NO Billag, il bambino e l’acqua sporca

Nov 18 • L'editoriale, Prima Pagina • 122 Visite • Commenti disabilitati su NO Billag, il bambino e l’acqua sporca

Eros N. Mellini

Un conoscente mi ha recentemente detto: „Votando SÌ all’iniziativa NO Billag, si rischia di gettare via il bambino con l’acqua sporca”. Si riferiva, naturalmente, alla drasticità della proposta, influenzato non poco dall’azione di terrorismo psicologico avviata già da mesi dal fronte contrario, secondo cui non esistono mezze misure: o NO all’iniziativa, oppure chiusura della RSI, quando non di tutta la SSR.

Un catastrofismo esagerato

Inutile dire che il catastrofismo dei contrari è tutt’altro che fondato su basi solide anzi, più ci penso e più mi sembra che sia de tutto ingiustificato. Infatti, basta pensare a tutte le reti non statali che prosperano all’estero sulla base di finanziamenti privati – a titolo d’esempio tutte le reti Mediaset in Italia – per rendere incomprensibile il fatto che la SSR non potrebbe fare lo stesso. Ovviamente, con più fatica ma, da qui a pretendere che senza il canone chiuderebbe, ce ne passa.

Garantire il “servizio pubblico”

A parte che bisognerebbe definire una volta per tutte che cosa s’intenda come “servizio pubblico” e quali prestazioni esso comprenda esattamente, il costo dello stesso, ma solo quello – sempre che sia di così vitale importanza per il paese, cosa su cui la smaccata tendenza a sinistra della SSR fa sorgere perlomeno qualche dubbio – potrebbe essere coperto dalla cassa della Confederazione con un versamento diretto. La Confederazione pagherebbe, per esempio, i costi di produzione e di divulgazione dei telegiornali, dei radiogiornali, e altri servizi quali le campagne di voto o l’informazione mirata su temi d’interesse pubblico. Tralascerei come non di pubblico interesse, e quindi non meritevoli d’essere pagate, le allocuzioni dei presidenti del Consiglio federale del 1° agosto o di Capodanno, ma ammetto che questo sarebbe un mio auspicio del tutto personale.

Il canone (eccessivo) imposto a tutti

Il canone, decisamente esagerato, reso obbligatorio anche per chi non usufruisce dei servizi della radiotelevisione di Stato, fa a pugni con la libera economia di mercato. Crea inoltre delle disparità di trattamento fra le varie regioni linguistiche, cosa di cui non sono pochi a lamentarsi in Svizzera interna. Infatti, ed è un fattore sul quale i contrari all’iniziativa, in particolare i ticinesi, fanno leva, ci si chiede perché il Ticino, con i suoi circa 350’000 abitanti – aggiungiamoci pure anche tutti gli italofoni residenti negli altri cantoni, siamo ben lungi dal raggiungere l’importanza numerica della Svizzera tedesca e della Romandia – debba disporre di due reti televisive e tre radiofoniche statali, nonché di un mostruoso apparato di oltre mille dipendenti. Non potrebbe evidentemente finanziare tutto ciò soltanto con i “suoi” canoni incassati nella Svizzera italiana, ed è quindi evidente che nel pentolone della SSR versa molto, ma molto meno di quanto riceva.

Uno stupido azzardo

Che alla SSR si concedano troppi fondi è un fatto su cui – salvo ovviamente i diretti interessati che la dirigono e vi lavorano – vede concorde una gran parte della popolazione ma, soprattutto, della Berna federale. Il governo e i parlamentari elvetici però, hanno ciò nonostante respinto la proposta di compromesso dell’UDC, ossia di contrapporre all’iniziativa NO Billag un controprogetto mirante a dimezzare l’attuale canone. Un progetto che, a mio avviso, sarebbe stato accolto in votazione popolare come la classica “lettera alla posta” e avrebbe comunque concesso alla SSR fondi più che sufficienti a garantire un servizio (pubblico e no) di qualità.

Ma no, si è preferito l’azzardo di una votazione senza alternative al SI o al NO, contando poi di terrorizzare i cittadini con scenari apocalittici, persuasi di potere in questo modo convincerli a respingere l’iniziativa. Ma la vittoria della scommessa è tutt’altro che scontata. Primo, perché non sono sicuro che gli inverosimili scenari di catastrofe paventati dagli avversari dell’iniziativa facciano presa più di quel tanto sulla popolazione, la cui fiducia nelle istituzioni è in visibile calo. Secondo, perché la prosopopea dimostrata finora dal media elettronico di Stato fa temere che una vittoria in votazione rafforzi nella SSR la convinzione di onnipotenza, per di più ormai avallata dal popolo.

Il bambino e l’acqua sporca

Per tornare al dubbio del mio conoscente con cui ho iniziato questo articolo, prima di chiederci se potremmo gettare via il bambino con l’acqua sporca, dovremmo rispondere alla ben più importante domanda: dobbiamo lavarlo il bambino? A giudicare dal successo della raccolta delle firme e anche dai discorsi della gente, sembrerebbe proprio di sì. E siccome in una votazione – specialmente avendo rinunciato al controprogetto – non ci sono possibilità di un voto condizionato (votiamo NO, ma la SSR deve…), le alternative sono solo due: con il SÌ all’iniziativa accettiamo il rischio, peraltro calcolato per non dire inesistente, di gettare via il bambino con l’acqua (molto) sporca, ma con il NO dovremo sopportare per decenni un bambino sporco e, quel che è peggio, in continuo accumulo di sporcizia.

Non so voi, ma io non ho dubbi: accetto il rischio e voterò SÌ all’iniziativa NO Billag!

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