Occorrono atti, non nuovi rapporti

Giu 22 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 706 Views • Commenti disabilitati su Occorrono atti, non nuovi rapporti

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Il Consiglio federale spiega su un centinaio di pagine il suo punto di vista sull’avanzamento della cosiddetta iniziativa volta a combattere la penuria di manodopera qualificata. Grande rapporto, magro risultato, ecco la conclusione dell’UDC. Lanciata nel 2011, questa iniziativa ha avuto solo pochi effetti concreti. È in ogni caso evidente che non potrebbe sostituire la gestione e la limitazione dell’immigrazione. Tanto più che parecchie misure hanno l’unica conseguenza di gonfiare ancora di più l’apparato statale, di caricare le finanze pubbliche e di appesantire la burocrazia. Sono anni che questo Stato dilagante si mette eccessivamente in concorrenza con l’economia privata sul mercato del lavoro. 

Nel contesto dell’applicazione dell’articolo costituzionale sulla gestione dell’immigrazione, il Consiglio federale cerca disperatamente degli argomenti per non eseguire fedelmente il mandato che gli è stato dato dal popolo. Il rapporto presentato sull’avanzamento dell’iniziativa contro la penuria di manodopera qualificata è un guazzabuglio di misure presunte aumentare la disponibilità di manodopera per ridurre il fabbisogno di professionisti stranieri. Evidentemente, la libera circolazione delle persone praticata finora non è riuscita a soddisfare le necessità di manodopera dell’economia, visto che il rapporto evoca già oggi una carenza di manodopera qualificata.  

Statalizzare e centralizzare

Diverse misure menzionate nel rapporto partono certamente con buone intenzioni, ma sarebbero dovute essere prese da molto tempo, perché evidenziano delle evidenti disfunzioni nel nostro sistema di formazione, per esempio a livello di corsi di formazione e di studio. Altre misure non sono che degli slogan la cui utilità pratica è dubbia. Per esempio, una qualifica più elevata non costituisce necessariamente una migliore opportunità sul mercato del lavoro. In realtà, molti salariati svizzeri anziani si sentono dire oggi che sono sovraqualificati. Il fatto è che le imprese preferiscono assumere dei giovani stranieri che costano meno. Certe misure dimostrano un’assenza di conoscenza della vita professionale. Nelle professioni di cura, per esempio, si potrebbe benissimo semplificare il reinserimento professionale delle donne con delle misure pratiche. Quanto alla “misura” consistente nel presentare l’amministrazione federale come un datore di lavoro esemplare, è perlomeno curiosa. Anche qui, la realtà deve essere cercata altrove: la Confederazione accorda, con il denaro dei contribuenti, dei privilegi che il settore privato non può offrire. Essa si pone così direttamente in concorrenza con le imprese private facendo aumentare il costo del lavoro.   

Altre misure mirano a riorientare la società incoraggiando, con interventi statali, certe forme di vita e di organizzazione familiare o distribuendo denaro a istituti di formazione, associazioni e organizzazioni. Molte di queste misure hanno in comune il fatto di continuare a gonfiare lo Stato realizzando delle ricette socialiste tanto costose quanto inefficaci. Il Consiglio federale non si pronuncia del resto sui costi esatti di questa operazione, il che è un’evidente lacuna in questo rapporto.

Bisogna guardarsi bene dal sovrastimare l’efficacia di queste misure centralistiche e statali. Già oggi la Svizzera registra dei risultati di punta a livello internazionale per ciò che concerne l’integrazione delle donne (compreso il lavoro a tempo parziale) e dei lavoratori anziani nel mondo del lavoro. È evidente che questa posizione non può essere rafforzata solo perché l’ordina il Consiglio federale.

UDC Svizzera

 

Berna, 19.06.2015

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