NO alla revisione della LRTV il 14 giugno

Mag 6 • Dall'UDC, Prima Pagina • 1012 Views • Commenti disabilitati su NO alla revisione della LRTV il 14 giugno

Natalie Rickli, consigliera nazionale, presidente dell’Azione Libertà di stampa, Winterthur (ZH)

Natalie Rickli, consigliera nazionale, presidente dell’Azione Libertà di stampa, Winterthur (ZH)

L’Azione Libertà di stampa, un’organizzazione apartitica, ha tenuto una conferenza stampa per presentare i suoi argomenti contro la nuova tassa Billag sui media. Ecco l’intervento della presidente dell’Azione nazionale Libertà di stampa, consigliera nazionale Natalie Rickli.
Durante il dibattito al Consiglio nazionale del 12 marzo 2014 sulla revisione della LRTV, avevamo proposto di rinviare il progetto al Consiglio federale con il mandato di  definire dapprima il “servizio pubblico”. Questa proposta è purtroppo stata respinta con 115 voti contro 71. Le discussioni attuali dimostrano quanto sarebbe stato importante verificare dapprima se, all’ora attuale, lo Stato abbia ancora effettivamente dei compiti nel settore dei media. Se la politica arriva a una conclusione positiva, deve allora definire in modo chiaro e restrittivo il relativo mandato di servizio pubblico. Solo in seguito si potrà regolamentarne il finanziamento.
Questa revisione della LRTV prende la strada inversa, cementando la posizione della SSR/SRG e accrescendo la dipendenza dallo Stato di qualche emittente privata. È evidente che il mandato di servizio pubblico non sarà definito più precisamente dal momento in cui il finanziamento sarà assicurato. Ecco perché questa riforma deve essere respinta.
L’Azione Libertà di stampa rifiuta questo modo di procedere. Votando NO il prossimo 14 giugno, le cittadine e i cittadini possono indicare di volere una politica mediatica liberale.

Che significa ancora “servizio pubblico” all’ora attuale?

 
La risposta a questa domanda competerebbe di fatto all’Ufficio federale della comunicazione che è responsabile degli affari mediatici. Ma questo servizio è troppo occupato a stendere il tappeto rosso alla SSR/SRG e alla Billag, per porsi delle domande fondamentali. La ministra dei media ha tuttavia costituito una Commissione federale dei media. Questa dovrebbe, a mio avviso, rispondere in primo luogo alle due domande seguenti:

  1. Quali offerte della SSR/SRG non sono già prodotte dalle emittenti private?
  2. Cosa potrebbero offrire o cosa offrirebbero i privati se non avessero più l concorrenza di una SSR/SRG finanziata dal canone? (Esempi: la rete TV 3+ voleva produrre e finanziare con fondi privati le trasmissioni “Die grössten Schweizer Talente” e “The Voice of Switzerland”, ma è stata spodestata dal rilancio della SSR/SRG finanziata con il canone).

Conclusione: non è necessario finanziare tramite il canone delle offerte di questo genere.
Per “servizio pubblico” bisogna intendere le prestazioni che lo Stato deve assolutamente produrre, ma che il settore privato non offre.
Queste distorsioni della concorrenza devono essere impedite in futuro. Lo Stato deve ritirarsi in presenza di un’offerta privata. Ed esiste attualmente un numero sufficiente di offerte, in particolare su Internet e nel settore dell’intrattenimento. Le reti della SSR/SRG possono essere diminuite e i canoni altrettanto ridotti di conseguenza. L’Azione Libertà di stampa invita la politica a lasciare più libertà al settore privato e a ridurre la burocrazia.
Per obbligare la politica a preoccuparsi seriamente della questione del servizio pubblico invece di consolidare semplicemente lo statu quo, bisogna dire NO alla revisione della LRTV il prossimo 14 giugno.
La tassa sui media deve essere respinta per le seguenti ragioni:

  • bisogna dapprima definire chiaramente cosa si deve intendere per servizio pubblico;
  • delle persone – per esempio se sono afflitte da sordità o cecità – devono pagare il canone mentre che non posseggono un apparecchio ricevente o non possono utilizzare i programmi finanziati dal canone. La tassa mediatica colpisce anche le imprese, mentre che queste non possono ascoltare la radio o guardare la televisione;
  • il progetto sottoposto al popolo è ingannevole: si tenta di adescare il pubblico con una diminuzione del canone, mentre che questa non figura nella legge. Per contro, il Consiglio federale potrà in futuro aumentare il canone di sua iniziativa e a piacimento;
  • delle emittenti private saranno ancor più dipendenti dallo Stato, perché riceveranno più denaro proveniente dal canone.

L’Azione Libertà di stampa si batte per la concorrenza e la diversità nella stampa. Per raggiungere questo obiettivo, occorre il massimo numero di media indipendenti dallo Stato tanto sul piano finanziario che a livello di contenuti dei programmi. Ecco perché il numero di reti gestite dalla SSR/SRG deve essere ridotto, il prezzo dei canoni deve essere abbassato e deve essere dato più spazio alle emittenti private.  
Questa sarà la prima votazione in politica dei media, dopo quella del 1984 concernente l’articolo sulla radio e la televisione. Oso sperare che le cittadine e i cittadini comprenderanno fino a che punto questo progetto d’imposta sia ingiustificato e ingiusto. Un NO a questo progetto darebbe un segnale importante a favore di un cambiamento di rotta nella politica mediatica svizzera e aprirebbe la via a una maggiore innovazione privata e a una minore regolamentazione statale.

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