Nuove interpretazioni e affermazioni gratuite invece di una riduzione dell’immigrazione

Feb 16 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 612 Visite • Commenti disabilitati su Nuove interpretazioni e affermazioni gratuite invece di una riduzione dell’immigrazione

Adrian Amstutz Consigliere nazionale, capogruppo UDC alle Camere federali, Sigriswil (BE)

Adrian Amstutz
Consigliere nazionale, capogruppo UDC alle Camere federali, Sigriswil (BE)

C’è grande agitazione attualmente nel campo dei partigiani di un’immigrazione senza limiti e incontrollata. Questi ambienti sono palesemente infastiditi dalle critiche suscitate dal concetto governativo per l’applicazione dell’articolo costituzionale sul controllo dell’immigrazione. Peccato che le loro asserzioni infondate, per non dire senza mezzi termini sbagliate, rimangono senza risposta. Durante questo tempo, l’afflusso di stranieri in Svizzera continua, con un’immigrazione di oltre 80’000 persone l’anno, ossia l’equivalente della popolazione della città di Lucerna.  

È Simonetta Sommaruga, presidente della Confederazione, a spingersi più lontano. In una trasmissione d’informazione della radio svizzero-tedesca del 14 febbraio 2015, ha osato affermare che il diritto di veto dato all’UE nel progetto del Consiglio federale è una conseguenza del testo dell’iniziativa e che quest’ultima esige soltanto che l’accordo di libera circolazione delle persone (ALC) sia rinegoziato. Non è quindi assolutamente in questione una rescissione.

Queste dichiarazioni della presidente della Confederazione non solo sono in contraddizione con l’evidente volontà del popolo che esige una gestione autonoma dell’immigrazione, bensì diametralmente opposte all’interpretazione esplicita del testo costituzionale da parte dello stesso Consiglio federale nel suo messaggio indirizzato al Parlamento, nonché a tutte le altre prese di posizione del governo prima della votazione. L’interpretazione del testo costituzionale è sempre stata perfettamente chiara: questa disposizione esige, al più tardi tre anni dopo l’accettazione dell’articolo 121 A CF (quindi dopo il 9 febbraio 2017), una gestione autonoma dell’immigrazione di tutti gli stranieri, quindi anche dei cittadini UE, mediante dei contingenti e la regola della priorità ai lavoratori residenti. Per raggiungere questo obiettivo, l’accordo di libera circolazione delle persone  con l’UE deve essere rinegoziato e adeguato, perché non è conforme alla nuova norma costituzionale – ciò che nessuno contesta.

Va da sé che la Costituzione federale deve essere applicata anche se l’accordo di libera circolazione non può essere adattato, sia tramite una legislazione svizzera adeguata sia, come è previsto nelle norme transitorie, mediante un’ordinanza del Consiglio federale se la legge non sarà ancora entrata in vigore dopo i tre anni, sia con una rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone. Ecco l’interpretazione e la posizione che il Consiglio federale ha sempre difeso fino a oggi.

L’errore di Simonetta Sommaruga è evidente

Le dichiarazioni di Simonetta Sommaruga, presidente della Confederazione, equivalgono a un voltafaccia. È sufficiente, per convincersene, consultare il messaggio che il Consiglio federale ha indirizzato al Parlamento nel dicembre 2012. L’interpretazione governativa vi risulta chiara come l’acqua di fonte:

“Come evocato nel cap. 3.1.3, l’ALC dovrebbe essere denunciato alla fine dei tre anni se non fosse possibile, entro questo termine, rinegoziare l’accordo per conformarlo al testo dell’iniziativa.” (pag. 296 del messaggio)

Il Consiglio federale, giudicando scarse le sue chance di riuscita dei negoziati con l’UE, nel suo messaggio arriva alla conclusione seguente:

L’iniziativa non è conciliabile con l’ALC. Con grande probabilità, in caso di accettazione dell’iniziativa l’ALC dovrebbe essere denunciato.” (page 300 del messaggio)

L’interpretazione del Consiglio federale era altrettanto chiara per ciò che concerne il suo obbligo di emanare, se necessario, un’ordinanza per imporre l’applicazione della Costituzione:

Se la legislazione d’esecuzione relativa all’articolo 121a Cost. non sarà ancora entrata in vigore tre anni dopo la sua accettazione da parte del Popolo e dei Cantoni, il Consiglio federale emanerà provvisoriamente le relative disposizioni d’esecuzione in via d’ordinanza (cpv. 2). Con ciò gli autori dell’iniziativa vogliono garantire che le nuove disposizioni costituzionali siano applicate entro un lasso di tempo prevedibile. (pagina 296 del messaggio)

Nel suo intervento del 20 giugno 2013 davanti al Parlamento, la consigliera federale Simonetta Sommaruga è andata ancora molto più lontano dichiarando testualmente (traduzione dal tedesco):

“Cosa succederà se l’iniziativa passa? Lo dico chiaro e netto: secondo il trattato, tutti gli accordi bilaterali I saranno automaticamente decaduti dopo sei mesi – è tutto ciò che si può dire oggi.“

Ma tutto ciò non vale più oggi, sembra. Considerando le relativizzazioni nel rapporto esplicativo del Consiglio federale concernente la modifica della legge sugli stranieri e le dichiarazioni sfuggenti della presidente della Confederazione, si può seriamente dubitare della volontà del governo di applicare la nuova norma costituzionale. Il Consiglio federale cerca piuttosto di sfuggire alle sue responsabilità con delle acrobazia verbali e interpretative. E dimentica volontariamente che il popolo gli ha conferito il mandato chiaro e inequivocabile di riprendere il controllo dell’immigrazione e di ridurre l’afflusso di stranieri che lo scorso anno è stato superiore alle 80’000 persone in cifre nette.

Dichiarazioni infondate dell’Unione padronale

È sorprendente constatare l’enorme risonanza che possono avere certe asserzioni totalmente infondate, quando concernono l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Tutte le critiche, per quanto assurde siano, lanciate contro la norma costituzionale approvata da popolo e cantoni, sono compiacentemente amplificate dai media. Non ci si dà neppure più la pena di riflettere, quando si tratta della “buona causa”, quindi di denigrare la maggioranza del sovrano che ha accettato l’iniziativa e drammatizzare gli effetti di quest’ultima. Il presidente dell’Unione padronale svizzera si è lanciato ieri nel giornale domenicale “Sonntagszeitung” in esercizi aritmetici la cui conclusione – naturalmente non verificabile – è che l’economia subirebbe delle perdite di oltre un miliardo di franchi a causa delle restrizioni amministrative del contingentamento. Egli pretende di aver calcolato questo risultato estrapolando le cifre della sua azienda. Resta da chiedersi perché l’Unione padronale non abbia fatto valere queste cifre in seno al gruppo di lavoro incaricato di preparare l’applicazione del nuovo articolo costituzionale, visto che faceva parte di quest’organo.

Il Consiglio federale ha effettuato i suoi propri calcoli, più differenziati, che poggiano su degli studi basati sulle esperienze fatte oggi con l’ammissione di cittadini dell’UE e quelli di Stati terzi. È incontestabile che gli oneri amministrativi provocati dall’attuale reclutamento di manodopera extracomunitaria devono essere ridotti. Le proposte governative vanno d’altronde in questo senso, per esempio per ciò che concerne la priorità ai lavoratori residenti. Il Consiglio federale arriva così a dei costi amministrativi in questo settore fra i 20 e i 100 milioni di franchi. E ciò senza contare i risparmi che potranno essere realizzati con la soppressione delle misure d’accompagnamento dagli effetti regolatori sì, ma che non saranno più necessarie. Ci si può anche chiedere, a questo proposito, dove sono sparite queste centinaia di funzionari divenuti superflui dopo la soppressione del sistema di contingentamento nel 2007. Infine, tutti questi calcoli non tengono in alcun conto i costi enormi provocati da un’immigrazione sproporzionata.  

Checché ne sia, il presidente dell’Unione padronale ha beneficiato di una grande attenzione con le sue dichiarazioni prive di qualsiasi fondamento. Sembra che attualmente tutti i mezzi siano buoni per impedire l’applicazione del nuovo articolo costituzionale. Certo è che, dicendo di tutto e di più, questo signore non ha apportato un contributo costruttivo a un’applicazione rapida della Costituzione federale e alla riduzione dell’immigrazione.

Berna, 16 febbraio 2015

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