Opportuno populismo vs. opportunismo populista

Feb 6 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 599 Views • Commenti disabilitati su Opportuno populismo vs. opportunismo populista

Eros N. Mellini

Qualche riflessione sull’opportunità di certi atteggiamenti

A prima vista potrebbe sembrare un semplice gioco di parole su due concetti apparentemente analoghi, ma non è così. Io parto dal principio che – se ripulito della componente demagogica che spesso, ma non sempre, accompagna le sue espressioni da parte dei politici – il populismo, nella sua concezione moderna del termine (ascoltare le rivendicazioni del popolo, fare una politica a favore del popolo, eccetera), non ha nulla di negativo anzi, è auspicabile e benefico, particolarmente in un regime di democrazia diretta come il nostro.

Opportuno populismo

Quando una ristretta “élite” politica ritiene di potere, anzi di dovere, correggere la volontà del popolo dall’alto della sua supposta superiorità intellettuale (il popolo è troppo stupido per capire), calpestando non solo i principi fondamentali della democrazia diretta, bensì anche quella Costituzione cui giura fedeltà chi è eletto a governarci, un’azione politica volta a rimettere il campanile al centro del villaggio esigendo il rispetto delle regole che noi stessi ci siamo dati, è assolutamente legittima anzi, doverosa, anche se si chiama populismo. In questi casi si può proprio dire che il populismo sia opportuno.

Alcuni casi esemplari

Le diverse iniziative popolari degli ultimi decenni, lanciate dall’UDC allo scopo di rivendicare misure per una maggiore sicurezza (espulsione degli stranieri criminali, internamento a vita dei criminali violenti), una maggiore tutela degli interessi della popolazione indigena (immigrazione di massa, autodeterminazione e contro la libera circolazione delle persone) sono state definite – a torto con disprezzo – populiste. E in effetti lo sono, nel senso che esprimono in maniera concreta le preoccupazioni e gli auspici del popolo. L’utilizzo denigratorio del termine “populista” è in questo caso dovuto unicamente al fatto che sono state lanciate dall’UDC, contro cui si alleano le altre forze politiche, sociali ed economiche, rifiutando ogni collaborazione per timore di lasciar crescere a proprio scapito il partito avversario. Ora, ribadire e tutelare valori quali l’indipendenza, la libertà, la sicurezza e il benessere del paese dovrebbe essere un’ovvietà per qualsiasi Svizzero, indipendentemente dal suo credo partitico. Ma ciò significherebbe, per forza di cose, sostenere le tesi dell’UDC, contribuendo masochisticamente al suo successo elettorale.

L’opportunismo populista

In queste mie personalissime riflessioni, definisco così lo sfruttamento sistematico che molti, troppi politici fanno di qualsiasi notizia di fatti che in qualche modo ledono le legittime rivendicazioni popolari, per uscire con esternazioni, interrogazioni, atti parlamentari spesso superflui, il cui unico scopo è l’eco mediatica che possono procurare a fini elettorali. Intendiamoci, la denuncia dei malandazzi – quando c’è perlomeno un ragionevole sospetto – è legittima e sacrosanta. E altrettanto lo è il commento nei media. Ma ambedue sfociano, purtroppo, spesso nel puro opportunismo populista. Una sorta di corsa al motto “dalli all’untore” cui si sta assistendo da un po’ di anni e che sta vieppiù prendendo piede da quando sono diventati di moda i “social media”. Opportunismo populista da parte di personaggi, ma anche di partiti politici, è quindi, per esempio, dar seguito a chi spara acriticamente nel mucchio, in cerca di “like” che si spera si trasformino a suo tempo in voti. O scimmiottare degli atteggiamenti peraltro definiti deprecabili in altri movimenti, nell’illusione che, se adottati dal proprio partito, acquistino improvvisamente dignità e credibilità.

Conclusione

In altre parole, l’opportunismo populista – come tutti gli opportunismi – richiede una disponibilità camaleontica a dire tutto e il contrario di tutto, a seconda di quanto in quel momento piaccia di più alla platea chiamata a eleggere. È fine ai propri interessi personali (o di partito) e, in sostanza, non può non essere accompagnato da una certa dose di malafede.

Il populismo opportuno – che, al contrario, richiede la massima onestà e buonafede – è basato sulla volontà di agire negli interessi del popolo, che assegna ai suoi deputati il mandato di attuare la sua volontà e di tutelare il suo benessere collettivo.

E in regime di democrazia diretta, tocca al popolo – anche se non sempre ci riesce – distinguere fra le due cose che, come detto, di primo acchito potrebbero sembrare non molto diverse. In altre parole, fra chi illude l’elettorato dicendogli “hai proprio ragione” e si ferma lì, da chi invece gli promette che farà di tutto affinché questa ragione abbia il sopravvento. Se votare per le modeste ma oneste lucciole o per le magniloquenti ma false lanterne.

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