Miracoli pre-elettorali

Nov 28 • Lettori • 689 Visite • Commenti disabilitati su Miracoli pre-elettorali

I fatti di questa settimana sembrano confermare che l’autunno politico entra nella fase calda delle tattiche pre-elettorali anche se a ruoli invertiti. Il PRL annuncia che non sosterrà l’aumento delle tasse di circolazione – in ragione di 16 milioni – un modo per sussidiare l’acquisto di veicoli elettrici. Eppure anni fa i ruoli erano inversi. L’UDC e la Lega in Gran Consiglio a criticare il progetto VEL e il PRL e i partiti storici a difesa della macchina burocratica pubblica. Ogni volta che la politica decide come spendere (o risparmiare) soldi fa scelte ben precise: aumentare le tasse per 16 milioni vuole dire toglierli alle economie domestiche ed aziendali.

Un altro episodio (d’altro canto, siamo pur sempre in fase elettorale): il PS si è accorto del problema del dumping salariale e ‘lancia la battaglia contro l’assunzione di frontalieri’ (questo il termine usato dalla stampa per titolare l’iniziativa). Visto che pure il PS si è accorto del problema le condizioni di impiego devono avere raggiunto livelli di degrado. Stando al PS paghe da fame nella prestigiosa Via Nassa – cuore dello degli acquisti di lusso in Lugano – stonano. Tanto vale ricordare che certi problemi, quando anticipati, venivano regolarmente ridicolizzati. Il risultato è servito e correre ai ripari non sarà né facile né di immediata realizzazione.

Quello che vi è di diverso rispetto a 10-15 anni fa è il clima finanziario (le tasse non bastano a coprire i costi dell’amministrazione e il divario, anziché diminuire, aumenta). Se allora chi vedeva lontano preannunciava periodi di magre, oggi – per contro – ci ritroviamo in una situazione di fatto. Innanzitutto, per correttezza verso gli elettori, PRL e PS dovrebbero spiegare il motivo di questo ritardo nell’adottare posizioni di difesa a supporto del Ticino. Chi un tempo derideva certe posizioni di risparmio o di tutela del lavoro, oggi ne fa un uso proprio. Chi un tempo riteneva certe posizioni estreme, oggi le adotta come dottrina partitica.

Che il Ticino, dal Cantone ai Comuni, dalle aziende pubbliche alle varie commissioni sparse per il territorio, debba affrontare il problema della spesa è indispensabile. Decisioni volte a tagliare quanto non necessario vanno anteposte al più facile esercizio di aumento della pressione fiscale. Non toccare le spese da un punto di vista strutturale vuole dire trasferire l’onere del benessere attuale alle generazioni future. Politicamente parlando, ci si trova di fronte ad una scelta di interesse: chi non è ancora nato non può esercitare il diritto di voto ma si troverà a dovere pagare le scelte attuali (o con tasse maggiori o con prestazioni inferiori).

Questi cambiamenti se genuini – e non frutto speculativo di pretattica elettorale –sono ben accetti. Tutto quello che può aiutare il Cantone e i Comuni a mantenere un rigore sulle finanze o a salvaguardare posti di lavoro deve trovare l’appoggio di tutta la classe politica. Detto questo, bisogna però porsi la questione sui tempi e, soprattutto, sulla bontà di tali propositi. Nei prossimi mesi si capirà se queste decisioni sono speculazione politica oppure un serio passo nella giusta direzione. Se PS e PRL hanno capito il tunnel in cui il Ticino si è imboccato ben venga. Purtroppo quando si copia non si può certo ambire ad essere il primo della classe.

CHTI

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