Merkel

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Dalla Weltwoche del 23 novembre 2017 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel
Capo-redattore Weltwoche

De profundis dappertutto, ma sempre nessuna alternativa affidabile in vista.

È stato probabilmente il mio più grande errore nei miei tre anni di redattore-capo del giornale Die Welt a Berlino, un’importante occasione mancata, peggio di un rigore sbagliato. Ancora oggi mi mangio le unghie.

Eravamo partiti in gita in sei, alcuni capi-redattori tedeschi e l’allora presidente della CDU, Angela Merkel, pronta a occupare il posto di cancelliera. Avevamo passato l’inizio della serata attorno a un bivacco presso il mar Baltico, bevendo del vino bianco. In seguito andammo a cena in un bell’albergo di campagna. Il vino rosso scorreva in abbondanza.

Già allora fui impressionato dall’assoluta mancanza di carisma di Merkel. Ma si sentiva subito che questa fisica aveva una levatura. Trovai piacevole che non avesse nulla del politico tedesco sbruffone alla Peer Steinbrück. Aveva una maniera sobria di arrivare all’essenziale. Tutto con lei sembrava semplice, logico, quasi banale.

Verso mezzanotte, i colleghi si avviarono titubanti verso le loro camere. Ci ritrovammo così soli, seduti faccia a faccia, Merkel ed io, di fronte all’entrata del bar. Io ero morto di fatica, mentre lei sembrava ben sopportare la serata abbondantemente annaffiata. Era in piena forma e voleva continuare a parlare. Evidentemente l’avevo irritata, durante la cena, chiedendole perché avesse pugnalato spietatamente alla schiena Helmut Kohl che l’aveva presa sotto la sua ala protettiva.

Per chi non se ne ricorda, l’arrivo di Merkel alla testa del partito fu accompagnato da un parricidio. L’ex-cancelliere Kohl, che aveva guidato bene la riunificazione tedesca, era bersaglio di critiche perché non voleva rendere noti i nomi degli sponsor anonimi del partito. Parola d’onore di cancelliere.

Angela Merkel, portata al governo da Kohl, lasciò la falange dei lealisti. Pubblicò anche un duro articolo contro il suo ex-capo nell’organo della CDU, la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Fu una bomba. Con un colpo di penna, l’insignificante Merkel liquidava il suo mentore e, nello stesso tempo, l’élite del partito. Le donne sono il sesso forte e hanno coraggio.

Ero affascinato dal sangue freddo dimostrato da Merkel, ma nel contempo ne ero intimorito. Si diceva che non avesse alcun principio né base. Ma non era vero. Merkel aveva notato a quel tempo il declino della vecchia guardia che attorniava il grande cancelliere. E affondò letteralmente il coltello nella carne.

Chi era dunque questa donna che mi sembrava così inoffensiva, così saggia, ma che sapeva maneggiare così bene il coltello nel combattimento ravvicinato? Quando le avevo posto la domanda concernente Kohl durante la cena, dopo qualche bicchiere di vino rosso, si era sorprendentemente lanciata in una risposta interminabile. Ne avevo concluso che le era ancora sgradito che si affrontasse pubblicamente questo tiro mancino.

Eravamo dunque seduti soli, in fine serata, in questo albergo di campagna, e Merkel mi chiese se fossi disposto ad accompagnarla al bar. Qualunque giornalista normale non si sarebbe lasciata sfuggire questa opportunità, ma erano probabilmente le due di notte, ero nuovo in Germania, e mi lasciai scappare l’occasione, cosa di cui non mi perdonerò mai. Un errore capitale, lo ammetto.

Che cosa mi è restato di questo primo incontro? Merkel ha un’enorme perseveranza. Non rinuncia mai e mantiene la calma. È costantemente sottovalutata. Fino a oggi. Non è assolutamente certo che sopravvivrà all’attuale caos governativo in Germania, ma si è già in passato trovata a terra e data per morta. Il suo predecessore, Schröder, si era perfino preso gioco di lei quando l’aveva quasi raggiunta in dirittura d’arrivo per le elezioni di dodici anni fa.

Può darsi che Merkel abbia commesso dei gravi errori, allineando così fortemente la CDU con l’SPD, per ragioni storiche e tattiche. È anche vero che la crisi migratoria l’ha sopraffatta. Nello stesso tempo, non posso immaginarmi un responsabile politico tedesco che, in quel momento, sarebbe riuscito a respingere i migranti chiudendo le frontiere o con dei cannoni ad acqua, o chi avrebbe avuto il coraggio di farlo. Merkel sarebbe stata fatta a pezzi. Non si possono capire i governi che partendo dalla storia del loro paese.

Ho spesso criticato Merkel, da un punto di vista svizzero, ma mi ha sempre impressionato perché è diversa da quei pretenziosi giganti da quattro soldi della politica tedesca che declamano costantemente dei princìpi che loro non osservano. In questa categoria di sbruffoni dalla retorica affilata c’è diversa gente, non unicamente dei politici tedeschi. Può essere il caso di Lindner, il nuovo capo della FDP, la cui posa eroica di quello che interrompe i colloqui per fedeltà ai suoi princìpi non è credibile. L’uomo si preoccupa innanzitutto, ed è suo diritto, del suo partito al quale deve la sua posizione e il suo reddito.

Ma tutti quelli che sparano adesso su Lindner dovrebbero osservare che anche l’SPD si sta defilando per puro calcolo. Le ragioni che avanza per non partecipare alla coalizione Merkel sono estremamente fragili. I compagni fanno valere astiosamente la propria interpretazione estranea alla volontà degli elettori. La realtà è che l’SPD e la CDU-CSU rimangono le forze più potenti. Obiettivamente, chi si oppone a un proseguimento della collaborazione? Al di fuori dei Verdi, Merkel è la sola che non prende la fuga.

È vero che Merkel non ha né un programma chiaro, né una linea affidabile. Ma perlomeno lo ammette. Non ha mai preteso il contrario. La sua ideologia è di rinunciare alle ideologie e di sempre fare ciò che le sembra appropriato per una maggioranza, in funzione delle circostanze. E non è il peggio. Anche con la sua politica d’accoglienza, in un primo momento era in sintonia con un mucchio di gente. Finalmente, i cattivi Tedeschi ridiventavano i buoni. Certo, più tardi si sono svegliati con la bocca impastata, ma non la maggioranza.

Non dico che la cancelliera incarni l’ideale di un capo di governo. Ma è più onesta dei suoi potenziali partner di coalizione che fanno finta di avere delle solide convinzioni. Può darsi che questo caos e queste effervescenze siano attualmente necessarie a Berlino. La Germania è più complicata di quanto appaia all’esterno, e la soluzione Merkel è stata il risultato di tutte queste contraddizioni tedesche. Nessuno è insostituibile, ma continua a non vedersi un’alternativa più affidabile.

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