Ora estiva per l’immigrazione di massa?

Lug 11 • L'opinione • 1052 Views • Commenti disabilitati su Ora estiva per l’immigrazione di massa?

Patanegra

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Porcherie

 

Speriamo che con l’immigrazione di massa non finisca nello stesso modo come a suo tempo dopo il NO all’ora legale.

 

L’ora legale oggi in uso a livello internazionale, fu a suo tempo introdotta passo dopo passo nell’errata supposizione che, con un migliore sfruttamento della luce solare, si potesse risparmiare energia. Oggi si è internazionalmente sempre più d’accordo che si trattasse di una falsa conclusione. Il cambio dell’ora da effettuare due volte l’anno non solo non porta ad alcun risparmio d’energia ed è costoso, bensì causa molteplici fastidiose difficoltà ed è addirittura nocivo per la salute. Esso viene tuttavia mantenuto, e ciò per il solo e unico motivo che, essendo stato a suo tempo introdotto per motivi di uniformazione, così deve essere. Ciò ricorda un po’ l’introduzione dell’Euro.  

 

Dal 1981 l’ora legale è in vigore anche in Svizzera. È utile ricordare come fu introdotta, perché la storia – anche se in un contesto diverso – rischia di ripetersi.

 

Nel 1975 la maggior parte degli Stati appartenenti all’allora Comunità economica europea, decise l’introduzione dell’ora legale. L’applicazione fece seguito nel 1977. Nello stesso anno, l’introduzione dell’ora legale fu adottata con una legge anche in Svizzera. Contro di essa venne lanciato il referendum. In votazione popolare, il 28 maggio 1978 la legge sull’ora legale venne chiaramente respinta.  

 

Poiché la Svizzera diventava così un’eccezione unica in Europa, su richiesta del Consiglio federale il Parlamento emanò allora il 21 marzo 1980 la Legge sull’ora, sulla cui base l’ora legale venne introdotta l’anno dopo. Non si riuscirono più a raccogliere le 50’000 firme per un nuovo referendum, per cui la legge entrò in vigore il 1° gennaio 1981.    

Successive proposte parlamentari per l’abolizione dell’ora legale fallirono. La relativa motivazione del Consiglio federale: l’ora legale non è stata introdotto per motivi di risparmio energetico, bensì “per poter conformare la nostra normativa sul tempo a quella dei paesi con noi confinanti”. O in altre parole: non perché ci serve (è piuttosto inutile e addirittura nociva), ma perché anche gli altri lo fanno.

 

Perché questo lungo excursus sull’introduzione dell’ora legale? Semplicemente perché la sua introduzione è sintomatica dell’atteggiamento del governo e del parlamento svizzeri, contro la chiarissima volontà popolare, di voler partecipare a qualsiasi assurdità decisa a livello internazionale, solo “per non essere diversi dagli altri”. 

 

Ciò che, riguardo all’introduzione dell’ora legale, dal punto di vista dell’uniformazione è stato in qualche misura – sottolineo, in qualche misura – ancora comprensibile, non lo è più però per quanto concerne il dossier oggi in discussione.

 

L’uniformazione con l’attuale UE cui aspira la Berna federale corrisponde quasi a un tentativo di raggiungere il Titanic con una scialuppa. Logicamente, sto pensando innanzitutto all’immigrazione di massa grazie alla libera circolazione delle persone e a Schengen/Dublino, che peraltro il popolo ha chiaramente respinto.  

 

Ma il Consiglio federale non pensa minimamente a revocare l’accordo di Schengen/Dublino (e con ciò reintrodurre gli efficaci controlli personali alle nostre frontiere) e silura sistematicamente sul nascere qualsiasi possibilità di negoziare con l’UE una libera circolazione delle persone adeguata alla particolare situazione della Svizzera. Esso aspira invece a incassare l’auspicato “NIET”, al fine di poi di revocare la decisione del 9 febbraio, tramite una nuova votazione popolare. Argomenta quindi in modo esattamente strategico come fece a suo tempo con l’introduzione dell’ora legale:

 

Il popolo ha sì chiaramente detto NO, ma “poiché non ci sono alternative” si fa esattamente il contrario di ciò che il popolo vuole.

 

Stessa storia, naturalmente, anche per l’integrazione istituzionale della Svizzera nell’UE (ossia la ripresa automatica di tutto il diritto presente e futuro dell’UE e la sottomissione a giudici stranieri), perché altrimenti – orrore, orrore! – potremmo stare meglio, quali extra-comunitari, degli Stati membri dell’UE. Quale prossimo passo arriverà poi forse anche l’adozione dell’Euro al posto del franco svizzero quale moneta nazionale (con la motivazione che il suo sostegno miliardario ci costa di più che non la sua adozione). Infine – come disse allora il Consiglio federale nei confronti dell’ora legale – per raggiungere “l’uniformità (…) del nostro paese con quelli confinanti” dovremo allineare a un livello “euro-compatibile” non soltanto i nostri orologi, ma anche la nostra economia, la nostra società e la nostra democrazia diretta. In altre parole: adesione all’UE!    

 

Quella volta, con l’ora legale si ignorò spudoratamente una decisione popolare prendendoci astutamente per esaurimento. Oggi si sta tentando la stessa cosa, tentando di capovolgere la decisione del 9 febbraio mediante una nuova votazione popolare. Allora, il popolo svizzero non riuscì a contrastare con un nuovo referendum i piani del Consiglio federale e del Parlamento. Ciò non deve più succedere! 

 

Se arrivassimo veramente – come bramano gli euroturbo – a una nuova votazione popolare, si dovrà opporre un netto rifiuto alle forzature in direzione dell’UE proposte in continuazione dalla Berna federale. Per la politica di tale “madre di tutte le battaglie”, è assolutamente necessaria l’adesione al comitato di Christoph Blocher “NO alla strisciante adesione all’UE”.

 

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