Non tendere la mano al Varano

Dic 12 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 1169 Visite • Commenti disabilitati su Non tendere la mano al Varano

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Una sit-com degli anni novanta s’intitolava “Quei due sul varano” e aveva una sigla che diceva:

“Il varano che animaletto strano,

 non tendergli la mano… la mangerà!

 Ma quando sputa, la lingua biforcuta,

 le zampe gli vanno di qua e di là.

 Se mostri i denti, forse lo spaventi,

 Vedrai che il varano poi scapperà!”

 

L’analogia metaforica, perlomeno delle prime due righe della sigla musicale, con Michele Antonio Varano il cui caso, portato a conoscenza del pubblico dopo il suo arresto a Genova, mette in luce una miscela inverosimile di dabbenaggine, irresponsabilità e inefficienza di chi è preposto alla gestione del nostro sistema sociale.

I fatti in breve: fino allo scorso anno, Michele Antonio Varano era in possesso di regolare permesso di domicilio in Ticino, nonostante in Italia figurasse nell’elenco del Ministero dell’Interno fra i “10 latitanti più pericolosi d’Italia”. Protagonista dell’inchiesta “Montecristo” sfociata in due processi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona, gli erano stati bloccati i conti bancari in Svizzera in cui giacevano alcuni milioni di franchi. Fu prosciolto in ambedue i processi, e quindi gli furono sbloccati i conti bancari che provvide a svuotare subito dopo. Caduta in Italia l’accusa più grave di “associazione a delinquere”, e rimasta quindi solo quella di “contrabbando di sigarette”, l’astuto Varano si è ora costituito a Genova dove è stato arrestato con una prospettiva di detenzione ormai irrisoria. Questa la questione penale che, tutto sommato, non è che ci riguardi da vicino. Quello che invece è a dir poco scandaloso, è che da quattro anni il Varano era a beneficio dell’assistenza pubblica percependo un importo totale di oltre Fr 90’000, e vivendo a Lugano (Gandria) in un appartamento sussidiato.

Ora è il momento dello sdegno – peraltro del tutto giustificato – purtroppo tardivo, ma anche delle legittime domande volte a sapere dove stia l’inghippo che permette l’accadere di queste cose.

Primo: come può uno dei “10 latitanti più pericolosi d’Italia” ottenere il domicilio in Svizzera? Il buonismo imperversante obnubila a tal punto la mente dei preposti al rilascio da far loro consapevolmente dare il benvenuto a un delinquente, oppure c’è qualche sciagurato diritto dell’uomo che obbliga ad agire in tal senso anche in presenza di reati gravi, oppure ancora c’è una colpevole mancanza d’approfondimento da parte dell’autorità?

Secondo: il responsabile dell’ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, Renato Scheurer, ha affermato che “Varano aveva presentato tutti i documenti necessari per ottenere l’assistenza sociale” e che “i controlli sulla situazione penale dei richiedenti vengono fatti a monte e non sono competenza del suo ufficio”. Benissimo – si fa per dire – ma il calabrese era un personaggio ben noto alla giustizia anche in Ticino. Il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Montecristo” era stato reso noto ampiamente a mezzo stampa. Quindi ci troviamo di fronte a due alternative: o per “avere il diritto” all’assistenza basta presentare un certo numero di documenti, su cui è vietato eseguire qualsiasi approfondimento indipendentemente dalle situazioni contingenti (per esempio il possesso di milioni su conti ancorché provvisoriamente bloccati), oppure c’è, da parte degli addetti ai lavori, una totale mancanza di volontà di dare un certo valore aggiunto alle proprie prestazioni eseguendo degli approfondimenti andanti al di là della mera routine burocratica, con il pretesto che “i controlli non sono di nostra competenza”. Risultato: abbiamo teso la mano al varano, e lui se l’è mangiata. E dubito che si riuscirà a fargliela sputare. Gli abbiamo mostrato i denti (revoca del permesso C a gennaio 2013, alla quale – ma guarda un po’ – aveva interposto ricorso al Tribunale federale), ed è scappato.

Rimangono ancora alcune domande, cui verosimilmente risponderà il CdS evadendo un paio interrogazioni parlamentari:

Ci sono altri casi analoghi in Ticino o si tratta del solito caso isolato?

È possibile un inasprimento delle procedure, affinché casi simili – da intendersi come rilascio del permesso di dimora a ricercati per reati gravi, e la possibilità di costoro di attingere alle casse sociali – non abbiano a ripetersi?

Dabbenaggine, irresponsabilità o inefficienza? Qualunque delle tre alternative non fa certo onore al nostro paese.

E c’è una buona parte della Berna federale (fra cui i nostri due consiglieri agli Stati) che s’oppone all’espulsione automatica degli stranieri criminali. Avranno tutti un varano in casa?

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