Moltiplicatore cantonale : la barzelletta del referendum

Mag 2 • Dal Cantone, L'opinione • 878 Visite • Commenti disabilitati su Moltiplicatore cantonale : la barzelletta del referendum

Giorgio Ghiringhelli Movimento "Il Guastafeste"

Giorgio Ghiringhelli
Movimento “Il Guastafeste”

Il prossimo 18 ottobre i cittadini del Ticino saranno chiamati a votare sulla proposta di inserire nella Costituzione cantonale  due nuovi articoli  che, con il pretesto di frenare i disavanzi dello Stato, mirano in realtà a introdurre un moltiplicatore d’imposta cantonale. Questi nuovi articoli, in caso di disavanzi  oltre un certo limite, imporrebbero al Parlamento di correre ai ripari  con misure di risparmio e/o con un aumento dei ricavi e, qualora queste misure non dovessero bastare, con l’aumento del coefficiente dell’imposta cantonale.

Il nostro Governo ed il nostro Parlamento hanno già dimostrato in passato di  essere incapaci a varare incisive misure di risparmio atte a frenare le uscite, per cui è facile pronosticare che i due nuovi articoli  diverranno in realtà il cavallo di Troia che consentirà di spalancare le porte a ripetuti aumenti delle imposte. L’esempio di cosa potrebbe succedere quando uno Stato imbocca questa via ce l’abbiamo sotto gli occhi ed è l’Italia, dove l’incapacità della classe politica a frenare l’inarrestabile aumento delle spese negli ultimi decenni, con  conseguente  crescita a dismisura della  pressione fiscale, ha portato alla rovina il settore produttivo del Paese,  lasciando senza lavoro una marea di gente. Chi è pronto a correre questo rischio firmando una cambiale in bianco non ha che da votare a favore della modifica costituzionale. Chi invece, come il sottoscritto, ritiene che in caso di disavanzi sia preferibile fare il passo secondo la gamba mettendo un freno alle spese  e rivedendo i compiti dello Stato, voterà contro questa proposta.

Qualcuno potrebbe obiettare che approvare la modifica costituzionale non significa firmare una cambiale in bianco perché l’eventuale decisione del Parlamento cantonale di modificare il coefficiente d’imposta sarà di anno in anno soggetta a referendum facoltativo. In effetti nel messaggio governativo concernente la modifica costituzionale  si sottolinea che “a tutela di un’eventuale pressione al rialzo delle imposte dovuta all’introduzione di questo strumento vi è anche il controllo democratico sulle scelte di Governo e Parlamento, in quanto qualsiasi modifica del coefficiente sarà  soggetta a referendum facoltativo, ciò che mantiene  la possibilità per i cittadini di opporsi a qualsiasi modifica del sacrificio fiscale loro richiesto”.

Per chi capisce qualcosa di referendum queste affermazioni  hanno  però il sapore di una barzelletta . In effetti  raccogliere  7’000 firme  in  45 giorni per un qualsiasi referendum è un’impresa titanica. Se poi si considera che l’eventuale decisione di aumentare il coefficiente d’imposta da parte del Gran Consiglio coinciderà con l’adozione dei conti preventivi dello Stato in programma ogni anno verso metà dicembre, sarà addirittura impossibile per dei semplici cittadini  raccogliere le firme necessarie  in pieno periodo natalizio. Oltretutto per l’organizzazione di un referendum occorre investire dagli 8’000 ai 15’000 franchi : una somma che non è alla portata di tutti. Solo i grossi partiti (PLR, Lega dei ticinesi, PPD e PS) o i sindacati dispongono delle risorse umane e dei mezzi finanziari per condurre a buon fine un referendum. Ma vedo male il PS o i sindacati lanciare un referendum contro l’aumento delle imposte… Inoltre non si dimentichi che per far passare l’aumento del coefficiente d’imposta in Gran Consiglio occorrerebbe una maggioranza di almeno i due terzi dei votanti, ossia un’adesione di almeno tre dei quattro grossi partiti presenti in Parlamento. E dunque ai cittadini non resterà che aggrapparsi alla speranza che il partito rimasto solo se la senta di investire  tempo, energie e denaro per lanciare – magari ogni anno – un referendum.

 Un’altra obiezione potrebbe essere che un sistema di freno ai disavanzi comprendente un moltiplicatore cantonale d’imposta è già in vigore in tutti i Cantoni ad eccezione del Vallese e del Ticino. È vero: ma è altrettanto vero che in 17 Cantoni su 26 le spese dello Stato che superano un certo limite sono sottoposte a referendum obbligatorio. Il che significa che il Popolo,  a differenza di quanto avviene in Ticino, ha così la possibilità di bocciare certe spese (e dunque frenare il disavanzo dello Stato) senza dover lanciare un referendum . Inoltre non va dimenticato che in tutti i Cantoni, ad eccezione del Giura e di Neuchâtel, le regole per la riuscita di un referendum non sono così proibitive come quelle in vigore in Ticino. A livello nazionale la media dei giorni a disposizione per la raccolta delle firme ammonta infatti a 63 giorni, contro i 45 del nostro Cantone. La percentuale delle firme necessarie per rapporto al numero dei cittadini ammonta invece in media all’1,5% a livello nazionale contro il 3,3% in vigore da noi. Tanto per fare qualche esempio, se in Ticino occorrono 7’000 firme su 213’000 cittadini aventi diritto di voto , a Zurigo (875’000 cittadini), Argovia (405’000), Lucerna (262’000) e Vallese (208’000) , ne bastano solo 3’000.

Ecco perché crederò alla barzelletta del “controllo democratico” sull’eventuale aumento delle imposte solo  il giorno in cui anche in Ticino si introdurrà il referendum finanziario obbligatorio per le spese che superano un certo importo (una mia petizione in tal senso venne “archiviata”  dal Gran Consiglio nel marzo del 2010) e si modificheranno, alleggerendole, le regole per la riuscita di un referendum.

Nel 2005, in concomitanza con l’introduzione del voto per corrispondenza per tutte le votazioni,  provai a modificare queste regole lanciando un’iniziativa popolare costituzionale intitolata “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati” che mirava a far rientrare il Ticino nella media nazionale sia per il numero di firme richieste per la riuscita di iniziative popolari e referendum ( ad esempio abbassando il limite a 4’000 per un referendum) e sia per il tempo messo a disposizione per la loro raccolta (ad esempio aumentandolo a 60 giorni per un referendum). Ma nel 2007 l’iniziativa  – avversata dal PLR e dal PPD – venne bocciata in votazione popolare dal 50,8% dei cittadini. Uno dei principali oppositori di quell’iniziativa  fu il deputato Franco Celio, secondo il quale  agevolare la raccolta di firme significava “banalizzare” i diritti popolari.  La sua fu però una vittoria di Pirro che gli si ritorse contro. Difatti  lo scorso anno  Celio lanciò un referendum contro la decisione del Gran Consiglio di ampliare  il voto per corrispondenza anche alle elezioni comunali e cantonali. E pur raccogliendo ben 6’000 firme fece fiasco, sperimentando sulla propria pelle la poco democratica esosità delle regole vigenti in Ticino. Ricordatevene il 18 maggio !

 

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