Il panico di fronte all‘UDC

Apr 8 • L'opinione, Prima Pagina • 77 Views • Commenti disabilitati su Il panico di fronte all‘UDC

Rolando Birkhard

Dopo i risultati non esaltanti dell’UDC alle elezioni zurighesi e bernesi, gli avversari sono in visibilio e pronosticano già il tramonto dell’UDC. Ma potrebbero sbagliarsi di grosso. L’UDC rimane sulla via del successo. In Ticino più che mai.

Si vagheggiano scenari apocalittici

L’UDC ha perso alle elezioni cantonali bernesi, titolavano, rispettivamente esultavano, recentemente i media “politicamente corretti”. Perché lo sgradito consigliere di Stato UDC Schnegg è stato sì rieletto, ma è vero che, invece dell’auspicata conquista di un ulteriore seggio in Gran Consiglio, l’UDC ne ha perduti tre – ciò nonostante, rimanendo chiaramente la maggiore forza politica nel cantone (come naturalmente anche in Svizzera). Di fatto, questo piccolo slittamento non cambia praticamente nulla. Con buoni argomenti, gli obiettivi dell’UDC si possono tranquillamente raggiungere anche con tre seggi in meno. I media presunti “borghesi” e politicamente corretti (per non parlare dei media di sinistra), in primis la NZZ, si sono superati l’un l’altro nell’esporre i loro auspicati scenari di declino dell’UDC: il suo tempo sarebbe finito, sarebbe monotematica (solo UE e politica degli stranieri), avrebbe delle strutture e dei meccanismi decisionali troppo centralistici, avrebbe mancato il salto nell’era digitale, non riuscirebbe più a mobilitare abbastanza i suoi aderenti, eccetera. L’ultimo argomento (per Berna) non è del tutto campato in aria, ma per il resto si tratta di puri desideri degli avversari dell’UDC.

Una considerazione obiettiva

L’UDC è e rimane il partito con più consenso elettorale della Svizzera perché, manifestamente, si impegna sui temi giusti, difendendo le decisioni popolari dall’arbitrio delle autorità. E il popolo le ha quindi spesso dato ragione anche su questioni importanti (NO all’adesione allo SEE, iniziativa per l’espulsione, iniziativa contro l’immigrazione di massa, eccetera). Le decisioni popolari ottenute dall’UDC sono state sì parzialmente ignorate o addirittura arbitrariamente trasformate nel loro esatto contrario dalle autorità ma, da allora, la politica svizzera “politicamente corretta” prende – volente o nolente – maggiormente sul serio le iniziative dell’UDC, dando di tanto in tanto di principio addirittura ragione a quest’ultima. Si teme però che poi le sue legittime richieste potrebbero o addirittura dovrebbero essere attuate. Come, per esempio, le iniziative tuttora pendenti per la limitazione e per l’autodeterminazione. Regna un grande nervosismo, per non dire panico, di fronte alle prossime decisioni popolari. Quindi, per paura delle future sgradite decisioni popolari, che cosa c’è di meglio che tentare di squalificare l’UDC quale vecchio e perdente partito di rincitrulliti?

E in Ticino, come stiamo?

In tutta la Svizzera e nei cantoni di Berna e Zurigo, l’UDC è e rimane forte, nonostante gli ultimi risultati emersi dalle urne. In Ticino, a causa della situazione di concorrenza con la Lega dei Ticinesi, il partito è relativamente debole nel campo della destra borghese tradizionale. Tuttavia, una cosa la si nota chiaramente: grazie a diverse buone e intelligenti proposte, l’UDC Ticino ha negli ultimi tempi guadagnato un sempre crescente peso politico. Perfino dalla RSI, tutt’altro che benevola nei confronti dell’UDC, si diffondono oggi (soprattutto dopo la dipartita di Bignasca, il “Nano”) alla radio e alla TV, sempre più spesso e con meno astio, le voci dei rappresentanti UDC. Ciò fa ben sperare. Continuando l’attuale buona conduzione politica della sezione locale, le citate recenti iniziative dell’UDC nazionale dovrebbero proprio nel Ticino – cantone di confine particolarmente esposto – ottenere un grande sostegno e dare così alla Berna federale un importante segnale.

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