No alle agenzie di sicurezza nelle carceri

Set 17 • Dal Cantone, Dall'UDC • 1079 Visite • Commenti disabilitati su No alle agenzie di sicurezza nelle carceri

Athos Ambrosini Presidente distrettuale UDC Bellinzonese e Valli

Athos Ambrosini Presidente distrettuale UDC Bellinzonese e Valli

Il prossimo 22 settembre saremo chiamati a votare su una modifica di legge che permetterebbe, qualora fosse approvata, la delega ad agenzie private di compiti relativi alla sorveglianza di persone.

Non si tratta di una modifica di legge da poco, in quanto dovremo decidere se concedere o no a dei privati una delle prerogative finora giustamente riservata ad agenti pubblici come poliziotti o guardie carcerarie: l’uso di mezzi coercitivi e più in generale la gestione della privazione della libertà.

Secondo il Consigliere di Stato Gobbi “Il perché della modifica di legge proposta dal Dipartimento delle Istituzioni consiste nella necessità di gestire al meglio i picchi di presenza eccezionali in ambito carcerario”, ed inoltre lui garantisce il requisito di cittadinanza svizzera per gli agenti privati ed il loro utilizzo solo in casi eccezionali.

Queste sono le promesse prima della votazione ma la realtà è ben diversa.

Difatti già lo scorso anno è stato appaltato il servizio di ronde esterne al carcere e, nel relativo concorso, era presente il requisito di cittadinanza svizzera per gli impiegati delle agenzie, un requisito però stralciato dal Tribunale cantonale amministrativo in seguito ad un ricorso.

In pratica, invece di assumere direttamente del personale ausiliario (a condizioni dignitose) per i compiti di ronda all’esterno al carcere, si è preferita una soluzione di comodo esternalizzando questo servizio a delle agenzie di sicurezza che possono impiegare anche stranieri residenti in Svizzera o frontalieri.

Il rischio concreto è che, anche nel caso in votazione, il requisito della cittadinanza svizzera possa nuovamente cadere a seguito di un ricorso; ed il signor Gobbi non può assolutamente garantire il contrario perché la decisione non sarebbe di sua pertinenza bensì del tribunale competente!
Un altro punto da chiarire è cosa si intende con “delega solo in caso eccezionali”.

Significa una volta all’anno? In tal caso si potrebbero facilmente trovare soluzioni alternative. Significa per alcuni mesi? Allora si potrebbero effettuare delle assunzioni con contratti a termine a condizioni svizzere.

Oppure è privo di significato in quanto, una volta permessa, l’eccezione può facilmente diventare la regola? Io non lo escluderei visto che spesso in passato soluzioni vendute come temporanee, provvisorie o eccezionali sono diventate stabili, durature ed ordinarie.

Infine ricordiamoci che se il cantone riesce ad ottenere un risparmio appaltando a degli esterni servizi semplici come quelli di ronda, il cui unico costo significativo è dato dalla manodopera impiegata, è perché alcune di queste agenzie applicano pessime condizioni lavorative e salariali.

Siamo quindi confrontati ad una situazione paradossale in cui lo Stato, per ottenere dei modesti risparmi, contribuisce al già grave degrado del mercato lavorativo ticinese invece di combatterlo.

Il 22 settembre dalle urne deve quindi uscire un chiaro NO in modo da far capire che questa non è la strada da seguire, che il cantone non deve incentivare il dumping salariale, e che i compiti fondamentali dello Stato non vanno svenduti per dei risparmi effimeri.

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