O tempora, o mores! Ma di chi è la colpa?

Mar 24 • L'editoriale, Prima Pagina • 524 Visite • Commenti disabilitati su O tempora, o mores! Ma di chi è la colpa?

Eros N. Mellini

I recenti avvenimenti successi nel Palazzo delle Orsoline e relative sedi esterne dell’amministrazione cantonale – ma anche il comportamento anticostituzionale dei nostri eletti alle Camere federali, in particolare mi riferisco ovviamente al rifiuto di applicare il mandato dell’articolo 121a contro l’immigrazione di massa – non possono non suscitare nei cittadini perplessità e preoccupazione, quando non sdegno e rabbia per l’inaffidabilità di un sistema a opera di persone evidentemente non meritevoli della nostra fiducia.

Ma è il sistema a essere inaffidabile, oppure lo sono le persone che tale sistema sono chiamate a far funzionare?

Responsabilità operative e responsabilità politiche

Con le prime intendo quelle concrete di funzionari e impiegati che, consapevolmente, per propri interessi tradiscono la fiducia di chi li ha assunti. Purtroppo, gli altarini si scoprono solo quando il danno è ormai fatto, e qualsiasi provvedimento può fermare la perniciosa prassi (in quello specifico caso, ma il dubbio rimane che continui a esistere in altri e chissà quali settori, fintanto che non verrà a galla) – e ci mancherebbe altro che così non fosse – ma il danno fatto rimane. Nella migliore delle ipotesi, salta qualche testa – sempre che non venga poi riciclata, senza far troppo rumore, in qualche altro ufficio della nostra mastodontica amministrazione cantonale – spesso in odore di capro espiatorio (l’andreottiano “Pensar male è peccato, ma spesso ci si azzecca” è d’uopo), ma poi tutto finisce lì, il pubblico deve accontentarsi.

Ma il boccone più ghiotto è costituito dalle cosiddette responsabilità politiche, con le quali ogni partito si riempie la bocca e fa la maggiore cagnara possibile, strumentalizzandole al massimo per mettere in cattiva luce l’avversario facendogli perdere consensi. Questi partiti, o meglio i loro esponenti sempre in cerca di visibilità mediatica, dimenticano però un piccolo particolare non del tutto insignificante: in un ambiente politico ormai degradato al massimo come quello attuale, il pericolo che anche qualcuno dei propri armadi si apra improvvisamente facendone uscire scheletri, casse toraciche, femori, tibie, o anche solo qualche fastidiosa falange, è sempre in agguato.

Ecco allora che, quando nel Dipartimento delle istituzioni è emerso il caso dei permessi facili, tutti a crocifiggere Norman Gobbi, in particolare quel PPD il cui ministro Paolo Beltraminelli è finito poi nell’occhio del ciclone qualche settimana dopo con l’affare Argo 1 ma che, ovviamente, in questo caso ostenta una certa qual silente noncuranza. Con la differenza che, mentre nel caso di Gobbi si è assistito a un abuso di fiducia di cui lo si può eventualmente accusare solo di una mancata sorveglianza, nel caso di Beltraminelli siamo in presenza di una concreta infrazione della legge con l’assegnazione autonoma del succoso mandato ad Argo 1 e al mancato inserimento dello stesso nell’elenco dei mandati diretti. Ma questo è un discorso riservato agli organi competenti, in particolare alla magistratura.

Un apparato a dir poco fumoso

L’apparato amministrativo ticinese è a dir poco mastodontico. Oltre 5’000 impiegati a vari livelli, cui si aggiungono circa altrettanti docenti, per una popolazione di circa 350’000 abitanti. A titolo d’esempio, il canton Vallese, con una dimensione demografica pressoché analoga, ha un apparato amministrativo di circa 3’500 impiegati. Tale ipertrofia della struttura statale è dovuta a una prassi ormai secolare dell’impiego per meriti partitici, più che per reale necessità di risorse umane, una volta appannaggio dei due partiti storici, PLR e PPD, cui con il tempo si sono aggiunti dapprima il PS e in seguito la Lega dei Ticinesi. È un fenomeno che colpisce i partiti quando raggiungono una dimensione tale da entrare nel governo, dato che i posti di lavoro e i mandati da distribuire sono competenza dei singoli dipartimenti. In questo, l’UDC si salva in quanto troppo piccola. E personalmente, seppure quale membro del partito mi sia sempre battuto, e continui a farlo, per un sempre maggior sviluppo dell’UDC anche in Ticino, non nego il timore che, una volta avutene le possibilità, non finiremmo anche noi per adeguarci al sistema. Anche perché, è inutile negarlo, il sistema è ben consolidato. L’avvento della Lega ha sì inizialmente dato qualche scossone al “tavolino di sasso” ma poi, non riuscendo a rovesciarlo, anche il movimento di Bignasca ha preferito (o è stato obbligato) a rinunciare a questo intento, integrandosi nel sistema e aggiungendo qualche sedia al desco imbandito. E anche lei oggi, alletta e ricompensa i suoi fedelissimi con impieghi, mandati e posti in ghiotti consigli d’amministrazione. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, ma una sorta di ricapitalizzazione con nuovi azionisti della premiata ditta.

Alla fin fine, la responsabilità è soprattutto degli elettori

Quando un elettore vota un candidato, si suppone che lo faccia credendo in buona fede che costui manterrà le promesse fatte in campagna elettorale, che si batterà onestamente e correttamente per il bene comune, al massimo delle sue capacità. Se quindi emerge che non dispone di queste capacità o, ancora peggio, che tradisce consapevolmente il suo mandato, è chiaro che chi l’ha eletto s’è sbagliato. È inutile chiedere a gran voce che dia volontariamente le dimissioni, ammettendo così implicitamente – qualunque sia delle due ipotesi quella giusta – una realtà decisamente scomoda. La responsabilità prima – e questa è indiscutibile – è di chi, a conoscenza di questa incapacità o colpevole comportamento, RIELEGGE questi esponenti politici che imperturbabilmente si ripresentano alla prossima scadenza elettorale.

Oggi il tornado si sta abbattendo su Gobbi e Beltraminelli, ma ancora peggio si sono comportati a Berna i deputati ticinesi che hanno sostenuto la NON-applicazione dell’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa. Ma sia nell’uno che nell’altro caso, vogliamo scommettere che, se si ripresenteranno, nel 2019 saranno rieletti alla grande? E in quel caso, i cittadini che oggi insorgono sdegnati non dovranno far altro che recitare il mea culpa. Anzi, molti lo dovrebbero fare già oggi per il passato 2015 o addirittura per il 2011. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso… però è peccato.

 

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