Non sacrificare l’agricoltura sull’altare del libero scambio

Dic 14 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 303 Views • Commenti disabilitati su Non sacrificare l’agricoltura sull’altare del libero scambio

Werner Salzmann, consigliere nazionale, Mülchi (BE)

Il numero di aziende agricole in Svizzera è diminuito quasi della metà durante gli ultimi 30 anni (da oltre 90’000 a 52’263 nel 2016). Questo fenomeno prosegue al ritmo di oltre 1’000 perdite d’aziende l’anno. Secondo il Consiglio federale, questo cambiamento strutturale si prolungherà senza dubbio nel corso dei prossimi anni. Ma invece d’impegnarsi per un miglioramento delle condizioni-quadro dell’agricoltura produttiva, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha preferito discutere dell’estensione del libero scambio, in occasione dell’11a Conferenza ministeriale dell’OMC a Buenos Aires.

Il Consiglio federale ha pubblicato lo scorso 1° novembre la sua visione dell’evoluzione a medio termine in politica agricola. L’UDC ha già preso posizione su questo tema. È evidente che il governo ignora totalmente le realtà dell’agricoltura. Invece di concentrarsi su un miglioramento delle condizioni-quadro di cui l’agricoltura svizzera avrebbe urgente bisogno, il Consiglio federale s’impegna a livello internazionale a favore del libero scambio agricolo. L’applicazione dell’articolo costituzionale sulla sicurezza alimentare, che popolo e cantoni hanno approvato a forte maggioranza il 24 settembre scorso, sta così cadendo nell’assurdo. Perché? Perché la via imboccata dal Consiglio federale priva le aziende agricole familiari della loro base vitale, compromettendo così la produzione alimentare nazionale.

Il Consiglio federale prende ancora sul serio i desideri della popolazione?

Dei recenti sondaggi indicano che la popolazione desidera un’agricoltura basata sulle aziende familiari che portano un contributo allo sviluppo regionale, che applicano uno standard elevato in termini di protezione dell’ambiente e degli animali e che producono nella stessa misura di oggi, dunque senza passare alla produzione di massa. È chiaro per me che il Consiglio federale cerca, sopprimendo le barriere alle importazioni, di provocare un cambiamento strutturale diametralmente opposto ai desideri della popolazione e che minaccia la sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera di prodotti indigeni. Durante questa sessione parlamentare, ho messo il Consiglio federale a confronto con questa questione, e anche due colleghi parlamentari hanno deposto degli interventi critici concernenti il libero scambio agricolo. Le risposte del Consiglio federale sono scioccanti.

Il Consiglio federale vuole sopprimere i dazi doganali agricoli

Il Consiglio federale conferma che la soppressione delle barriere doganali nel settore agricolo è uno degli elementi dei negoziati condotti attualmente, in particolare con gli Stati del Mercosur. Quest’ultimi hanno annunciato fin dall’inizio delle discussioni che il livello d’apertura dei loro mercati per tutti i prodotti dipenderà anche dall’accesso ai mercati stranieri per le loro esportazioni agricole. Questi paesi sono evidentemente molto interessati a poter esportare liberamente i loro prodotti a base di carne, frutta e legumi, semi oleaginosi e cereali da foraggio, come pure il loro zucchero. Se i dazi doganali agricoli in certi settori fossero diminuiti o soppressi, l’agricoltura svizzera dovrebbe cessare la produzione di queste derrate. Ancora una volta, il Consiglio federale non difende gli interessi della nostra agricoltura produttiva. In realtà è pronto a sacrificare le famiglie contadine sull’altare del libero scambio internazionale.

Mentre il Consiglio federale negozia, la sparizione delle aziende agricole continua

Un’occhiata alla statistica delle aziende agricole svizzere fa chiaramente capire gli effetti distruttivi del cambiamento strutturale nel settore agricolo. Nel 1990, esistevano ancora più di 90’000 aziende agricole in Svizzera. Questa cifra è costantemente calata per cadere a 52’263 aziende nel 2016. Ogni anno, circa il 2% delle aziende agricole cessa per sempre di funzionare. La logica vorrebbe che, di fronte a questa evoluzione, il Consiglio federale prenda delle misure efficaci per aumentare il reddito che le famiglie contadine traggono dalla loro azienda.

Invece, che fa la ministra dell’agricoltura? Si pavoneggia a Buenos Aires sotto i riflettori della 11a Conferenza ministeriale dell’OMC, infischiandosi bellamente degli interessi dell’agricoltura produttiva elvetica.

Quanto all’UDC, essa si oppone a tutti gli impegni internazionali che minacciano le basi della produzione agricola svizzera, indeboliscono la posizione dei contadini svizzeri a livello nazionale e ostacolano la produzione alimentare nazionale.

Link verso le domande poste al Consiglio federale durante questa sessione

Domanda Marcel Dettling “Négociations sur un accord de libre-échange avec le Mercosur” (Negoziati su un accordo di libero scambio con il Mercosur): https://www.parlament.ch/fr/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20175533

Domanda Werner Salzmann “Politique agricole 22+. Le Conseil fédéral prend-il les souhaits de la population au sérieux?” (Politica agricola +22. Il Consiglio federale prende sul serio i desideri della popolazione?): https://www.parlament.ch/fr/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20175534

Domanda Toni Brunner “Exploitations agricoles. Quelle évolution?” (Aziende agricole. Quale evoluzione?): https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20175564

 

 

Comments are closed.

« »