Panama Papers

Apr 29 • L'opinione, Prima Pagina • 574 Visite • Commenti disabilitati su Panama Papers

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Forse la più grande fuga di notizie di sempre.

I file contengono informazioni su duecentoquattordicimila società offshore.

Centoquaranta persone importanti tra politici, ministri, imprenditori, attori, sportivi; ci sono anche i re; duecentoquattordicimila società offshore legate a duecento paesi, quattordici mila i clienti dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, uno studio legale che ha uffici in tutto il mondo.

Ma cosa è una società offshore?

ll termine società offshore, identifica una società registrata in base alle leggi di uno stato estero, ma che conduce la propria attività al di fuori dello stato o della giurisdizione in cui è registrata. Uno degli obiettivi più frequenti collegati alla creazione di una società offshore è la riduzione dell’imposizione fiscale; ma tramite una società opportunamente configurata è anche possibile ottenere altri vantaggi: protezione del patrimonio, semplificazione della burocrazia, ottimizzazione dei costi, riservatezza. Nella pratica, le società offshore sono talvolta utilizzate per realizzare discretamente spericolate speculazioni, operazioni vietate o illecite o nascondere perdite di bilancio. È perciò un fenomeno molto diffusola costituzione di società offshore all’interno dell’architettura societaria di gruppimultinazionali.

Nonostante l’ammanco fiscale causato dalle società offshore ai cittadini di uno stato a fiscalità ordinaria, resta attualmente legale per un soggetto residente in qualsiasi stato creare e utilizzare una società offshore.

Lo scopo di queste società è l’elusione fiscale, un comportamento messo in pratica dal contribuente che pone in essere un negozio giuridico o una concatenazione di atti giuridici di per sé leciti, al solo scopo di ridurre l’obbligazione tributaria. A differenza dell’evasione fiscale, l’elusione non è perseguibile penalmente ma può costituire solo un illecito amministrativo.

Un esempio, se le aliquote fiscali sulla vendita di un bene immobile sono del 35% e quelle sulla vendita di azioni del 20%, il possessore dell’immobile può conferirlo in una società per azioni al solo scopo di vendere poi le azioni della società proprietaria dell’immobile con fortissimo risparmio fiscale. Qui l’elusione sta nell’utilizzazione dello strumento società per azioni non per svolgere un’attività d’impresa, ma solo per trasferire la proprietà sostanziale dell’immobile, infatti in questo caso l’acquirente delle azioni in realtà ha acquistato l’immobile, ma in questo modo il venditore ha beneficiato di un’aliquota impositiva fortemente ridotta.

Un’altra possibilità è quella di operare non come lavoratore autonomo “semplice” ma attraverso una società (unipersonale o a socio unico). L’imposizione fiscale e contributiva risulta così abbastanza agevolata e le possibilità di detrazione e deduzione di costi molto maggiori. Tutto ciò è perfettamente legale e, comunque, occorre considerare i maggiori oneri di gestione di una società (seppur minimale) al posto di una mera partita iva individuale.

Nicholas Saxon, un giornalista del Guardian che si occupa di evasione fiscale internazionale, ci fornisce un esempio di come funziona una società offshore.

 

Mettiamo che una società prepari un container pieno di banane in Ecuador, che costa alla società 1.000 dollari. Le vende a un supermercato francese per 3.000 dollari. Quale paese preleva le tasse su quel guadagno di 2.000 dollari: la Francia, l’Ecuador? La risposta è: “dovunque lo decida la società”. La multinazionale mette su tre società, tutte di sua proprietà: EcuadorCo, HavenCo (in un paradiso fiscale) and FranceCo. EcuadorCo vende il container a HavenCo per 1.000 dollari, e HavenCo le vende a FranceCo per 3.000 dollari. In pratica è tutto qui (le banane di per sé non passano neanche vicino al paradiso fiscale: tutto questo è solo una questione burocratica a New York o Londra). Potreste esservi persi cos’è successo: a EcuadorCo è costato 1.000 dollari preparare il container, e l’ha venduto per 1.000 dollari. Quindi EcuadorCo non registra guadagni, e perciò niente tasse. Allo stesso modo, FranceCo lo compra per 3.000 dollari e lo vende al supermercato per 3.000 dollari. Di nuovo, niente guadagni e niente tasse. HavenCo è la chiave del puzzle. Ha comprato il container per 1.000 dollari e lo ha venduto per 3.000, per un guadagno di 2.000 dollari. Ma ha sede in un paradiso fiscale, perciò non paga tasse.

E cosa costa aprire una società offshore, ovviamente dipende dalla complessità, ma ad es a Hong Kong costa a partire da €1850, nel Belize da € 1120, (Il Belize è uno Stato dell’America Centrale istmica), a Dubai, a partire da € 2,150.

(Da più link nel web)

 

 

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Il fascino discreto di Panama

Perché la Svizzera è uno dei maggiori centri dove sono costituite società offshore nell’analisi di Marzio Minoli.

I documenti venuti alla luce evidenziano che sono tre i principali paesi dove le società panamensi erano costituite: Hong Kong, il Regno Unito e la Svizzera. Nulla di cui stupirsi. Si tratta di tre tra i maggiori centri finanziari mondiali, quindi è logico che queste operazioni avvenissero laddove c’erano le strutture per poterle fare.

Ci sono molti centri cosiddetti offshore nei quali domiciliare una società per beneficiare di statuti fiscali particolari. Ma quella che è chiamata “pianificazione fiscale internazionale” è una scienza complicata. Dipende sempre dallo scopo per il quale si vuole una società. E, per inciso, spesso e volentieri, non ne basta una, ma si deve costruire una rete di società. Tutto legale, tutto lecito. L’illecito arriva quando chi ha una società, panamense in questo caso, non la dichiara

Come detto la Svizzera è tra i paesi più attivi nel costituirle. A Ginevra il Ministero pubblico ha aperto un procedimento per verificare il coinvolgimento di banche e altre persone domiciliate nel cantone citate nei documenti sottratti alla società fiduciaria Mossack Fonseca. Il compito sarà arduo. Creare una società offshore non è reato e, per complicare ulteriormente le cose, a costituirle spesso sono avvocati, i quali, se si limitano a dare consigli, non devono segnalare se dietro si celino operazioni sospette. Infatti, la Legge federale contro il riciclaggio li esenta da tale obbligo. E questo, per dirla con le parole di Mark Branson, direttore della FINMA, l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, è un problema che dovrà risolvere la politica.

Da RSI News (704/2016)

 

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Mossack Fonseca

Secondo Le Soir lo studio Mossack Fonesca ha usato l’identità dell’ong internazionale per mascherare fondi oscuri. Gli istituti di credito elvetici coinvolti finiscono sotto la lente dell’Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari

Il nome della Croce Rossa internazionale (Cicr) è stato usato dallo studio Mossack Fonseca “per nascondere denaro sporco”. A rivelarlo è il quotidiano Le Soir, che partecipa all’inchiesta Panama Papers.

Secondo il giornale il Comitato Internazionale della Croce Rossa, con sede a Losanna, è stato abusivamente utilizzato dallo studio panamense come beneficiario di due fondazioni fittizie dietro le quali, in realtà, si celavano almeno 500 società e che sono servite per nascondere decine di milioni di dollari di fondi pubblici dall’Argentina.

Secondo i media domenicali Le Matin Dimanche e Sonntags Zeitung, che hanno avuto accesso ai documenti di Mossack Fonseca, beneficiario del servizio delle finte fondazioni è “The International Red Cross”, con l’indirizzo ginevrino del Cicr.

Il nome non è uguale a quello dell’ong svizzera (che sarebbe International Committee of the Red Cross), “ma siccome viene menzionato l’indirizzo si può dedurre che si tratta della Croce rossa internazionale”, ha commentato il presidente Cicr Peter Maurer, contattato dai media.

Che ha aggiunto: “Non abbiamo mai avuto relazioni con Mossack Fonseca e non abbiamo mai ricevuto del denaro da parte loro. Non vogliamo in nessun modo essere coinvolti in affari di questo tipo e non vogliamo che il nostro nome vi venga associato”.

Sul caso dei Panama Papers è tornata anche l’Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (Finma), che si è rivolta a diverse banche svizzere: se le regole non sono state rispettate “agiremo di conseguenza”, ha affermato il presidente Thomas Bauer.

Quante e quali banche sono interessate non è stato rivelato: in un’intervista apparsa sul domenicale Nzz am Sonntag, Bauer ha spiegato che la Finma deve prima trovare prove relative agli atti illeciti e poi redigere un rapporto della situazione e una valutazione.

“Successivamente viene deciso se è necessario aprire una procedura”. Quello che la Finma vuole sapere è quali banche hanno collaborato con lo studio legale Mossack Fonseca e se hanno violato le leggi svizzere: “Se così dovesse essere – ha aggiunto Bauer – agiremo di conseguenza”.

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