Parc Adula: false promesse?

Nov 5 • Lettori, Prima Pagina • 218 Visite • Commenti disabilitati su Parc Adula: false promesse?

Esistono concetti neoliberali che vorrebbero limitare o perfino abolire il finanziamento delle infrastrutture delle regioni di montagna che non «rendono». La fabbrica di idee Avenir Suisse, finanziata dal grosso capitale nazionale e internazionale, negli anni 2004/2005 ha propagato simili concetti, giungendo fino a proporre lo spopolamento di intere vallate, per esempio della Val Calanca, per dar via libera alla natura selvaggia. Ultimamente il presidente di Hotellerie Suisse, Andreas Züllig, ha proposto di concentrare i sostegni finanziari pubblici solo sulle principali zone turistiche del canton Grigioni. Con l’andare del tempo gli abitanti e le aziende locali devono così abbandonare queste regioni trascurate con il conseguente degrado delle loro infrastrutture e dei terreni coltivati. Il reinsediamento del lupo e dell’orso, promosso dal progetto Parc Adula, darà il colpo di grazia a questi insediamenti di montagna situati nelle regioni del Parco. Con simili concetti miranti al solo profitto si vuole concentrare l’attività economica in aree urbane e nei rispettivi agglomerati. Finora però la popolazione e i politici hanno impedito la realizzazione di idee talmente deleterie.

Con il Parc Adula oggi le regioni di montagna si vedono di nuovo confrontate con un progetto che, con centinaia di pagine di regolamentazioni, false promesse e un enorme mole amministrativa, toglie ai 17 comuni coinvolti il controllo sul loro territorio. Speriamo che le concittadine e i concittadini dei comuni colpiti non si lascino ingannare dalle visioni di grandezza della propaganda per il sì e dagli scenari apocalittici propagati nel caso di un no al Parc Adula. Il futuro dei comuni non dipende certo da un marchio in più (in Svizzera ne esistono già quasi 300) e di miseri 18 posti di lavoro (il Parco nazionale svizzero attuale è sei volte più piccolo e ne conta ben nove volte in più). A questo proposito va ricordato che nell’Engadina bassa (Parco nazionale) sono in vendita undici alberghi, nel comune del Parco nazionale di S-chanf negli ultimi dieci anni si son chiusi quattro alberghi, a Savognin (Parc Ela) negli ultimi anni se ne sono chiusi altri cinque e che a Sta. Maria nella valle Monastero (biosfera) nel gennaio del 2016 è fallito il rinomato albergo Schweizerhof.

Il territorio dei 17 comuni è già oggi un bellissimo parco naturale.

Anche questa volta, grazie alla nostra democrazia diretta, la popolazione ha la possibilità di evitare con un no all’urna questo progetto inutile e di preservare così la propria indipendenza.

 

Rico Calcagnini, Buchen

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