Obiettivo: reinserimento rapido e duraturo nel mondo del lavoro

Apr 5 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 242 Views • Commenti disabilitati su Obiettivo: reinserimento rapido e duraturo nel mondo del lavoro

Le statistiche della SECO ci dicono che nel mese di febbraio 2019 in Ticino c’erano 5’583 disoccupati iscritti agli Uffici Regionali di Collocamento (URC).

I dati più attendibili sono sicuramente quelli risultanti dai parametri dell’Organizzazione internazionale del lavoro, in base ai quali, nel IV trimestre del 2018, i disoccupati in Ticino erano ben 12’300. In questi numeri sono comprese tutte le persone in cerca di un posto di lavoro (anche quelle che si trovano in assistenza e che hanno esaurito le indennità di disoccupazione).

Queste cifre sono allarmanti, perché dietro a ogni numero c’è una persona senza un lavoro e, con essa, la sua cerchia familiare, confrontata anch’essa, con grandi incertezze sul futuro.

La legge sancisce che lo scopo degli URC è quello di reinserire in modo rapido e duraturo i disoccupati nel mondo del lavoro. I buoni intenti descritti sulla carta, vanno a volte a stridere con la realtà dei fatti.

Spesso la persona disoccupata si trova di fronte un collocatore inadeguato, che non comprende il disagio che ella sta vivendo. Succede che, senza mezzi termini, la persona rimasta senza lavoro, soprattutto se ha più di 48 anni, si senta dire: ”mettiti il cuore in pace, tanto non troverai mai più un posto di lavoro”.

La selezione dei collocatori va dunque sicuramente migliorata, mediante una formazione adeguata nel ramo delle risorse umane e con l’introduzione di parametri di valutazione interna/esterna (audit) sull’operato del singolo.

Fra le misure previste per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dei disoccupati, ci sono i corsi di qualificazione e i programmi di lavoro temporaneo. Nella realtà dei fatti emerge invece l’esistenza di un sistema caotico e arbitrario nel proporre queste misure, a volte decise e imposte dal collocatore, pena, le sanzioni sulle indennità.

Vi è inoltre uno scollamento fra i corsi e i programmi occupazionali proposti, con le reali necessità delle persone disoccupate. Ad esempio, persone che hanno sempre lavorato in ufficio che vengono inviate in ditte che riparano giocattoli o presso i centri della Caritas. Nulla di disonorevole, anzi, ma se lo scopo degli URC è quello del reinserimento nel mondo del lavoro, non ci siamo proprio. L’offerta di questi programmi va sicuramente migliorata e potenziata.

Da ultimo emerge una mancanza comunicazione fra i vari uffici (URC, USSI, AI). La creazione di un dossier elettronico per ogni disoccupato e la messa in rete delle informazioni risolverebbe il problema. In questo modo si potranno scovare più in fretta anche i furbetti che approfittano del nostro sistema sociale e, se a beneficio di un permesso di soggiorno, allontanarli subito dalla Svizzera.

Personalmente, ritengo che i problemi debbano essere risolti a monte e che solo la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione potrà risolvere l’effetto sostituzione che sta creando nel nostro Cantone gravi disagi nel mondo del lavoro. Tuttavia, già intervenendo sugli aspetti appena esposti potremo realmente affermare che lo scopo degli URC è stato raggiunto anche nei fatti, e non solo sulla carta.

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