete che senza le adeguate basi legali si voleva realizzare di fatto una “Fondazione bolle di Magadino-bis” in una zona agricola. Regia: gli Uffici del DT e le medesime persone che ritroviamo poi negli altri progetti di parco mesi in campo in Ticino. Risultati: per fortuna che sedendo in Gran Consiglio il rappresentante degli agricoltori (Segretario agricolo cantonale) sono state verificate le basi legali e di conseguenza rivisto il concetto rimettendo l’uomo e chi vi opera al centro delle attenzioni del previsto parco, anche se possiamo immaginarci che si cercherà di sforare anche quanto fissato da questo Gran Consiglio. Essendo un PUC lo stesso è stato votato dal Gran Consiglio e peccato che la gente del perimetro non abbia potuto votare, altrimenti avremmo avuto un responso su come si sono comportati i funzionari incaricati del progetto e chi aveva ricevuto i mandati.

Parco del Piano di Magadino (PPdM): Nella prima fase di progettazione del PPdM, l’Unione Contadini Ticinesi, associazione che rappresenta tutto il primario ticinese, con una storia superiore al secolo, pubblica il settimanale più datato del Ticino, riconosciuta come associazione di categoria nelle Legge cantonale sull’agricoltura  e che promuoveva ad esempio l’agriturismo, scuola in fattoria, gite guidate in bici sul piano di Magadino, con sede sul Piano di Magadino… era stata praticamente estromessa dal concetto parco nel granaio del Ticino (così è sempre stato definito il Piano di Magadino agricolo da quando esiste). La gestione del territorio del Piano di Magadino è fatta dall’agricoltura e all’interno del perimetro parco vivono una settantina di famiglie contadine. Dopo le osservazioni molto dure e grazie ad alcuni sostegni, nella seconda fase di progettazione del Parco del PdM si è prodotto un nuovo round di trattative nel quale si è comunque cercato di estromettere i rappresentanti dell’UCT dai workshop e si è cambiato poco se non inventato una nuova associazione “agricola” (promossa dal Cantone e dai soliti funzionari dei soliti Uffici) per estromettere le Società agricole dal futuro parco. Le Società agricole sono organizzazioni che da sempre curano gli interessi degli agricoltori del luogo. Ma non è finita! Al momento delle nomine della fondazione Parco,  il Cantone Ticino, che aveva diritto a due rappresentanti, ha nominato il Capoufficio natura e paesaggio e un privato escludendo di fatto un rappresentante della Sezione agricoltura. Insomma la Sezione che coordina tutte le attività agricole cantonali, tutti i settori di produzione agricoli, tutti gli investimenti agricoli è estromessa dal perimetro agricolo più importante del Cantone. Perimetro, da non dimenticare, che esplica importanti effetti anche sul resto del territorio agricolo e agricoltura cantonale. Ma non è ancora finita! Il rappresentante dell’UCT (l’UCT ha diritto a un membro su 17!) non lo si è voluto nominare nel Consiglio di Fondazione (direzione) composto da 5 membri. Si è preferito mettere persone che se dovessimo affidare loro un’azienda agricola da condurre non resisterebbero all’attività nemmeno una settimana. Trattandosi di un PUC lo stesso è stato votato dal Gran Consiglio. La gente del posto non ha potuto esprimersi. Risultati: il rappresentante dell’UCT al momento è uscito dalla Fondazione Parco. Regia: I soliti Uffici e funzionari del DT.

Parc Adula: Sedici anni di progettazione. L’UCT nel 2005 aveva chiesto di poter realizzare un Parco Regionale (nazionale). Richiesta “fucilata” dal Cantone (soliti funzionari e direzione DT). Sempre l’UCT, assieme alla Società agricola Bleniese, in Conferenza Stampa nel 2008 presenta nei minimi dettagli e in tutte le fasi di realizzazione un progetto di Parco Regionale nazionale (tutti gli ambiti in cui si voleva operare, dalla rete degli alpeggi e capanne alpine a quella delle campagne, ai nuclei storici e relativi monumenti e affreschi, al fondovalle in cui scorre un fiume libero, ai rustici, ai monti, ai percorsi ciclabili, a una gestione di qualità del territorio…) che si vorrebbe realizzare in un  quinquennio. Incredibili pressioni sulle persone e alla fine si ritira il progetto con la promessa che sarebbe stato ripreso nella zona periferica del Parc Adula. Mai fatto! Risultati: Bocciatura dopo sedici anni di progettazione e il paese esce spaccato in due. Gran parte del paese è rimasto bloccato per sedici anni a livello di progettualità. Regia: sempre presenti anche i soliti Uffici e funzionari del DT accanto a quelli del Bafu e i soliti vari mandati.

Parco del Locarnese: Diciotto anni di progettazione. Bocciatura a Cevio. Si riparte includendo altre regioni. Perimetro nucleo insufficiente si include una zona dell’Italia con modalità poco chiare. Risultato: sonora bocciatura, ma comunque anche spaccatura del paese. Regia: sempre presenti anche i soliti Uffici e funzionari del DT accanto a quelli del Bafu e i soliti vari mandati.

Con la presente mozione si chiede al lodevole Consiglio di Stato:

Per il parco del Piano di Magadino. In considerazione di quanto esposto si chiede di rivedere il PUC e se del caso di modificare le norme  della LST per permetterne una sua rapida revisione. Oltre alla composizione della fondazione, con una maggiore rappresentanza dell’UCT, è indispensabile assicurare una presenza della Sezione agricoltura. Verificare anche la pericolosità dei percorsi ciclabili previsti e di altre attività di svago coordinandoli al meglio con chi lavora nel parco. Valutare un percorso ciclabile possibilmente in zona ombrosa sulle golene in quanto il clima del Piano di Magadino è estremo e restringe parecchio la sua fruibilità. Rivedere il percorso relativo la passerella sul fiume Ticino in zona Bolle. Questo percorso, oltre che un nonsenso turistico con sperpero di importanti mezzi pubblici, è un vero e proprio sfregio di una zona SAC effettuato con una pubblicazione galeotta dell’ultimo minuto che ha escluso il dovere di informare le cerchie interessate.  Rivedere il collegamento Gudo-Cadenazzo assicurandovi anche un collegamento ciclabile utilitario.

Previsti Parchi nazionali. È doveroso versare comunque annualmente a entrambe le regioni gli importi finanziari cantonali previsti a Piano Finanziario nel caso di creazione del parco. Intervenire a Berna affinché anche loro versino parte dei contributi annuali previsti per i parchi nazionali visto il danno subito. Di fatto la regione è stata bloccata progettualmente per tre lustri. Le modalità di versamento dovranno sostenere coloro che operano al fronte e in particolare chi produce formaggio d’alpe, formaggio, carne di qualità, insomma chi opera una gestione di qualità del territorio e non ad aziende tipo Naturkonkret che importano foraggio, non  falciano regolarmente e lasciano gli animali nel fango tutto l’inverno (Riazzino) in discariche e spesso inquinando la falda. Visto che l’attuale attore cantonale non ha riscosso particolare successo su questi temi, affidare ad altri Uffici, magari del DFE, le modalità di distribuzione di questi importi

Parco della Valle della Motta. Rimane da valutare una revisione del PUC coinvolgendo gli attori principali presenti nel parco.

Non dimentichiamo che oggi il settore agricolo federale oltre a godere di una delle normative più rispettose degli animale e dell’ambiente, promuove tutta una serie di attività di esclusiva tipicità di svago e di coinvolgimento della popolazione! Sulle montagne e colline dobbiamo sostenere chi ancora opera ed evitare procedure burocratiche infinite e pesanti.

 

Cleto Ferrari (Indipendente UDC), Gabriele Pinoja, Paolo Pamini

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